RECENSIONI
-

_ HOMEPAGE_ | _CHI_SIAMO_ | _LIRICA_ | _PROSA_ | _RECENSIONI_| CONCERTI | BALLETTI_|_LINKS_| CONTATTI

direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


Un crimine infinito

Violenza al Buio

di Giuseppina Ferrara

Le cronache dei quotidiani ci hanno purtroppo ormai reso familiare la violenza contro le donne, vittime sempre più frequenti di stupri, di vessazioni fisiche e psicologiche perpetrate all'interno delle mura domestiche, di omicidi efferati e di persecuzioni di vario tipo.

Al di là dello sconcerto che simili fatti evocano nell'immaginario collettivo, esiste però un altro aspetto della violenza, in particolar modo di quella sessuale, i cui effetti a lungo termine non occupano però le pagine dei quotidiani e dei rotocalchi, e che dunque pochi si soffermano a valutare, dato che sono costituiti da una sofferenza per così dire non quantificabile, che non può esprimersi attraverso ferite lacero-contuse o punti di sutura, ma che riguarda l'animo della sventurata vittima di uno stupro.

Quante donne, mogli e madri serene, hanno visto la loro esistenza sconvolta sin nelle minime pieghe, al punto che nulla per loro è più come prima, quasi un sottile veleno avesse ammorbato tutta la loro realtà, contaminando rapporti umani, amicizie, ma soprattutto la capacità di godere delle gioie della vita?

È questo un tema sul quale forse solo le donne riescono a soffermarsi, e a eviscerarlo in tutte le sue conseguenze, perché solo una donna sa, nel fondo del suo animo, cosa significhi. Giuseppina Ferrara ha appunto ceduto a tale tentazione, mettendo uno stupro al centro del suo ultimo lavoro, Violenza al buio, recentemente edito dalle Edizioni Albatros di Roma. La vicenda si apre su un garage buio, dove Marisa, giovane donna con una vita soddisfacente e un valido rapporto amoroso, sta scendendo dalla sua auto; una serie di minime fatalità la fa cadere nelle grinfie di un aguzzino senza volto, che in pochi attimi, con la sua furia cieca, le toglierà tutto quel che un uomo può togliere ad una donna: la fiducia, il sorriso, il futuro, la serenità.

Con una prosa secca e tagliente, che poco o nulla indulge all'aspetto descrittivo della vicenda, la Ferrara appunta il suo attento occhio di narratrice su tutte le conseguenze psicologiche dello stupro e soprattutto su una conseguenza materiale che segnerà l'ingresso di una nuova vita nel mondo di Marisa. La donna non sa più cosa fare, non vuole parlare, forse nel tentativo disperato di dimenticare, ma da quel momento nulla è più come prima per lei. La volontà di obliterare la violenza rende lo stupro ogni giorno più evidente, avvelena tutto, la tramuta in una donna nuova, più aspra, disincantata e terrorizzata: ed è su questa metamorfosi che a ben vedere è costruito il romanzo, su una trasformazione che le pagine dei giornali non possono descrivere, perché passano mesi, anni, dal momento della violenza, e magari il fatto in sé è già stato dimenticato, perché il pubblico ha bisogno di ferite sanguinanti per impressionarsi, per compatire la vittima.

E la Ferrara esplora con mano sapiente il tunnel buio nel quale è precipitata la sua protagonista, evidenziando le pieghe più dolenti dell'anima di lei, ma senza mai abbandonarsi al sentimentalismo e mantenendo anzi un controllo notevole sulla trama, dove ogni elemento si rivela funzionale ad un continuo approfondimento razionale del carattere della vittima, ma anche dello stupratore e dei personaggi che le gravitano intorno. Essenziale e netto, il lavoro si dispiega senza un attimo di cedimento, guidando passo passo il lettore in zone buie dell'esistenza umana, delle sue passioni e delle sue storture, valicate le quali rimane un'amarezza profonda, e il continuo chiedersi perché, perché l'uomo possa essere capace di atti del genere, che in pochi minuti annientano un'esistenza, al di là dell'oltraggio fisico e dell'umiliazione.

Giuliana Cutore

6/1/2011