Teatro Carlo Felice di Genova
Il Campanello e Gianni Schicchi
L'Ensemble Opera Studio
Domenica 20 novembre alle ore 15,30 [Prima, venerdì 11], presso il teatro Carlo Felice di Genova il Campanello di Donizetti (1836) ha tintinnato e Gianni Schicchi di Puccini ha gabbato (1918).Non succedeva a Genova dal 1972 per la prima e dal 1980 per la seconda.
Certo la contingenza attuale e i tragici fatti seguiti all'alluvione non predispongono l'animo dei genovesi verso il divertimento (gli spazi vuoti tra le poltrone forse testimoniavano questo stato d'animo) oppure la poca frequentazione (e conoscenza) di queste due brevi opere ha causato la poca affluenza di pubblico. Per contro, ai presenti è stato somministrato, per rimanere in tema “ dello speziale”, un antidoto di prima grandezza alla tristezza e alla mestizia,.
L'abbinamento di questi due atti unici, nonostante le grandi differenze stilistiche, è congeniale anche perché entrambe, nella loro storia recente, hanno visto grandi interpreti alternarsi ora nel ruolo di Don Annibale Pistacchio, di Enrico o di Gianni Schicchi (Giuseppe Taddei, Fernando Corena, Sesto Bruscantini tra gli altri). Lo stesso Rolando Panerai a cui, in questa produzione, è affidata la regia ed il ruolo di Gianni Schicchi.
Intanto Il campanello.L'innesto dei mobili IKEA nella scenografia (anche questo segno dei tempi poco propizi alla spesa) di Enrico Musenich è stato fatto con gusto e sobrietà. Coloro che non frequentano questo grande centro commerciale non se ne saranno accorti; per i patiti del genere diciamo che la farmacia di Don Pistacchio era costituita da una combinazione tipo Billy (mentre il letto di Gianni Schicchi era un Edland con baldacchino»). In questo “felice innesto” di parte commerciale e parte artistica si sono mossi i giovani cantanti dell' “Ensemble opera studio” del Carlo Felice, sapientemente guidati, per la regia da Rolando Panerai e, in orchestra, dal maestro Valerio Galli.
Fabrizio Beggi (Don Pistacchio) e Ramon Jousué Cerón (Enrico) hanno cantato e recitato da veri mattatori, provocando sincere risate in sala e cantando con verve e sapienza. Non sappiamo, per esempio, se Ramon continuerà la sua carriera nel genere buffo. Certo è che il genere gli appartiene per naturalezza di modi, bellezza del fraseggio, disponibilità e predisposizione vocale alla comicità; qualità che ha, in abbondanza, anche l'alter ego scenico Fabrizio Beggi. Una perla di eleganza la scena del brindisi («Mesci, mesci»). Assolutamente esilaranti le scene dei travestimenti. Soprattutto col “francese” (Cerón in vestitino rosa-equivoco da scompisciarsi dalle risate!) e il “vecchietto” nella ricetta-tiritera che diventa un “rap” ante litteram.
Le due donne, Serafina, promessa sposa a Don Pistacchio e la madre di questa, Madama Rosa, sono state interpretate con cipiglio e arguzia sopraffina da Paola Santucci e Kamelia Kader (che quasi quasi mi seduceva il genero!). Perfino Spiridione, nella persona di Eduardo Hurtado Rampoldi, merita encomio per credibilità scenica e voce ben portata.La regia di Rolando Panerai (come già detto) ha avuto mano leggera e felice.
Panerai: regista e “ancora” cantante alla sua veneranda età. Ancora protagonista in Gianni Schicchi: d'un canto strabiliante e d'una agilità fisica giovanile (con appropriata verve fiorentina). Eccezionale, semplicemente! Ma non starò a parlare del mitico Panerai: il mito è mito e da mito ha cantato e si è mosso. Dirò di Lauretta e Rinuccio. L'una, Sophie Gordeladze, e l'altro, Manuel Pierattelli, entrambi giovanissimi. Lui con quell' «Avete torto» portata con cantabilità generosa, bel fraseggio e smalto appena offuscato dall'emozione. Gli applausi a scena aperta, strozzati dal prosieguo della splendida orchestra, non hanno impedito di sottolineare l'approvazione del pubblico. Ineccepibile e da manuale il «Babbino caro»uscito dalla voce limpida di Sophie (applausi fragorosi e il conforto di Panerai, sulla scena, alla giovane soprano). Gli altri tutti bravi e compartecipi d'una regia misurata e che è servita allo spettacolo. Applausi finali per tutti. Bravi!
All'uscita commenti e risate ripensando allo spettacolo appena visto. Coraggiosa l'iniziativa del Carlo Felice che, attraverso queste due opere, dà modo ai giovani cantanti di farsi conoscere.
Così come ci aspettiamo grandi cose da un altro atto coraggioso: la fruizione dell'opera contemporanea attraverso la rappresentazione de Che fine ha fatto la piccola Irene di Marco Betta (classe 1964). Atto unico su libretto di Rocco Mortelliti tratto da Andrea Camilleri (Le inchieste del Commissario Collura), abbinata a Cavalleria Rusticana, prevista per maggio 2012. Sursum corda!
Francesco Cento
23/11/2011
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