I Lombardi a Piacenza:
un'esperienza fuori del comune
La crisi economica, che segna pesantemente l'Italia e il mondo occidentale, mette in forse la programmazione dei teatri tutti, in particolare di quelli lirici di tradizione che, non essendo enti, risentono ancora di più del rigore imposto dai tempi. E' inutile rinvangare gli sprechi faraonici dei decenni passati. Le realtà è ineludibile e anche i teatri virtuosi oggi faticano a tenere il passo. Hanno bisogno di sinergie che in qualche modo li aiutino ad arricchire la loro programmazione. Proprio per questo andrà segnalato e proposto alla generale attenzione l'esperimento messo in atto con successo dal Teatro Comunale di Piacenza, dove nel mese di novembre sono andanti in scena i Lombardi alla prima Crociata, realizzati con il fattivo e determinante sostegno degli Amici della Lirica.
La gloriosa Associazione, presieduta oggi da Sergio Buonocore, nata attorno alla figura e alla memoria del tenore piacentino, Flaviano Labò, è andata maturando una vocazione che dalla vita di club si è aperta ad operazioni di supplenza socio-culturale a vantaggio della città e più in generale del territorio che guarda a Piacenza. Dopo una serie di lodevoli iniziative ha deciso di compiere un passo particolarmente coraggioso con i Lombardi alla prima Crociata, per offrire un titolo alla stagione e arricchire il cartellone, in piena collaborazione con la Fondazione Teatri, che gestisce il Comunale e l'Amministrazione Comunale, in particolare con l'Assessorato alla Cultura, affidato a Paolo Dosi. Gli Amici della Lirica non hanno avuto dubbi sulla scelta, caduta su Verdi: un Verdi ardente, patriottico, adatto ai 150 dell'Unità d'Italia, le cui celebrazioni volgono al termine. Peraltro Verdi, a differenza di quanto narra la vulgata, è un compositore del territorio piacentino, che non ebbe mai nel cuore e nei suoi quotidiani orizzonti quella Parma che oggi si fregia del suo nome. I Lombardi alla prima crociata, titolo popolare nel senso più bello del termine, ripaga il pubblico dalla recente presenza la Comunale di opere, a dir poco peregrine, che non hanno incontrato il gradimento del pubblico.
Lo spettacolo
Lo spettacolo si affida alle scene e ai costumi di Artemio Cabassi, professionista di navigata e esperienza, che ha risolto la situazione facendo di necessità virtù, ma realizzando comunque uno spettacolo di bell'impatto figurativo. Le scene sono state risolte con opportune proiezioni, curate assieme alle luci da Paolo Panizza, Evocano i luoghi dell'azione e superano brillantemente il problema dei frequenti cambi di Quadro imposti dalla bislacca drammaturgia di Temistocle Solera. Alessandro Bertolotti, Direttore Artistico degli Amici della Lirica, firma la regia. Bertolotti è quello che Stendhal avrebbe definito un amateur. Non nuovo alla regia che ha già praticato in occasioni meno importanti, è riuscito ad essere credibile e a non farsi intimorire da un palcoscenico quale quello del Comunale, a dimostrazione di un felice ed innato senso del teatro. Ha definito con sicurezza i rapporti tra i singoli personaggi. Li ha mossi con efficacia. E' approdato ad una lettura limpida, che racconta la storia ed aiuta lo spettatore a comprendere l'intricata vicenda. Ha accolto nel suo progetto con armoniche soluzioni le suggestive coreografie di Giuseppina Campolonghi, alla guida delle pregevoli Allieve dell'Accademia di danza ‘Domenichino da Piacenza'. Per la formazione del cast gli Amici della Lirica hanno fatto leva su una collaudata rete di artisti giovani e generosi che oggi più che mai sentono il bisogno di tenere viva un'attività dalla quale traggono soddisfazioni artistiche e sostentamento economico. La scelta è stata felice nella misura in cui ha ottenuto come risultato un'esecuzione credibile.
