| La Baronessa di Carini al cortile Platamone di Catania
Il 4 dicembre del 1563, Don Cesare Lanza, conte di Mussomeli, barone di Trabia e di Carini, pretore di Palermo, uccide la trentatreenne figlia Laura, sposata con Vincenzo La Grua Talamanca. Causa dell'eccidio sarebbe stata l'infedeltà della donna che manteneva una segreta tresca amorosa con il cugino Ludovico Vernagallo. A causare la tragedia, secondo una certa tradizione, fu il marito che, lagnandosi per l'onore offeso con il suocero, da quest'ultimo ottenne soddisfazione. Secondo un'altra tradizione il delatore fu un certo frate Arcangelo, il quale respinto dalla donna per vendetta avrebbe riferito al padre della sua relazione con il Vernagallo.
La vicenda, avvenuta nel castello di Carini, ha dato poi luogo nei secoli alla nascita di ballate, popolari, poemetti e racconti come quello particolarmente gradevole di William Galt, nome de plume del celebre letterato palermitano Luigi Natoli, dedicato alla triste storia della nobildonna siciliana e ripubblicato da Flaccovio in una elegante edizione nel 1987.
Il musicista agrigentino Tony Cucchiara, ispirandosi alla morte violenta dei due amanti (Paolo e Francesca in versione sicula) diede vita nel 1980 ad un Musical che venne rappresentato con notevole successo al Teatro Stabile di Catania con la regia di Giuseppe Di Martino e con la partecipazione di attori come Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina, Anna Malvica, Leonardo Marino, Miko Magitro e altri.
Martedì 12 luglio, nella splendida ed incantevole cornice del cortile Platamone di Catania, ha avuto luogo la ripresa del Musical, che più che ispirarsi al fatto cruento vero e proprio, trae spunto dal testo «ricomposto» da Salvatore Salomone Marino nel 1870 in ottave siciliane e tramandatoci dalla tradizione orale popolare, con tanto di discesa agli Inferi del Vernagallo che chiede al diavolo in persona di poter conferire con la propria amata.
L'eccellente regia di Angelo Tosto ha saputo cogliere con bravura gli aspetti certo più appassionanti e folcloristici della storia, evitando banali cadute nella dolciastra storia d'amore e puntando più sull'aspetto psicologico e di costume dell'omicidio e del posteriore rimorso paterno. Molto suggestive e attraenti le scene di Salvo Manciagli, ingegnosamente integrate dai quasi fiabeschi e straordinari costumi ideati dal compianto Giuseppe Andolfo.
Buona sia la resa scenica che canora dei protagonisti Annalisa Cucchiara (La baronessa di Carini), Graziano Galatone (Ludovico Vernagallo), Angelo Tosto (Don Cesare Lanza di Trabia) e dei divertentissimi Barbara Gallo (Santa Mommina) e Giampaolo Romania (San Pietro). Di buon livello anche le prestazioni di Toni Lo Presti (Frate Giuda), Giacomo Buccheri (marito), Adriano Bella (cantastorie), Enrico Sortino (Padreterno). Un plauso particolare ad Yvonne Guglielmino (giullare) che ha saputo arricchire lo spettacolo con le sue eleganti movenze e con la sua intensa mimica facciale.
Giovanni Pasqualino
14/7/2011
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