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Nuddu miscatu cu nenti
opera prima di Dario Cocciante
al Teatro del Canovaccio di Catania
Venerdì 26 e sabato 27 giugno è andato in scena al Teatro del Canovaccio di Catania Nuddu miscatu cu nenti, opera prima del giovane e versatile Dario Cocciante, che ha firmato anche la regia del suo lavoro e le scene, insieme a Francesco Russo.
Un atto unico breve ed intenso, vibrante degli echi di una intertestualità colta e pregnante rivissuta alla luce di una realtà siciliana fatta di maschere e doppi, di fantasmi e realtà, ma soprattutto di burattini e grandi burattinai.
Una scena vuota e disadorna, con pochi elementi che ricordavano le caves esistenzialistiche, dominata da un oggetto fuori scena, quasi tra il pubblico, nudo ma significante nella sua essenzialità: un'antiquata macchina da scrivere con un foglio bianco, retaggio di un tempo in cui la scrittura non spiccava nitida su uno schermo luminoso, ma si affacciava timida e talvolta inceppata dal ticchettare di tasti meccanici, emergente come da un primigenio magma creativo. E l'autore che si fa attore, burattinaio e burattino, deus ex machina e spettatore, in un gioco di rimandi testuali dietro i quali si affacciavano ora Pirandello, ora Sartre, ora Beckett, ora Ionesco, in una conversazione tra gli attori-personaggi, creature e tiranni al tempo stesso dell'autore, e metafore di una realtà, quale quella siciliana, dove nulla è mai ciò che sembra, dove il simbolo non rimanda mai univocamente ad un segno, ma spesso, purtroppo, al suo contrario, dove politica non sempre è sinonimo di legalità e giustizia, ma spesso, malauguratamente, del suo contrario.
Ed ecco che il nuddu miscatu cu nenti può tramutarsi nel suo opposto, nel grande burattinaio, unico a conoscere tutte le regole del gioco, il gioco stesso, e il ruolo assegnato, fino a prova contraria, ad ogni partecipante: un mondo che può capovolgersi da un secondo all'altro, secondo regole imperscrutabili note solo al vero autore del gioco, al suo creatore, un gioco al quale anche la scrittura e l'autore devono piegarsi, mischiandosi ai personaggi creati, dialogando con loro, col pubblico, in attesa che chi è nessuno ritorni ad essere nessuno, o finga, per qualche tempo ancora, di esserlo, sino a che il grande burattinaio non tornerà ad assegnargli un ruolo che lo faccia emergere, come un fantasma, e con una nuova maschera sul volto bianco, dal limbo del nulla.
Un'opera prima quanto mai interessante, e nel contempo un modo nuovo ed intrigante di fare teatro, alla quale hanno prestato in modo egregio volti e voci Alfio Zappalà e Giuseppe Balsamo, insieme a Dario Cocciante che, nei panni dell'autore, ha contribuito ad esplicitare la multivalenza espressiva del suo testo.
Giuliana Cutore
1/7/2009
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