| La vita è sogno
Faust
di Johann Wolfgang Goethe 
Non è la prima volta che Glauco Mauri interpreta Faust: chi frequenta spesso i teatri ricorderà ancora di averlo applaudito e ammirato più di vent'anni fa, sempre a Catania, con una messa in scena del capolavoro di Goethe che, rispetto a quella odierna, privilegiava altri aspetti del mago del Nord che vende l'anima al diavolo per provare ciò che non ha mai vissuto nella sua esistenza di studioso, assolutamente votato al sapere ma anche al tentativo di insegnare qualcosa agli uomini, per migliorarli o mutarli. Il Glauco Mauri di vent'anni fa ci aveva offerto un Faust più dimesso, forse più realistico, dove venivano privilegiati gli aspetti più universalmente conosciuti della sua vicenda, sostanzialmente comuni a Marlowe e a Goethe: il patto, l'amore per Margherita, l'infanticidio, la morte in carcere della fanciulla, lo svolgersi del patto e l'epilogo finale.
Questo secondo Faust, nella nuova traduzione di Dario Del Corno, che rispetto a quella classica di Franco Fortini ha eliminato la patina ottocentesca del tedesco goethiano, con risultati non sempre incisivi e pregnanti, specialmente nella scena della Notte (unificata con quella dello Studio, dove avviene il patto), nella quale il grande monologo di Faust non ha avuto la maestosità e la profondità filosofica presenti nella versione di Fortini, pur se ci ha guadagnato, almeno da un punto di vista teatrale, in stringatezza e velocità. Mauri comunque ha dato ottima prova di sé in questa grande scena, insieme a Roberto Sturno, nelle vesti di Mefistofele, prima di divenire un demonio anzianotto e sornione dopo la scena della Cucina della Strega, dove Faust ringiovanisce, e viene dunque impersonato da Sturno, mentre Mefistofele si fa carico delle sembianze e della vecchiaia di Faust, almeno fino alla fine del lavoro, dove, ormai ritornato vecchio, il sapiente viene reimpersonato da Mauri.
Originale e funzionale idea teatrale, questa, che ha dato modo ad entrambi gli attori di dare il meglio di sé, e ha reso possibile rappresentare la scena della strega, di grande impatto surreale, complice anche la felice soluzione registica di un praticabile mobile che fungeva volta a volta da studio, porta, muro divisorio nella scena del giardino, da carcere e così via.
Dopo il classico interludio di Margherita, interpretata da Cristina Arnone che ha rivestito anche il ruolo di Elena, la scena con Marta, la brava Dora Romano, che è poi divenuta Bauci e la personificazione dell'Angoscia, e l'uccisione ad opera di Faust di Valentino, il fratello di Margherita, interpretato da Alessandro Scavone, cui nel secondo atto saranno affidati anche i ruoli del Tesoriere e di Euforione, il figlio di Faust ed Elena, il lavoro ha sempre meglio precisato i suoi obiettivi, quello onirico-surreale da un lato, e quello esistenziale- filosofico dall'altro, teso a vedere in Faust, come voleva del resto Goethe, il simbolo dell'insoddisfazione umana, dell'intellettuale che per amore del sapere si nega alla vita, per ritrovarsi poi vecchio e inesperiente. Ed ecco allora la seconda occasione, offerta da Dio tramite Mefistofele, perché non bisogna dimenticare che nel prologo in cielo, duettando col diavolo, l'onnipotente chiama Faust “Il mio servo”, affermando nel contempo: “Se egli ora mi serve soltanto nel disordine, presto lo guiderò nella chiarezza… Erra l'uomo finché cerca”.
 A ben guardare, dunque, il patto col diavolo altro non è che un escamotage divino per offrire a Faust una vita di riserva, permettendogli, alla fine, di scoprire che ciò che conta è la vita, e che la vita è ovunque, in un filo d'erba come nel più sontuoso dei palazzi, tra le braccia di una donna e nella fede in Dio. Per questo, il patto, dall'originaria promessa di potenza, giovinezza e bellezza di Marlowe, si tramuta in una scommessa : «Dovessi dire all'attimo: “Ma rimani! Sei così bello!” allora gettami in catene, allora accetterò la fine! Allora batta a morto la campana… s'arresti l'orologio… per me finisca il tempo… Quando io mi fermi, essere lo schiavo tuo o di un altro, che importa!».
Questa valenza filosofica del patto Mauri ha esaltato, scegliendo tra le scene del Faust quelle più funzionali al suo progetto. E in questo senso si comprende benissimo l'esclusione delle due Notti di Valpurga, quella della prima parte del Faust goethiano e quella classica, dove il mago del Nord incontra Elena di Troia dalla quale avrà un figlio, e viceversa l'inserimento di episodi spesso ritenuti teatralmente marginali, come la scena dell'imperatore e quella di Filemone e Bauci, premessa necessaria alla catarsi finale del protagonista. Né manca un accenno alla più inquietante scena del capolavoro goethiano, quella delle Grandi Madri, viaggio nell'antetempo e nell'antespazio di Faust per ritrovare Elena e Paride che Mefistofele, in quanto spiriti pagani non può recuperargli perché fuori dalla sua giurisdizione. Una scena soltanto accennata, è vero, ma che getta per un istante una luce livida, come il nulla che irrompe con tutta la sua inquietante potenza nell'umano.
Nella stessa ottica va letta anche la riduzione dell'epilogo, costituito dalla scena Gole Montane, con l'assenza del richiamo all'Eterno Femminino che “Ci trae verso l'alto”: quello che Mauri e Sturno hanno evidenziato, anche alternandosi nei ruoli, col risultato di un diavolo assolutamente umano e dimesso, per nulla inquietante, compagno di strada bonaccione o ragazzaccio maleducato e burlone, è il senso riposto dei due prologhi, quello in teatro e quello in cielo, che Goethe ha comunque premesso, e che molto spesso si dimenticano o si trattano solo alla stregua di un artificio retorico: Faust e Mefistofele sono due entità con ruoli ben distinti, ma il regista è il padreterno. È Dio che tira le fila, è Dio che vuole il patto, questo lungo sogno ad occhi aperti, questa sorta di Divina Commedia all'incontrario, dove alla fine, comunque, Faust incontrerà se stesso e capirà se stesso, comprendendo nel contempo anche il significato di parole come vita, felicità, amore, parole che la sua prima vita non gli aveva consentito di apprezzare e gustare.
Giuliana Cutore
22/2/2009
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