Ecco Mirandolina!

Nadia Trovato
Confesso che l'idea di assistere ad una ennesima rappresentazione de La Locandiera, dopo le reiterate abluzioni goldoniane somministrateci annualmente o quasi dallo Stabile con regie più o meno improbabili e rimaneggiamenti vari (ricordo ancora con terrore L'impresario delle Smirne della scorsa stagione!) non mi sorrideva poi tanto. Sì, perché come tutti i capolavori, ai quali gli interpreti vorrebbero legare in maniera indissolubile il loro nome, più o meno come accade con le infinite serie di Norma, divenuta oggetto delle attenzioni di cantanti la cui voce sarebbe a stento buona per Sonnambula, anche La Locandiera è andata incontro, nel corso del tempo, ad una sorta di disfacimento da ripetizione, dove la bellezza originaria del testo svanisce nelle elucubrazioni delle interpreti che, in mancanza di vero talento drammatico, si ingegnano di chiosare il copione, naturalmente snaturandolo, con un'acribia degna del più incarognito dotto bizantino, complici i registi a caccia di nuovi spunti ermeneutici come i poeti barocchi lo erano di metafore più o meno contorte. Memore ancora di una funebre Locandiera andata in scena qualche anno fa allo Stabile (tanto scialba e opaca che non ricordo più nemmeno chi fosse la protagonista), è stato più per dovere di cronaca che per altro che domenica scorsa ho assistito a La Locandiera messa in scena al Centro Zo di Catania, e allestita dalla compagnia "Buio in Sala". Mi rassicurava soltanto il fatto che nel comunicato stampa si parlava di un “adattamento” curato da Massimo Giustolisi, il che mi faceva quantomeno sperare che in un paio d'ore me la sarei cavata.
Sin dalle prime battute, però, ho cominciato a ricredermi: una regia brillante e leggera ha restituito al capolavoro goldoniano tutta la sua giocosa ilarità, in una girandola comica dove il testo, sfrondato con mano abile e accorta dalle lungaggini settecentesche, tornava a risplendere in tutta la sua spensierata arguzia. I tre corteggiatori di Mirandolina, Carmelo Bisicchia (il Cavaliere di Ripafratta), Biagio Barone (il Marchese di Forlipopoli) e Claudio Rictus (il Conte d'Albafiorita), hanno dominato egregiamente la scena, dando prova di una vis comica notevole e immune dalla leziosa caricatura alla quale molti attori si sentono obbligati in questi ruoli.

Da sinistra: Massimo Giustolisi, Nadia Trovato, Giuseppe Bisicchia, Claudio Rictus e Biagio Barone.
Biagio Barone in particolare ha esibito una mimica esilarante, inducendo quasi gli altri due attori a fargli spesso da spalla, e divertendo il pubblico con buffissime smorfie perfettamente aderenti alla taccagneria del personaggio. Robusto e stentoreo, Giuseppe Bisicchia è riuscito a rendere palpabile la lotta interiore del misogino Cavaliere, oggetto delle burle di Mirandolina, la cui retorica amorosa riuscirà a farlo cadere in poco tempo come una pera troppo matura. Massimo Giustolisi, regista insieme a Bisicchia, ha offerto al pubblico un Fabrizio composto e misurato, ma nel contempo colmo di quella schietta vivacità giovanile che tanto deve contrastare con l'affettazione dei nobili ospiti della locanda.
Bravissime anche Giovanna Sesto (Ortensia) e Silvana D'Anca (Dejanira), che oltre ad una buona dose di comicità hanno esibito anche notevoli doti canore, parodiando Il Flauto Magico e Le Nozze di Figaro. E va aggiunto che pure l'uso di Mozart come colonna sonora dello spettacolo è stata una scelta quanto mai azzeccata, perché forse soltanto la musica del Salisburghese poteva creare quell'amalgama stupendo di gioco, finzione e divertissement che aleggiava sul lavoro, concretandosi visivamente nelle carte da gioco sempre presenti sulla scena.
E appuntandosi su questa allusiva metafora Nadia Trovato ha costruito la sua Mirandolina, che è forse poi quella che ancor oggi Goldoni si augurerebbe di vedere: forte e determinata, ma colma di tutte le arti femminili e ben cosciente di possederle, Mirandolina gioca con tutti, imbrogliando le carte, usando la buona educazione per infinocchiare i corteggiatori, ma sempre gelosa della sua libertà, della sua indipendenza e soprattutto del suo decoro. E questa gamma di sentimenti Nadia Trovato ha dipinto uno per uno nel suo personaggio, piegando la recitazione ai vari stadi emotivi, senza mai una sbavatura, con una mimica egregia e una dizione eccellente. Attrice brillante e comica, ma sempre perfettamente misurata, ha ricreato Mirandolina, schivando gli scogli dell'algida interpretazione consegnataci da Carla Gravina o le facili cadute nella sensualità da sciantosa da avanspettacolo alla quale certe regie vorrebbero forzare tanti personaggi femminili di Goldoni.
Giuliana Cutore
20/1/2011
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