L'Incidente
di Luigi Lunari
inaugura la stagione 2009-2010 del Teatro Brancati

Il 28 ottobre il Teatro Brancati di Catania ha inaugurato la stagione 2009-2010 con L'incidente, una commedia brillante di Luigi Lunari, poliedrico e affermato autore teatrale e traduttore, che ha al suo attivo numerosi successi. Rappresentata per la prima volta a Milano, al Teatro Odeon, nel 1967, è stata riproposta come pezzo d'esordio della nuova stagione da Tuccio Musumeci, direttore artistico del Brancati e attore di punta del ricco cartellone, che vedrà tra l'altro la ripresa di due grandi successi del teatro musicale, certamente ancora vivi nella memoria del pubblico catanese: Piccolo Grande Varietà, che l'anno scorso ha registrato uno strepitoso successo al Brancati, e Concha Bonita, su musiche di Nicola Piovani, in cartellone qualche anno fa per lo Stabile di Catania. Tra gli altri titoli vanno senz'altro ricordati Sogno di un Valzer, tratto da un romanzo di Vitaliano Brancati, Col piede giusto di Angelo Longoni, con protagonisti Amanda Sandrelli e Blas Roca Rey, e Classe di Ferro di Aldo Nicolaj, con Tuccio Musumeci, Marcello Perracchio e Alessandra Cacialli. Un cartellone di tutto rispetto, insomma, che denota da un lato la sicura competenza del direttore artistico, e dall'altra la volontà di colmare quei vuoti teatrali, e ci riferiamo soprattutto alla commedia brillante e agli autori meno esplorati del panorama contemporaneo, che il pur ricco ma tradizionale programma dello Stabile non prende in considerazione, privilegiando scelte più classiche o più regionalistiche.
E questo intento il folto ed entusiasta pubblico del Brancati, sempre più numeroso, ha mostrato certamente di gradire, tanto è vero che la direzione ha ritenuto necessario aumentare i turni, per far fronte alle esigenze di coloro che, amanti del teatro, reputano tuttavia che esso non possa esaurirsi solo nella fruizione di un repertorio consueto e sin troppo frequentato dalle grandi compagnie.
L'incidente di Lunari è invece una gustosa ed ironica commedia degli equivoci che, partendo da un'occasione banale e al tempo stesso grottesca (la moglie di un impiegato di banca che perde le mutande durante una cerimonia ufficiale affollata da direttori, politici e vescovi), sviluppa una sottile ma acre e corrosiva satira sociale, mettendo in ridicolo l'ipocrisia di tanti borghesi perbenisti che, veri e propri sepolcri imbiancati di farisaica memoria, coprono i loro vizietti dietro paroloni roboanti, ostentazione di buoni sentimenti e patriottismi a buon mercato.
Tuccio Musumeci, nei panni del ragioniere Martelli, ha sfoggiato la sua consueta verve comica, arricchita da una mimica a tratti davvero esilarante, non disgiunta da una buona dose di misura scenica e di tecnica teatrale che imprime alla sua recitazione uno stile personalissimo, evitandogli le purtroppo frequenti cadute nel caricato di tanti attori comici.
Concita Vasquez, la signora Martelli, ha validamente spalleggiato Musumeci, offrendo una recitazione disinvolta e scoppiettante, ben in linea con il personaggio della moglie belloccia, un po' svampita ma sinceramente affezionata al marito.
Bravi anche i comprimari, da Agostino Zumbo, il capufficio Scotti, moralista con pruriti inconfessabili, a Carmela Buffa Calleo, la signora Scotti, borghese con la puzza sotto il naso e tutta compresa del suo ruolo di moglie di un dirigente bancario. Una buona prova hanno dato anche Salvo Scuderi, Elisabetta Alma e Giovanni Santangelo, mentre un plauso particolare va a Egle Doria e Maria Rita Sgarlato, nei panni di due squillo ben organizzate e tecnologizzate, ruolo che hanno reso con grande brio, duettando allegramente con Musumeci e Zumbo. Infine, Marcello Perracchio, nei panni di un onorevole ampolloso e roboante, ha mostrato una vis comica e una mimica esilarante che il suo consueto ruolo di burbero medico legale alle prese con Montalbano non avrebbe mai lasciato sospettare al grande pubblico.
La regia di Giuseppe Romani, equilibrata e tradizionale come le scene e i costumi di Giuseppe Andolfo, ha fatto da degna cornice alla commedia, alla quale il pubblico in sala ha tributato più volte calorosi applausi a scena aperta.
Giuliana Cutore
31/10/2009
La foto di scena è di Giuseppe Messina
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