Ripensare la storia
Senza Hitler
di Edoardo Erba

Carla Cassola e Andrea Tidona
Mercoledì 24 febbraio, per la stagione 2009-2010 del teatro Brancati, è andato in scena Senza Hitler di Edoardo Erba, una pièce incisiva e graffiante, in linea con la poetica del noto commediografo contemporaneo, la cui vena satirica e dissacratoria riesce sempre ad offrire al pubblico lavori di grande ed originale impatto scenico. Cosa sarebbe accaduto a Hitler se, ad un certo punto della sua vita, avesse imboccato uno snodo temporale diverso da quello che la storia della Germania ci ha tragicamente mostrato? Quale assetto politico avrebbe avuto l'Europa? Ma soprattutto, quale sarebbe stata la vicenda esistenziale del Füher? Dove sarebbero andati a parare la sua paranoia omicida, il suo delirio razzista, e tutte le scempiaggini destituite di ogni fondamento che hanno fatto versare oceani di sangue a tutto il mondo?
Eccolo Hitler che ha perso, senza saperlo e senza poter mai saperlo, il suo personale appuntamento con la storia del Novecento: un mediocre pittore, nevrotico, delirante, assediato dai debiti, ridotto a tiranneggiare una povera mentecatta, naturalmente di nome Eva Braun, che diventerà alla fine sua moglie, schiava della follia del marito al punto da prendere per oro colato tutte le sue scemenze. Un ometto da due soldi, assediato da un Eichmann in veste di funzionario di polizia, che non vuole dargli il visto di uscita per l'Italia, e da una giornalista alle prime armi di nome Anna Frank.
Una girandola grottesca, surreale e amara al tempo stesso, che la scarna ed essenziale regia di Armando Pugliese ha evidenziato con pochi ed incisivi elementi, con una recitazione secca e nervosa, non priva però di rimandi espressionisti, coadiuvata dai colori gelidi sia delle luci di Domenico di Gesù che dalle scene e dai costumi di Andrea Taddei.
 Andrea Tidona, nei panni di Hitler, ha recitato con sanguigna energia, rispettando con ottimo intuito teatrale il klimax di follia che condurrà al grottesco e polisemico finale, dove tutti i nomi dei personaggi verranno finalmente svelati. Ottima anche la prova di Barbara Giordano nelle vesti di Anna, giovane giornalista di buona famiglia, sconcertata, spaurita e talvolta affascinata dall'ambigua personalità di Hitler. Gelido e distaccato Giovanni Carta, il sergente, che ha ben incarnato lo stereotipo del burocrate ottuso e gretto, ma sempre accomodante, buono per ogni sistema di governo sotto qualunque latitudine. Un plauso particolare infine a Carla Cassola, la cui ottima mimica ha dato un'immagine quanto mai efficace di Eva, donna succube per vocazione e tesa alla spasmodica ricerca di un carnefice, bersaglio privilegiato della casalinga follia sanguinaria di un Hitler ridotto ad un poveraccio in vestaglia e ciabatte.
Giuliana Cutore
28/2/2010
Le foto del servizio sono di Giuseppe Messina.
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