RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


In scena al Bellini di Catania il dittico verista Cavalleria Rusticana e Pagliacci

Sul palcoscenico del Teatro Massimo Bellini di Catania, giovedì 17 febbraio 2011, ha debuttato quello che oramai per consuetudine storiografica e teatrale è considerato il binomio inscindibile dei due più celebri ed eseguiti melodrammi veristi di tutti i tempi, vale a dire Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni e Pagliacci di Ruggero Leoncavallo. In verità da qualche decennio a questa parte erano stati proposti dal nostro teatro separati, ma quest'anno il connubio è stato ripristinato e in modo davvero apprezzabile e soddisfacente per entrambe le opere.

La regia di Giulio Ciabatti ha cercato di far implodere dai due capolavori la carica passionale e sanguigna che li percorre, imponendo un decorso molto semplice e fluido ma nel quale l'azione sembra accogliere e convogliare tutte le energie umane represse e compresse per farle poi tracimare in modo incontenibile come un fiume in piena. Così il sagace Ciabatti ha messo in scena con veemenza narrativa uno dei più temibili e devastanti fra i sentimenti umani, l'incontenibile e famelico mostro che si annida nei petti degli amanti più passionali e possessivi: la gelosia.

La direzione del maestro Maurizio Arena, riuscendo a compenetrarsi a fondo con le intenzioni registiche, ha impresso alle due energiche partiture un andamento determinato e risoluto, dissolvendo tutta la carica fonica, armonica e dinamica all'interno della scena, permeandola e pervadendola fin nei suoi più reconditi e arcani meandri emotivi.

Giovanna Casolla (Santuzza) ha veramente offerto del suo personaggio, sia da un punto di vista scenico che vocale, tutta la sua umana afflizione, sublimandolo in un'interpretazione che svettava verso elevati vertici di resa drammatica e teatrale. Il mezzosoprano Sarah Punga ha saputo eviscerare tutta la flessuosa seduzione della gna' Lola, affidando ad una vocalità calda e tornita la funzione di rendere quanto mai seducente ed ammaliante la forza delle sua prorompente avvenenza e femminilità. Rubens Pelizzari (Turiddu) ha controllato appieno la tessitura tenorile mettendo in campo garbo, equilibrio, buon gusto e non scadendo mai in un eccessivo patetismo, specie nella scena d'addio alla madre. Alberto Gazale (baritono) è stato un compare Alfio molto controllato e composto: la sua voce salda, timbrata, dai contorni nitidi e lucenti non ha subito cedimenti né spiacevoli sgranature. Semplici ma efficaci le scene di Salvo Tropea (alcuni tradizionalisti della messa in scena all'uscita dal teatro si sono poi lagnati dello scarnificato scenario e della mancanza della processione), in perfetta assonanza col dramma i costumi di Anna Biagiotti e le luci di Iuraj Saleri. Buona nel complesso la prova offerta dall'orchestra del nostro teatro, eccezion fatta per i non troppo ritmicamente precisi rintocchi delle campane e per certe sonorità eccessive e straripanti; sonorità debordanti in «fortissimo» dalle quali non è stato immune, qua e là, lo stesso coro.

Da evidenziare in Pagliacci la travolgente interpretazione del soprano lirico spinto americano Kristin Lewis (Nedda), cantante di elevato spessore artistico e di altissima sensibilità musicale. Rubens Pelizzari (Canio) e Alberto Gazale (Tonio) hanno confermato quanto già detto per il primo dramma. Efficaci e in “ruolo” Michele Mauro (Peppe) e Fabio Previati (Silvio). Ben congegnato e strutturato l'intervento del coro di voci bianche “Gadeamus Igitur” concentus preparato da Elisa Poidomani.

Giovanni Pasqualino

20/2/2011