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Don Bucefalo
di Antonio Cagnoni
Fra i vari repechage di partiture del passato operati dal Festival di Martina Franca, che in tal senso può oramai essere considerata la manifestazione guida in Italia, bisogna annoverare senza ombra di dubbio il magnifico melodramma giocoso in tre atti di Antonio Cagnoni su libretto di Callisto Bassi, Don Bucefalo. L'opera fu allestita ed eseguita il 28 giugno 1847 presso il Conservatorio di musica di Milano, come prova conclusiva del diciannovenne alunno Antonio Cagnoni, che dopo sei anni di duro studio si diplomava in composizione. Il libretto, anche se rimaneggiato, è in realtà derivato da Le cantatrici villane di Giuseppe Palomba, musicato nel 1799 da Valentino Fioravanti e messo in scena lo stesso anno al Teatro dei Fiorentini di Napoli.

Del libretto originario il Don Bucefalo mantiene il nome ed il carattere dei sei personaggi principali, diverse scene e intere strofe, ad eccezione dei cori e del Conte di Belprato, figura del seduttore di aspiranti attrici proposto con vocalità tenorile. Mancano le parti in dialetto napoletano e parecchi doppi sensi dal carattere farsesco e talvolta scurrile. Come fa notare Mariateresa Dellaborra nella brochure che accompagna i due CD, da un confronto con i giornali dell'epoca risulta evidente come i brani che divertirono e affascinarono il pubblico di allora si confermano ancor oggi i più riusciti: il quartetto “Io dirò se nel gestire”, il sestetto “Fra gli scogli e la procella”, il coro d'apertura del secondo atto e la scena spassosissima di Don Bucefalo abbandonato dalla fantasia creatrice, fino alla scena e cabaletta finale “D'ineffabil contento” vennero commentati con grande entusiasmo da uno dei critici più eminenti della Gazzetta Musicale di Milano: Matteo Cambiasi.
In realtà l'opera di Antonio Cagnoni rivela una vivida freschezza, un luminoso brio, un raggiante ed esilarante umorismo degno del migliore Rossini e Don Bucefalo potrebbe benissimo venire collocato dopo il Barbiere di Siviglia del pesarese ed il Don Pasquale di Gaetano Donizetti, una delle opere buffe più significative antecedenti all'estremo capolavoro dell'800 che poi sarà il Falstaff verdiano.
Di buon livello artistico le prove offerte da Filippo Morace (Don Bucefalo), Angelica Girardi (Rosa), Francesco Marsiglia (Il Conte di Belprato), Mizuki Date (Agata), Francesca De Giorgi (Giannetta), Massimiliano Silvestri (Carlino), Graziano De Pace (Don Marco). La direzione dell'Orchestra Internazionale d'Italia e della Slovak Chamber Choir da parte dell'accorto e intelligente Massimiliano Caldi ci è parsa quanto mai equilibrata, elegante, luminosa e garbata.
Giovanni Pasqualino
9/3/2010
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