 Gioele Muglialdo ha diretto con convinzione: ha scelto un'impostazione equilibrata che si è posta come obiettivo l'efficace funzionamento del golfo mistico e del palcoscencio, trovando una valida risposta nell'Orchestra Filarmonica Italiana, ma soprattutto del Coro del Teatro Municipale di Piacenza che non ha mancato l'appuntamento con pagine famose e popolari: ‘Gerusalem…Gerusalem' e soprattutto il più celebre ‘O Signore, dal tetto natio'. Andrà segnalato il prezioso contributo di Cesare Carretta violino solista che ha bene eseguito l'assolo previsto da Verdi prima della Scena del Giordano.
Nonostante l'indisposizione, annunciata prima della recita del 26, quella cui abbiamo assistito, si è messo in evidenza l'Oronte di Ivan Magrì, che può essere considerato una delle più belle voci di tenore oggi in circolazione. Il suo metodo di studio va migliorando. Ha risolto con convincente partecipazione la Cavatina di sortita, ‘La mia letizia infondere'; ha offerto apprezzabili momenti di canto a fior di labbra nella difficile Cabaletta, ‘Come poteva un angelo'. C'è ancora da fare in termini di rotondità, di proiezione, di modulazione del suono e di approfondimento del fraseggio, ma è innegabile che Magrì sostenga opportunamente la parte, con per giunta il phisique du rôle per rendere con credibilità il tipo dell'ardente innamorato. Pagano era Andrea Patucelli, giovane basso che ha affrontato con intelligenza una parte particolarmente ardua. Dopo avere superato lo scoglio dell'Aria di sortita, ‘Sciagurata! hai tu creduto' e soprattutto della Cabaletta ‘O speranza di vendetta', la cui tessitura guarda al baritono, Patucelli ha puntato sul fraseggio e ha costruito una nobile figura che tiene la scena. Bene ha fatto Patucelli a misurarsi con questa prova, fermo restando che alla sua voce convengono vocalità meno onerose di quella di Pagano. Ci ha lasciato perplessi Stefanna Kybalova, la cui voce preziosa andrebbe protetta e indirizzata, almeno per ora, a parti più francamente liriche. Benché destinata ad una belcantista come Erminia Frezzolini, la vocalità di Giselda sfoga in alto – basti l'esempio di 'No…giusta causa…non è d'Iddio', dove la Kymbalova deve spingere la voce fin quasi al grido e comunque a sonorità non adeguate. Allo stesso modo i momenti più espressamente lirici, ‘Oh madre, dal ciel soccorri al mio pianto', richiederebbero legato di strumentale levigatezza. Le si dovrà però riconoscere una certa destrezza nei passi di coloratura così da uscire indenne da quel curioso pezzo, ‘Non fu sogno!...In fondo all'alma'' che Verdi affida Giselda nel IV Atto. Molto felice è stata la scelta delle parti di fianco e dei comprimari. Alla prima categoria ascriviamo Alessandro Fantoni e Davide Baronchelli. Il primo ha risolto Arvino, parte di secondo tenore, molto impegnato nell'opera e gravato di una tessitura a dir poco impegnativa. Il secondo ha prestato a Pirro voce importante, espressiva nel centro e nel grave. Nel secondo gruppo ricordiamo la Viclinda di Stefania Ferrari, la Sofia di Francesca Paiola Arena, l'Acciano di Daniele Cubani, il Priore di Matteo Monni. Ricordiamo infine Fosco, un mino affidato a Michele Paturzo.
Alla serata è arriso un franco successo. A conti fatti, mettendo in moto le opportune sinergie, un'Associazione come gli Amici della Lirica potrebbe gestire un'intera stagione a costi decisamente interessanti con prodotti che nella loro semplicità sono più efficaci di molti esperimenti a dir poco discutibili dove vengono bruciati molti soldi che, visti i debiti accumulati dalle pubbliche istituzioni non ci sono e, forse, non ci sono mai stati.
Giancarlo Landini
1/1/2012
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