Gianfranco Jannuzzu in
Girgenti amore mio…
Classe 1954, Gianfranco Jannuzzo è un attore molto noto al grande pubblico, sia per la sua attività cinematografica che per quella televisiva. Originario di Agrigento, ma trasferitosi giovanissimo a Roma, non ha mai però allentato i suoi rapporti e la sua frequentazione con la città natale, che viene dunque a configurarsi come una sorta di humus dal quale la sua comicità sciolta e garbata, pur se polemica e incisiva, attinge continuamente nuovi spunti e tematiche.
Ospite della stagione 2010-2011 del teatro Brancati di Catania con lo spettacolo Girgenti amore mio…, scritto insieme ad Angelo Callipo, Jannuzzi ha offerto al numeroso pubblico presente nella sala dell'ABC un gradevolissimo monologo, nel quale è riuscito a eviscerare in buona parte la complessità dell'animo siciliano, fatto di spettacolari contraddizioni, ermetico nei sentimenti, teatrale nelle manifestazioni della vita sociale, dolente e ridanciano; in una parola, contorto come l'olivo saraceno di Pirandello, ma nei pressi del quale ancora Montalbano, ultima creatura di un pirandellismo ormai insinuatosi nel sangue siciliano, si ferma spesso a riflettere.
Jannuzzu ha anche evidenziato il ruolo del mare, presenza che tutto pervade del cuore dei siciliani, simili in questo ai nostri antenati greci, preda del più nero sconforto quando da soldati erano costretti a marciare per zone dalle quali non si poteva scorgere l'immensa distesa d'acqua. Il mare come fuga, ma anche come timore, come compagno discreto di solitarie riflessioni.
Ilare e pungente, malinconico e sardonico, Jannuzzu ha dipanato la sua Girgenti senza risparmiarle bonari rimbrotti, ma in maniera sempre elegante e disinvolta, non scadendo mai nella rozza e grossolana comicità meridionale nemmeno durante le sue frequenti incursioni nel dialetto, la cui vis comica è stata sempre priva di quell'ostentato gusto per la battuta reiterata fino alla nausea che affligge tanti comici nostrani.
La sua ottima dizione, unita ad una notevole padronanza del palcoscenico e ad una tecnica attoriale di tutto rispetto, ha reso ancor più fluido e godibile lo spettacolo, grazie anche all'essenziale ma incisiva regia di Pino Quartullo, alle belle scene di Salvo Manciagli, riproducenti un tipico spaccato paesaggistico agrigentino, e alle musiche di Francesco Buzzurro.
Particolarmente suggestiva è stata la rivisitazione della festa di San Calogero, il santo “nero” di Agrigento, che ha dato spunto a Jannuzzu, commentandone il folklore e le varie fasi, di slargare il suo discorso a considerazioni di ordine più generale, piegando meritoriamente la comicità alle esigenze di valori etici e civili universali.
Giuliana Cutore
20/2/2011
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