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Un Siciliano a Parigi
inaugura la Stagione 2010-2011 del Teatro Brancati di Catania
Concita Vasquez, Massimo Leggio e Tuccio Musumeci
Mercoledì 27 ottobre il Teatro Brancati di Catania ha inaugurato la stagione 2010-2011 con Un siciliano a Parigi, una gradevole e rutilante commedia tratta dal celebre Il sistema Ribadier di Georges Feydeau, del 1892, liberamente trasposta e riadattata dal versatile Romano Bernardi.
Classica commedia degli errori, imperniata sul triangolo marito-moglie-amante, Un siciliano a Parigi ha dato modo a Tuccio Musumeci, nei panni di Aristide Tomaselli, di dar prova ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, della sua irresistibile vis comica, che i lunghi anni di carriera sembrano non aver intaccato minimamente. Agilissimo e frizzante, Musumeci è stato il vero e proprio mattatore dello spettacolo, dosando accuratamente le battute e sfoggiando una mimica sempre incisiva, che il numeroso pubblico intervenuto ha mostrato di apprezzare pienamente, tributandogli più volte applausi a scena aperta.
Concita Vasquez, nei panni di Angela Ribadier, moglie ingenua e sdolcinata, ha confermato le sue doti di attrice brillante e poliedrica, sia nei duetti con Musumeci, che in quelli con Massimo Leggio, nel ruolo di Massimo Ribadier, il marito eponimo che ipnotizza la moglie per correre dalla focosa amante.
 Concita Vasquez, Massimo Leggio e Agostino Zumbo
Valida anche la prova di Agostino Zumbo, nei panni del vinaio Savinet, marito cornuto ma pirandellianamente accomodante finché le corna sa di averle soltanto lui, la cui recitazione irruenta e sanguigna, qua e là stentorea, si è però talvolta rivelata un po' sopra le righe. Bravi i due giovani attori Egle Doria, nei panni di Sofia, la cameriera di casa Ribadier, e Claudio Musumeci, l'aitante stalliere Gusman: la loro genuina passione amorosa ha procurato come un tocco di freschezza e naiveté fra gli equivoci del triangolo amoroso alto-borghese, complicato da questioni di interesse, doti, e acquisti forzosi di cognac e vino per lavare l'onta del marito cornuto.
La regia di Giuseppe Romani, vivace e incisiva, è stata oltremodo valorizzata sia dalle belle scene liberty e dai luminosi costumi di Giuseppe Andolfo, che dalle garbate musiche di Matteo Musumeci, che accompagnavano e punteggiavano l'azione senza mai sovrastarla.
Repliche sino al 14 novembre.
Giuliana Cutore
29/10/2010
Le foto del servizio sono di Giuseppe Messina.
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