RECENSIONI
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Lo storico allestimento del 1913 di Aida

riproposto all'Arena di Verona

 

Verona, 16 agosto 2014. Nel mese di agosto all'Arena di Verona è stato riproposto lo storico allestimento di Aida del 1913, basato sui bozzetti originali di Ettore Fagiuoli.Lo spettacolo è di formazione classica che tanto piace al pubblico dell'Arena, soprattutto i tedeschi abituati a continue trasposizioni. In effetti, si deve affermare che questa è la produzione più azzeccata e precisa del capolavoro verdiano più longeva dell'anfiteatro (1982). Tante riprese non ne hanno scalfiti sia il valore simbolico sia la bellissima visione, e a chi volesse rilevare la troppa classicità, è plausibile rispondere che a fronte di tante insulse produzioni, spesso per vanità registica, ben venga la tradizione espressa da quest'allestimento.

La regia di Gianfranco De Bosio si attiene ai principi del classicismo, senza particolare inventiva ma neppure strampalate invenzioni, pertanto è godibile nel suo ambiente tradizionale ed ancor oggi affascinante nei richiami egizi riscontrabili nei costumi che si rifanno anch'essi ai bozzetti originali. Ancora apprezzabili le coreografie di Susanna Egri.

Dirigeva Daniele Rustioni con sapiente dinamismo e sicura tecnica. Giustamente egli non si sofferma su particolari sfumature o accenti che all'aperto non sarebbero udibili e non apprezzati, ma tiene in pugno l'intera partitura con decisione e calibrata drammaticità, sfoderando colori e vibrazioni orchestrali di particolare rilievo, anche perché assecondato da un'orchestra attenta e sufficientemente precisa.

Monica Zanettin, Aida, si faceva valere per il canto spianato e una mezza voce molto interessante pur non essendo dotata di qualità timbriche particolari, ma la zona di passaggio non è del tutto risolta e gli acuti sono sovente forzati; il personaggio era ben tracciato e nel limite cercava accenti appropriati. Marco Berti era invece un Radames sui generis, cantato sempre forte come a dimostrare potenza, che di suo non ha considerato che tale stile porta a sfasamenti senza raffinatezza. Del tutto estraneo al fraseggio e all'accento nel duetto finale evidenziava problemi d'intonazione.

Meglio la prova di Anita Rachvelishvili, la quale interpretava un'Amneris vibrante ed ieratica. La voce è molto bella e generalmente ben amministrata, tolto qualche abuso del registro di petto nei momenti enfatici, ma il personaggio era centrato e ben interpretato, tuttavia qualche acuto non era ben rifinito. Marco Vratogna, pur nella grossolanità del canto era sufficientemente musicale ed espressivo. Dei due bassi, migliore il Re di Andrea Mastroni nella sua esemplare correttezza, rispetto al Ramfis di Dmitry Beloselsky dotato di bella voce ma usata con monotonia e poco controllo. Bravi il messaggero di Riccardo Botta e la sacerdotessa di Anna Malavasi.

Una particolare menzione per la bella prova del Coro diretto da Armando Tasso.

Lukas Franceschini

2/10/2014

Le foto del servizio sono di Ennevi.