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“Il Risorgimento, l'Europa, la Polonia. Tra mito e realtà”

giornata di studio all'Accademia Polacca di Scienze di Roma

Giuseppe Garibaldi in un dipinto di Domenico Russo

Volgendo al termine l'intensissimo anno di celebrazioni del centocinquantesimo dell'Unità non poteva mancare, in tale circostanza di significativa rilevanza storico-ideologica e di puntuali riconsiderazioni culturali, l'apporto della comunità scientifica polacca, poiché la Polonia fu una protagonista delle battaglie europee per l'indipendenza. Proprio nella prospettiva di scambio di esperienze e comunanza di vicende è apparso particolarmente denso di risultati l'incontro su “Il Risorgimento, l'Europa, la Polonia. Tra mito e realtà”, svoltosi il 17 novembre nella prestigiosa sede romana di Palazzo Doria Pamphilj che ospita la Polska Akademia Nauk.

Soldati, artisti, intellettuali, i fuorusciti giunsero nella penisola da quella lontana terra dell'est per schierarsi con gli oppressi, spesso condividendone il destino infausto; nel 1848 Mickiewicz organizzò la Legione polacca per affiancare gli italiani nella guerra contro l'Austria partecipando alla leggendaria “Primavera delle Nazioni”. Ma non fu questo l'unico episodio, come hanno ricordato gli storici Krystyna Jaworska dell'Università di Torino e Leszek Kuk, direttore della sede romana dell'Accademia, che hanno segnalato le diverse modalità della collaborazione italo-slava a metà Ottocento. Da parte loro i patrioti italiani non mancarono di affratellarsi ai polacchi; lo testimonia Mercantini allorquando glorifica “i nomi immortali Nullo, Lencisi, Bechi e di altri italiani morti combattendo in Polonia” in un osannante componimento. Sull'immagine romantica e foscoliana dell'esule politico che dalle remote contrade situate tra Baltico e Carpazi giunge sulle coste mediterranee, la fantasia di poetesse e narratrici si scatena, culminando nel 1846 nel romanzo “Adelina” firmato dalla nobildonna palermitana progressista e protofemminista Rosina Muzio Salvo (opera sconosciuta, questo lungo racconto di sapore ortisiano, è stato chiosato da Rita Verdirame). Paradigmatica della circolazione di idee e progetti tra letterati è la circostanza che tra i corrispondenti delle scrittrici siciliane ci fosse il cosmopolita Tommaseo, che un' eminente studiosa della memorialistica ottocentesca qual è Anna Tylunsinska ha indicato tra i più convinti e costanti assertori del concetto di fratellanza dei popoli.

Rosina Muzio Salvo di Pietraganzili

“Santa e sublime Polonia”, sorella ribelle combattente “qui porte en son sein les germes d'un monde” scriveva Mazzini. Se il pensatore genovese è il nome simbolo del Risorgimento, se particolarmente gravida di implicazioni politiche e ricadute nell'immaginario collettivo popolare è l'azione di Pio IX e Leone XIII (dei due pontefici hanno discusso Piotr Podemski e Andrea Ciampani), il vero mito eroico dell'Unità è senz'altro Giuseppe Garibaldi, illustrato nei suoi risvolti pubblici e privati dalla discendente Annita Garibaldi, studiosa dei documenti meno accessibili e depositaria di un patrimonio di narrazioni familiari. Icona della storia d'Italia, Garibaldi si posiziona al centro di una produzione ordita di poesie, novelle, cronache e aneddoti, impregnata di immagini oscillanti tra il repertorio biblico (novello Mosè), le figurazioni classiche (Achille ne è il prototipo) e la santificazione (“vinni Aribaldi lu libiraturi/ ca la Sicilia fu libira arreri” esulta un anonimo verseggiatore siciliano). È anche questo la letteratura del Risorgimento, agiografica per i combattenti vincitori e per i martiri, la cui morte non si identifica con la sconfitta ma costituisce impulso fecondo e sacrificio esemplarmente pedagogico che attiva l'ideale di patria e libertà. Ricordi e martirologi – esplorati nelle pregnanti analisi di Silvia Tatti, Fulvio Conti e Maurizio Ridolfi – si snodano secondo i parametri della retorica del sacro, applicano una liturgia intesa a perpetuare la memoria del patriota caduto perseguendo un fine di propaganda delle parole d'ordine unitarie e postunitarie. Alberto Banti addirittura ha individuato l'elemento culturale cruciale del concetto di nazione nella «retorica cristologica e martiriologica del nazionalismo italiano risorgimentale e post-risorgimentale». La lettura mitografica del Risorgimento è senz'altro fuorviante e falsificatrice può tuttavia essere utile per rintracciare il filo rosso della costruzione di quella “strana nazione senza Stato” che era l'Italia.

Rita Verdirame

21/11/2011