RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


Se chiusa in gabbia….

Edita Gruberova ed Elina Garanca

L'anno 2011 è incominciato a Barcellona con il concorso internazionale di canto Viñas, di cui va rilevato il buon livello dei finalisti nel loro insieme, il primo premio al soprano statounitense Tamara Wilson (straordinaria), ma anche due tenori sudamericani, il guatemalteco Mario Chang (interessante ma di tecnica e fraseggio ancora da perfezionare e rifinire, eppure ha vinto anch'esso il primo posto) e il brasiliano Atalla Ayan (di notabile disinvoltura e tecnica e stile, a parte il perfetto spagnolo sfoggiato nelle arie di zarzuela che gli valeva il premio in questo genere, oltre quello del secondo posto) e, per la prima volta (in anteriori occasioni era stato dichiarato deserto) il premio opera francese in memoria della grande Victoria de los Ángeles al soprano spagnolo Cristina Toledo.

L'aspetto schiettamente operistico al Liceu è costituito essenzialmente, a gennaio ma anche con qualche recita nel mese prossimo, da una nuova e attesa messinscena della difficile Anna Bolena donizettiana. Il regista catalano Rafel Duran non entusiasmava con la sua proposta, compresi dei molesti corvi (già, della Torre di Londra, ma più vicini a una certa gazza ladra), un paio di ballerini durante la prima romanza di Smeton (come cavoli a merenda), due magnetoscopi (manipolati dai detti corvi) che simulavano l'occhio del potere e che vi facevano vedere, tra l'altro, un povero pesciolino in ambasce. Certo, i tre piani in cui veniva diviso il palcoscenico (in forma di gabbia più o meno d'oro), alcune idee delle luci e quella trappola che si chiude sulla protagonista erano più interessanti.

È noto che Edita Gruberova costituisce un mito per una stragrande maggioranza del pubblico di Barcellona, ma così come non sono il suo forte i maestri che predilige (unica eccezione uno Stefan Anton Reck annunciato da tempo ma che era in Italia a dirigere Tannhäuser – spiegazioni ulteriori non sono state fornite, ch'io sappia), e appunto Andriy Yurkevych veniva buato da alcuni (esagerati, perché l'orchestra non suonava mala, benché quel che veniva fuori aveva più di rossiniano stanco, se una cosa del genere fosse possibile), dovrebbe riflettere sulla convenienza di avere a che fare con un ruolo e una tessitura che non sono stai mai ideali per le sue caratteristiche vocali. Il dominio della tecnica è ancora imponente, ma i problemi nel centro e soprattutto nel grave (si fa per dire, latita: al suo posto c'è una strana voce qualche volta parlata e in altri momenti quasi afona) che adesso si aggiungono a dei portamenti a non finire e a un'emissione alquanto artefatta dell'acuto che non ha più la baldanza né la freschezza o la precisione di prima, cospirarono sì che il suo solito grandissimo livello arrivasse solo alla fine (naturalmente, più per ‘Al dolce guidami' che per la cabaletta successiva di chiusura). Accanto a lei brillava la voce rigogliosa e la figura affascinante (ma troppo riservata sul piano dell'espressività, al punto che sembrava con lei di essere in concerto) di Elina Garanca nei panni di Seymour. Molto bravo il Percy di Josep Bros (meritata ovazione nella seconda e più difficile delle sue arie), che ricordava anch'esso il lontano avvio di una grande carriera nel 1992 accanto appunto alla Gruberova che debuttava il ruolo, come anche bravo Carlo Colombara (Enrico), benché mancasse al personaggio un'autorità ‘regale'. Sonia Prina era uno Smeton esemplare e il coro preparato da José Luis Basso sfoggiava, come al solito, una forma smagliante.

Jorge Binaghi

1/2/2011

Le foto del servizio sono di Antonio Bofill.