Prudenza

Una parola che potrebbe definire la musica de Il burbero di buon cuore di Martín y Soler (per la prima volta al Liceu, e non so se ce ne saranno ulteriori occasioni visto il successo più che mitigato – forse un po' meglio a fine spettacolo) e che per di più si trova ‘expressis verbis' nel libretto di un sorprendentemente saggio e morigerato Da Ponte (su un testo francese di Goldoni). Le due arie aggiunte da Mozart qualche anno dopo, quando l'autore era già partito da Vienna, non hanno fatto altro che mettere ancora in rilievo l'abisso che le separa da una musica piacevole ma piatta cui non giova al primo atto la quasi totale assenza di recitativi.
La regia di Irina Brook è buona, naturalmente modernizzata, e sarebbe anche migliore se non fosse che il testo fa incredibili le situazioni ai nostri giorni; così, non va molto aldilà dal cercare un movimento costante sul palcoscenico. Jordi Savall, da canto suo, non sembrava essere nella miglior forma (non è il suo repertorio di elezione), e l'orchestra del Teatro si mostrava in discreta forma. I cantanti non superavano il livello di correzione.

Forse da rilevare il protagonista (che comparativamente canta meno) di Carlos Chausson e magari anche di Véronique Gens (una cantante di classe non al massimo delle sue possibilità – anche se va rilevato che è stata lei a misurarsi con le arie di Mozart). Elena de la Merced molto agile e simpatica, aveva diversi problema nel ruolo principale di Angelica, soprattutto una voce piccola e di non bel colore né un fulmine negli acuti. Patricia Bardon ci dava un'eccellente servetta (Marina) come interpretazione e come timbro e volume, ma l'emissione dell'acuto non era sempre inappuntabile. Sorprendevano certi acuti tirati e la rigidità in alcuni momenti impensabili nel canto di Marco Vinco (il filosofo Dorval). David Alegret da canto suo presentava un buon nipote scialacquatore (un ruolo ideale per il suo timbro particolare e nasale ma che metteva a prova l'acuto nell'unica aria veramente impegnativa). Competente il ‘Castagna' di Josep Miquel Ramon. Paolo Fanale si presentava qui per la prima volta nei panni di Valerio (lo spasimante di turno) e il debutto è stato lusinghiero: la voce sembra sviluppata e l'acuto è sempre fresco e bello nonostante centro e grave risultino più scuri di prima. Gli applausi non superavano la cortesia, con qualche bravo nel secondo atto, il più breve e interessante.
Jorge Binaghi
31/1/2012
Le foto del servizio sono di Antonio Bofill.
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