RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


Per non dimenticare

Lettera ad un bambino mai nato

di Oriana Fallaci

 

In questi strani tempi in cui una grandissima parte degli abitanti del nostro malandato pianeta sembra aver dimenticato da quali lotte, da quali contraddizioni, da quali sofferenze siano nate tutte le conquiste laiche e democratiche che hanno finalmente reso pari dignità ad uomini e donne, a laici e a cattolici, a persone di ogni ceto sociale abolendo, o tentando almeno di abolire, ogni discriminazione di razza, di sesso, di cultura, di abitudini e di religioni, non può non far piacere la ripresa, ad opera del Teatro Stabile di Catania, del celebre Lettera ad un bambino mai nato, sorta di monologo interiore nel quale la grandissima giornalista Oriana Fallaci, scomparsa qualche anno fa, si interrogava con dolore, ma nello stesso tempo con stoica e lucida coscienza, su un aspetto della vita femminile di cui troppo si è cianciato e si continua a cianciare a vanvera, e spesso da parte di chi non sarà mai protagonista (e nemmeno comparsa) del problema e della serie di infiniti problemi connessi a questo aspetto.

La gravidanza: la nascita di una nuova vita, talvolta amata e desiderata, talvolta odiata e detestata, talvolta ancora temuta e pianta prima di nascere. Bambini desiderati, bambini nati da violenza o da donne che non li desiderano, bambini che nasceranno con enormi malformazioni.

Una scelta sempre dolorosa, quella dell'interruzione di una gravidanza, sia questa scelta volontaria o meno, ma una scelta che riguarda sempre e soltanto la donna, e non eserciti di politici, di preti e di monache, pronti, come su altre scelte quali l'eutanasia, a trinciare giudizi a destra e a manca, e spesso in nome di principi disinvoltamente rigettati o stravolti quando le mutate circostanze lo hanno richiesto.

L'uomo dimentica, dimentica le conquiste, le contraddizioni, ma c'è per fortuna chi non dimentica: la Storia.

Fa davvero ridere, se non piangere, leggere i giornali pieni di tonanti minacce di scomunica per chi prescriverà, o assumerà una pillola dagli effetti abortivi: la Chiesa parla, minaccia, grida, come fa da secoli. Ma chi si ricorda, se non gli storici, che questa è la stessa Chiesa caritatevole e rispettosa della vita che secoli fa mandava al rogo donne incinte sospettate di stregoneria? Ai tempi, chissà perché, morule, gastrule ed embrioni non avevano gli stessi diritti di oggi, eppure erano gli stessi embrioni di oggi.

Oriana Fallaci è stata una donna coraggiosa, sempre, ed onesta, sempre: attenta alle contraddizioni, critica e corrosiva ovunque la ragione dormisse o soltanto sonnecchiasse. Tanto per dirne una, pochi ricordano (strane amnesie!) che intervistando Khomeini ad un certo punto si tolse per protesta il chador… o che negli ultimi anni della sua vita, dopo l'11 settembre, fu l'unica a gettare in piazza tutte le pericolose connivenze, e il pericoloso buonismo politico, che aveva fatto dell'estremismo islamico una forza che tentava e tenta di distruggere dalle fondamenta le grandi conquiste laiche del ‘900.

Per tutte queste ragioni, non si può non fare a meno di plaudere alla drammatizzazione offerta l'1 e il 2 agosto al cortile Platamone, per la stagione estiva dello Stabile di Catania, di Lettera ad un bambino mai nato, con protagonista una davvero splendida Ida Carrara, che ha saputo prestare al monologo dolente e appassionato della Fallaci accenti da grande artista ma carichi di dignità, senza facili indulgenze al sentimentale o al bigotto, come forse qualcuno si sarebbe aspettato.

Lo spettacolo, curato da Federico Magnano di San Lio, si proponeva come un inquietante collage di immagini, dove immagini ecografiche si sovrapponevano velandolo più della gabbia di velatino scuro che l'avvolgeva, al volto ieratico della Carrara o a fotografie della Fallaci; le musiche, opera come l'elaborazione video di Massimiliano Pace, punteggiavano il lungo monologo senza mai sovrastarlo né esacerbarne la drammaticità, lasciando sempre e comunque lo spettatore in uno stato di sospesa attenzione, sino a quando l'incubo della madre che ha appena abortito ha lasciato campo ad una cruda inquisizione e poi ad una razionale e lucida difesa, entrambe lette con controllo e professionalità da Raffaella Bella.

Il numeroso pubblico intervenuto ha accolto la fine del breve spettacolo con lunghi e prolungati applausi, duplice omaggio alla maestria della Carrara e, speriamolo davvero, al coraggio e all'umanità di una donna quale la Fallaci.

Giuliana Cutore

3/8/2009