Il Don Quichotte a Madrid
L'opera ancora oggi rara' di Massenet passava timidamente al Teatro Real in solo due recite in forma di concerto (come dimenticare quella favolosa messinscena di Faggioni?) e con non troppo pubblico d'altronde non particolarmente interessato). Come un dovere che si compie malvolentieri. Un grave sbaglio, che direbbe un certo barone poco amato dal direttore artistico attuale, ma comunque gradito. Il titolo ha grandi momenti (in particolare i tre ultimi atti, brevissimi, come tutta l'opera, due ore in tutto) e un'atmosfera tutta sua, tra il folclore stilizzato e un vago cristianesimo umanista, chiarissimo dal momento dell'incontro con i banditi.
Marc Piollet incominciava alla Nabucco incutendo paura, ma per fortuna si dava poi una calmata e guidava un'Orchestra Sinfonica di Madrid in buona forma in una versione di livello. Il coro Intermezzo collaborava da parte sua alla riuscita della serata sotto la guida del valente Andrés Máspero. Ma per fortuna c'erano da ammirare soprattutto due magnifici protagonisti. In effetti, se il Sancio di Eduardo Chama non era male, oggi il timbro si mostra appannato (per fortuna volume ed estensione sono ancora sufficienti), se tra i comprimari spiccava solo il tenore Roger Padullés nei panni di Juan passabile il resto l'eroe e la sua dama erano un altro paio di maniche. Grandissimi interpreti (dico bene, anche in abito da sera e senza scene si può rendere pienamente una parte alla faccia dei registi e di un certo tipo di cantanti).
Un Ferruccio Furlanetto che faceva dimenticare recenti prestazioni poco lodevoli con un ammirevole Chisciotte nobile e commovente (passata la sortita con degli acuti sempre tirati). Un' Anna Caterina Antonacci della cui Dulcinea, propriamente sbalorditiva, non si sa da dove cominciare. Articolazione e dizione da manuale, canto ricco, sensuale, sciolto, frivolità, malinconia, superficialità e profondità, tutto passava nella sua voce, nelle sue mani e nei suoi occhi e in tutta la figura: l'incontro finale con il protagonista era di quei momenti che rimangono a lungo impressi nella memoria di chi ha avuto la fortuna di esservi presenti. Con questa nota più che positiva chiudiamo il 2011 con auguri per un migliore 2012.
Jorge Binaghi
26/12/2011
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