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Over the rainbow
È ormai consolidata, piacevole abitudine che l'ultimo scorcio delle vacanze natalizie venga allietato, al Piccolo Teatro di Catania, dalla versione scenica di una fiaba per i più piccoli: alla quale assistono, ora silenziosi ora partecipi e battaglieri, nugoli di frugoletti, accompagnati da nonni, genitori, parenti ed amici, tutti irresistibilmente attratti dal fascino degli spettacoli che Gianni Salvo, mago della scena di via Ciccaglione, puntualmente assicura ai suoi spettatori.
È oltre l'arcobaleno che, quest'anno, si è soffermata l'attenzione di Domenico Carboni, che ha ridotto per le scene Il mago di Oz (The Wonderful Wizard of Oz), il romanzo di Frank Baum pubblicato nel 1900 e reso celebre, nel 1939, dal film di Victor Fleming, protagonista un'indimenticabile Judy Garland. Ma è in un'atmosfera poeticamente onirica che Gianni Salvo immerge la vicenda: da un sipario di poveri stracci prende infatti le mosse una vicenda ricca di peripezie ed imprevisti, a cominciare dal violento temporale che trasporta Dorothy e il cane Toto proprio lì, oltre l'arcobaleno, dove atterra uccidendo involontariamente la Strega cattiva dell'Est. Ed è un'autentica battaglia tra gli elementi e, come sempre accade nelle fiabe, tra il bene e il male, quella che la bambina deve imparare a gestire e risolvere. Seguendo la strada dei mattoni gialli, infatti, tenterà di raggiungere la città di Smeraldo, dove vive il Mago di Oz, che potrà forse aiutarla a ritrovare la strada per ritornare nel Kansas. A questo lungo, avventuroso viaggio iniziatico progressivamente si associano altri personaggi: uno Spaventapasseri in cerca di un cervello, un Uomo di latta, che vorrebbe avere un cuore, e infine un Leone codardo, privo di coraggio. Tutti destinati ad essere gratificati dal Mago, ma solo dopo aver liberato il mondo dalla cattiveria della Strega dell'Ovest, oltraggiata dalla prematura scomparsa della sorella dell'Est e, soprattutto, desiderosa di mettere le mani sull'ambita eredità, le scarpette d'argento che fanno la fortuna di Dorothy.
Il percorso immaginato da Carboni è punteggiato, come sempre, da sapidi giochi di parole, filastrocche e calambours, deliziosi songs che ispirano la migliore vena musicale di Pietro Cavalieri, abilissimo prestigiatore delle più agguerrite avanguardie del Novecento, snocciolate con creatività ed humour impagabili: lo swing di Leonardo, il leone codardo, conta tra i vertici dello spettacolo. Al quale danno un contributo fondamentale Tiziana Bellassai, una Dorothy lontana dalla maniera ed anzi simpatica, spigliata, deliziosamente coinvolta nel gioco; Nicola Alberto Orofino, tonante nei panni del Sindaco del paese dei Mangioni e ironico Leone; ed Ezio Garfi, che prima è terrificante Strega malvagia dell'Ovest e poi comprensivo Mago di Oz, un amabile vecchino pronto ad aiutare chi soffre. Accanto a loro si disimpegnano efficacemente Giuseppe Carbone, arrugginito Uomo di latta, e Carmen Panarello, uno Spaventapasseri rigidamente impagliata: tutti abbigliati con fantasia ed inventiva da Oriana Sessa – che firma anche la scena – con costumi che suscitano lo stupore e la meraviglia del pubblico.
Dell'abilità di Gianni Salvo nel mettere in scena questi testi è forse inutile dire, tale è la maestria accumulata nei tanti anni in cui il Piccolo Teatro si è specializzato negli spettacoli per ragazzi. Qui basterà forse aggiungere che là, sulle nuvole, oltre l'arcobaleno, dosa con perfetto equilibrio cervello, cuore e coraggio: autentiche, irrinunciabili bacchette magiche con cui trasforma l'incanto delle fiabe nella magica realtà del teatro.
Giuseppe Montemagno
10/1/2009
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