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Ernani: L'onor castigliano salvo
al Teatro “Bellini” di Catania

Occasione mancata da Vincenzo Bellini e Felice Romani che ne abbandonarono dopo pochi abbozzi la creazione, forse per l'opprimente censura dell'epoca o forse per mancanza di vera ispirazione (qualche frammento autografo è in possesso del nostro Civico Museo Belliniano), la messa in musica del dramma di Victor Hugo Ernani ou l'Honeur castillan spetterà a Giuseppe Verdi per il libretto di Franceso Maria Piave. Così la prima rappresentazione dell'opera avverrà al Teatro La Fenice di Venezia il 9 marzo 1844 con un'affermazione che il tempo ancor oggi non è riuscito a scalfire per la sua costante presenza nei cartelloni operistici di ogni parte del mondo. L'edizione proposta in prima serata al Teatro Massimo “Bellini” di Catania mercoledì 22 aprile 2009 e realizzata con l'allestimento a cura del Teatro Massimo di Palermo ci è parsa nel suo complesso abbastanza convincente.
Marcello Giordani, nella parte del protagonista eponimo, ha sfoderato la sua bella voce riuscendo a padroneggiare con una certa sicurezza l'intera tessitura, anche se una maggior cura dei particolari non avrebbe certo guastato la sua buona interpretazione. Il soprano Iano Tamar (Elvira) pur non possedendo una voce penetrante ha eseguito la sua parte con precisione e accuratezza, non riuscendo però a cogliere a pieno tutto l'accorato pathos che emana dal romantico personaggio.
Efficiente e sicuro ci è parso Giovanni Parodi (Don Ruy Gomez de Silva) che ha saputo rendere con ieratica possanza la miscela di spirito cavalleresco e odio funesto alberganti nell'animo dell' hidalgo spagnolo. Nicola Alaimo nel ruolo di Don Carlo è riuscito a dosare con grande abilità e professionalità i colori della sua interpretazione che oscillano prima fra il rancore, il disprezzo e la rabbia ma poi alla fine si appianano e acquetano in un definitivo, magnanimo, perdono generale.
La regia di Beppe De Tomasi, molto tradizionale ma ben congegnata, ha enucleato valide sinergie fra golfo mistico e palcoscenico, riuscendo a ricostituire in pieno il milieu tipico dell'opera pre-risorgimentale. Le sontuose scene e gli sfarzosi costumi di Francesco Zito hanno contribuito non poco a dare una dimensione quanto mai scultorea e plastica dell'insieme. Efficaci anche le luci di Bruno Ciulli.
La direzione di Antonio Pirolli è stata accurata e coerente dall'inizio alla fine, anche se avremmo senz'altro gradito un'impostazione un po' più scattante e sanguigna. Buona la prova offerta dal coro del nostro teatro preparato e diretto con estrema perizia dalla brava Tiziana Carlini.
Giovanni Pasqualino
27/4/2009
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