RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


L'elisir d'amore

al Teatro Massimo Bellini di Catania

Da un fortunato argomento di Eugène Scribe, Le Philtre, il librettista Felice Romani ed il compositore Gaetano Donizetti trassero e realizzarono un capolavoro che con la sua estrema grazia ed il suo equilibrio perfetto ha conquistato e continua a conquistare ogni genere di pubblico, rimanendo ancor oggi una delle opere più amate e rappresentate del repertorio operistico.

Infatti essa può essere considerata una vera gemma dell'opera comica ottocentesca e con il precedente Barbiere di Siviglia di Rossini ed il posteriore Don Pasquale dello stesso compositore bergamasco, forma un trittico che rappresenta la più alta vetta raggiunta da questo genere in tutto l'ottocento (eccezion fatta per il Falstaff verdiano che però meriterebbe un discorso a parte).

Definito dagli stessi autori melodramma giocoso in due atti, L'elisir d'amore debuttò al Teatro della Canobbiana il 12 maggio 1832 conseguendo un successo strabiliante e confermano la fama del musicista bergamasco non solo come compositore tragico ma anche come compositore comico.

L'edizione prodotta dal Teatro Massimo Bellini di Catania che ha preso l'abbrivo con la prima di martedì 3 novembre ci è parsa di singolare eleganza e finezza a cominciare dalla brillante scenografia originale di Camillo Parravicini ripresa con estrema misura e buon gusto da Salvo Tropea, il quale ha dimostrato, a dispetto di certe mode perseguenti l'innovativo a tutti i costi, che anche la tradizione, quando non è becera conservazione, può offrire adattamenti gradevoli e assai graditi al pubblico.

Il soprano Serena Gamberoni (Adina) ha saputo cogliere in modo assai preciso il carattere della protagonista, sia da un punto di vista vocale, riuscendo a ben cesellare le melodie previste per il suo ruolo, sia da un punto di vista scenico e attoriale, afferrandone a pieno la mimica e la gestualità.

Fracesco Meli (Nemorino) si è rivelato un tenore assolutamente padrone della sua tessitura, evidenziando una timbratura vocale potente ed allo stesso tempo netta e nitida. Da segnalare che l'aria del secondo atto “Una furtiva lacrima” è stato costretto a bissarla per le alte ovazioni del pubblico presente in sala (cosa invero non consueta nel nostro teatro).

Il baritono Massimiliano Gagliardo (Belcore) pur possedendo brillante disinvoltura e attraente presenza scenica ha evidenziato qualche piccola defaillance da un punto di vista vocale, avendo forse sottovalutato alcune difficoltà tipiche alla sua parte.

Simone Alaimo (basso) ha dato vita ad un dottor Dulcamara davvero esilarante, cogliendo a pieno il carattere dell'imbonitore da fiera che raggira con profitto la credulità dei campagnoli buontemponi. La sua voce piena, robusta e talora gagliarda ha coperto e dominato con sicurezza ogni zona della sua tessitura, confermando le sue doti indiscusse di grande e generoso artista. Da evidenziare anche la tenue sobrietà vocale e lo slancio espressivo di Rocio Martinez Serrano, delicata e soave Giannetta.

La regia di Giovanni Anfuso ha saputo ben raccordare e coordinare il golfo mistico con le scene, le coreografie e l'azione drammaturgica esaltando l'aspetto di semplicità e serenità agreste sprigionantesi dal magistrale capolavoro.

Di buon livello la direzione di Roberto Rizzi Brignoli, che pur scandendo tempi alquanto sostenuti, specie nella parte strumentale, ha saputo dare omogeneità e slancio all'intera partitura.

Il coro, ben preparato dalla sapiente Tiziana Carlini, la diligente orchestra, i luminosi costumi di Silvia Polidori, le esaltanti luci di Bruno Ciulli, i sicuri movimenti coreografici ideati da Giusy Vittorino hanno contribuito non poco alla realizzazione di uno spettacolo soddisfacente.

Giovanni Pasqualino

5/1/2009

Le foto del servizio sono di Giacomo Orlando per il Teatro Massimo Bellini di Catania.