RECENSIONI
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Ma lascio un dio più potente di me…

Da sinistra: Paila Pavese, Geppy Gleijeses e Marianella Bargilli.

Abbiamo più volte avuto modo di notare, soprattutto negli anni passati, come il fiuto per il buon teatro non sia esattamente il punto forte del pubblico catanese: conseguentemente, una sala pressoché vuota ci induce a sperare, e con buone probabilità di azzeccarci, nella concreta possibilità di assistere ad uno spettacolo di ottimo livello. Ci sono naturalmente eccezioni, come per ITIS Galileo, dove una sala gremita ha assistito ad un monologo magistrale, ma si tratta di sporadiche eccezioni, dovute più al nome del protagonista che ad una effettiva inclinazione critica. Il nostro discorso vale naturalmente per la prima, giacché negli altri turni la più composita struttura del pubblico riequilibra in un certo modo la situazione, anche se purtroppo in maniera sempre limitata.

Ma lasciando da parte queste considerazioni di ordine sociologico applicate al catanese a denominazione di origine controllata, la sala semideserta dell'Ambasciatori, martedì 22 febbraio, ha confermato in pieno le nostre più rosee aspettative. Andava in scena Mercadet (l'affarista), una commedia di Honoré de Balzac, rappresentata in Francia solo dopo la morte del suo autore, alla quale, come ad altre piéces dello scrittore francese, non arrise immediatamente un meritato successo di pubblico.

Commedia ancor oggi di grande attualità sociale, Mercadet narra le mirabolanti avventure finanziarie di un Dulcamara parigino che, costruendo sulla carta straccia di azioni, cambiali e rendite fittizie, riesce, grazie alla sua spudorata faccia tosta, millantando crediti a destra e sinistra, appoggi vari e matrimoni milionari per la sua orribile figlia, non solo a gabbare i creditori che lo assediano come le zanzare in una notte d'agosto, ma anche a sbarcare il lunario e a guadagnare alla fine un bel mucchio di soldi.

Facile vedere in Mercadet l'antesignano dei vari speculatori di tutti i paesi che, dopo aver inventato un sistema di crediti basato sulla virtualità del denaro, hanno trascinato il mondo in una crisi al confronto della quale quella del 1929 sembra solo un buco di pochi spiccioli nel conto della spesa di una massaia, ma quel che è davvero interessante è l'abilità di Balzac nel tracciare con estrema obiettività un quadro della borghesia affaristica dell'800, quadro che non risparmia né Mercadet né i suoi creditori, stupidi e creduloni, ma avidi quanto lui, e dediti alla stessa logica del denaro, dio onnipotente che storce, spinge, crea o annienta tutti i sentimenti.

L'ottima regia di Antonio Calenda, unita alle scene ammiccanti e funzionali di Pier Paolo Bisleri, ha contribuito certamente a creare il milieu di uno spettacolo che ha trovato in Geppy Gleijeses nel ruolo eponimo la sua chiave di volta, permettendo alla compagnia, tutta del resto di ottimo livello, di dare il meglio di sé.

Autentico mattatore, dotato di una gestualità sicura e di grande dominio scenico, Gleijeses ha costruito il suo personaggio con estremo rigore storico, senza indulgere a trite ed ovvie modernizzazioni, centrando perfettamente la figura dell'imbonitore di periferia, scaltro ma in fin dei conti brav'uomo, cicala ilare piuttosto che iena, astuta volpe ma non pescecane. La sua recitazione fluida e naturale, supportata dalla bella traduzione di Alberto Bassetti, ha reso godibilissima la commedia, permettendo al tempo stesso, con rara generosità attoriale, che tutti i comprimari potessero degnamente emergere.

Ottima anche la prova di Paila Pavese (Madame Mercadet) e di Jacopo Venturiero, nel ruolo di Michonnin, il mancato genero di Mercadet, più truffatore del suocero, di Marianella Bargilli (Julie Mercadet) e Adriano Braidotti (Adolphe). Esilaranti i vari creditori, volta a volta vittime dell'irresistibile logorrea di Mercadet: Osvaldo Ruggieri, Francesco Benedetto, Alfonso Veneroso. Le musiche di Germano Mazzocchetti e i costumi di Carla Teti hanno dato il tocco finale ad uno spettacolo al quale il pubblico ha tributato calorosi e meritatissimi applausi.

Giuliana Cutore

24/2/2011