| Death in Venice
di Benjamin Britten

Der Tod in Venedig (Morte a Venezia) è un racconto lungo dello scrittore tedesco Thomas Mann, pubblicato nel 1912, del quale è protagonista il letterato Gustav von Aschenbach, il quale dopo una vita dedicata al lavoro ed all'arte sente improvvisamente, nella tarda età matura, un forte impulso ai viaggi, agli imprevisti, ai cambiamenti. Giunto a Venezia, nota fra gli ospiti del suo hotel una raffinata famiglia polacca della quale fa parte un bellissimo ragazzo di nome Tadzio.
Aschenbach comincia ad osservare con sempre maggiore interesse il giovanetto, ma non tanto perché spinto da impulsi omosessuali più o meno latenti, più o meno manifesti, quanto perché l'adolescente polacco rappresenta il simbolo della giovinezza svanita e soprattutto il simbolo di quell'ideale di bellezza assoluta perseguita da ogni concezione artistica e in particolare da quella greca, che vedeva nell'armonia e nella proporzione delle parti la perfezione fisica, Perfezione fisica che doveva riflettersi specularmente ed imprescindibilmente nella bellezza interiore e trovava espressione nel kalòs kai agatòs o ancor meglio nel concetto di kalokagatìa. Lo stupendo scritto si concluderà al Lido della città lagunare dove von Aschenbach, seduto su una sdraio, mentre osserva estasiato le forme perfette del fanciullo, forse anche proiezione della propria giovinezza svanita, si accascerà morto, colto da un improvviso attacco cardiaco.
Il riuscito e raffinato racconto catturò, quasi nello stesso periodo, l'interesse di un regista e quello di un musicista che diedero vita, ciascuno per proprio conto, ad una spettacolare rivisitazione originale del plot narrativo di Mann. La prima si dovrà al grande Luchino Visconti che con il film del 1971 Morte a Venezia realizzò un vero e proprio capolavoro, potenziato fra l'altro dalle musiche di Gustav Mahler, usate in funzione di colonna sonora. La seconda al valente compositore inglese Benjamin Britten, che musicò il libretto in due atti di Myfanny Piper dal titolo Death in Venice, rappresentato per la prima volta al Festival di Aldeburgh il 16 giugno del 1973 ed in prima europea il 20 settembre dello stesso anno al teatro La Fenice di Venezia.
Nell'opera, così come nel film, von Aschenbach è un musicista anziché uno scrittore, e l'accento emotivo della partitura indugia più sul tema dell'ineluttabile incedere del tempo, della vecchiaia e dello svanire di ogni cosa umana, piuttosto che sull'aspetto omoerotico, che tuttavia fa capolino fra le interconnessure generali. Tratto peculiare del melodramma è la scelta di affidare ad un ballerino il ruolo del giovane polacco: tale scelta serve a mettere in rilievo la sua totale incomunicabilità con l'uomo maturo ed a rimarcarne la personalità autoreferenziale, chiusa in sé stessa, nella propria dinamica ed esplosiva giovinezza e soprattutto nelle proprie riflessioni personali. La scelta di non far cantare Tadzio si rivela pertanto altamente suggestiva e funzionale alla struttura del dramma.
Di Death in Venice la Dynamic di Genova ha realizzato un DVD che si avvale della splendida edizione dell'opera messa in scena al Teatro La Fenice di Venezia il 22 e 25 giugno 2008.
Tale edizione esibisce fra l'altro l'allestimento scenico della Fondazione Carlo Felice di Genova, che aveva guadagnato l'Abbiati Prize 2000 (Premio della critica italiana), la fulgida regia e gli eleganti costumi di Pier Luigi Pizzi, le nobili coreografie di Gheorghe Iancu, la sicura e netta direzione d'orchestra di Bruno Bartoletti. Da mettere in evidenza la prova vocale offerta da Marlin Miller (Gustav Von Aschenbach), colonna reggente dell'intero melodramma, sulla quale poggia quasi tutta l'impalcatura fonica. Il bravo cantante ha penetrato la psicologia del protagonista anche da un punto di vista mimico, gestuale e corporeo, riuscendo a creare una magistrale sinergia fra musica e recitazione. Di ottimo livello si rivelano anche le prestazioni del coro e dell'orchestra del Teatro La Fenice di Venezia.
Giovanni Pasqualino
22/1/2011
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