|
Turandot
a Torre del Lago per il 55° Festival Puccini .jpg)
Turandot è per Torre del Lago quel che Aida è per l'Arena di Verona. Cioè, un titolo del quale non si può fare a meno e da riproporre con frequenza inusuale anche per le opere liriche più popolari. Di certo, spesso si tratta di allestimenti qualitativamente notevoli, assai graditi dal pubblico non soltanto per la musica, come ha ancora una volta dimostrato l'ennesima replica di Turandot, l'ultima opera scritta da Puccini e in questi giorni presentata sul grande palcoscenico del Nuovo Gran Teatro, inaugurato l'estate scorsa sulle rive del Lago di Massaciuccoli per sostituire l'ormai vetusto teatro che da parecchi anni ospitava il Festival Puccini.
E, restando nell'ambito di quella che si può anche considerare come un calar di sipario sulla storia dell'opera lirica, è da dire che l'allestimento proposto quest'anno riproponeva alcune componenti di quello già da noi visto durante il 54° Festival, nel 2008, tra cui, assai importante, l'aspetto estetico. Straordinari, quindi, la scenografia e i costumi, con strutture maestose e sontuosi richiami alla civiltà imperiale cinese; sottolineata – per i costumi – da una netta divisione tra lussuose mise imperiali e “uniformi” del volgo, queste ultime molto somiglianti a quelle imposte ai prigionieri dei gulag comunisti e dei lager nazisti. Il tutto dovuto a Ezio Frigerio per le scene ed a Franca Squarciapino per i costumi, con la stessa regia di Maurizio Scaparro, che ha perpetuato il suo modo piuttosto statico di interpretare l'azione scenica, inculcando alla compagnia di canto una certa plastcità forse anche eccessiva.
.jpg) Nei ruoli principali della seconda compagnia di canto (compagnia da noi vista ...all'opera ) brillava particolarmente Giovanna Casolla, straordinaria vocalmente ma anche scenicamente. Le prestazioni dei suoi colleghi di contro non hanno avuto particolari bagliori, ma una menzione meritano alcune note ben tenute da Sung Kyu Park (Calaf) e da Mimma Briganti (una Liù, però, troppo poco vivace in senso scenico). Senza dimenticare il Timur di Alfredo Zanazzo (che proprio cieco, però, non sembrava) e tutti gli altri, con la brillante prestazione dell'orchestra del Festival Puccini diretta autorevolmente da Mauro Roverie. E con il contorno di alcune mostre, tra cui una relativa a una serie di ritratti dedicata alle eroine di Puccini e firmata dal genio di Silvano Campeggi, autore, negli ultimi sessanta anni, di molti, suggestivi manifesti cinematografici relativi a grandi film che hanno fatto la storia del cinema.
Michele La Spina
8/8/2009 Le foto del servizio sono di Aldo Umicini
|