|
Norma
con Saioa Hernández del Rio
chiude il Bellini Festival 2009 
Il mondo della lirica, si sa, è pieno di imprevisti, fuori e dentro la scena: imprevisti che spesso hanno affondato un'opera al suo esordio, contrattempi, cantanti che si ammalano improvvisamente, gatti che passeggiano sulla scena e quant'altro. Alla Norma andata in scena nelle sere del 19, 22 e 24 settembre non è mancato proprio niente: dalle proteste dei precari alla pioggerella del debutto, dal gatto che salta sulla scena all'indisposizione del soprano che doveva interpretare Adalgisa nel secondo cast, per finire col diluvio che ha allagato Catania negli ultimi giorni, costringendo gli organizzatori a ripiegare in tutta fretta su due esecuzioni in forma di concerto al Teatro Massimo Bellini.
Così, tra malumori, torrenti d'acqua e pubblico alquanto indispettito per i disagi (come se Enrico Castiglione, direttore artistico del Bellini Festival, fosse in contatto telefonico col Padreterno!), questa prima edizione del Bellini Festival si è chiusa con la Norma del 24 settembre, che vedeva nei ruoli di Norma e Adalgisa, al posto di June Anderson e di Lyubov Petrova, la giovane Saioa Hernández del Rio e Giuseppina Piunti.
Abbiamo già avuto modo di sottolineare le carenze della Norma del 19 settembre, e francamente non ci attendevamo molto di più dall'ultima recita; al massimo, sarebbe stata una buona occasione per riascoltare il bravissimo Gregory Kunde, che ha comunque offerto un Pollione superbo come vocalità, fraseggio, espressività ed eleganza scenica.
È stato quindi con uno stato d'animo alquanto rassegnato, e in fin dei conti solo per dovere di cronaca, che ci siamo disposti ad ascoltare anche questa Norma, stato d'animo aggravato dal fatto che, mancando la bellissima regia, i costumi e la scenografia, saremmo stati costretti a concentrarci assolutamente sull'aspetto musicale.
Della Hernández sapevamo soltanto che era stata appositamente preparata per la tremenda parte della sacerdotessa druidica da Montserrat Caballé, alla quale comunque, dopo la Callas, si deve una delle rare Norme di pregio e qualificate ad entrare in una discografia dell'opera. Tutto qui.
Senza aspettarci nulla di particolare abbiamo ascoltato il recitativo Sediziose voci, e dopo le prime note ci siamo fatti più attenti, risollevandoci un po' dalla poltrona: una voce piena e pastosa, magari resa leggermente tirata dall'emozione, ma comunque ben in linea con ciò che un melomane si attende da Norma. L'assenza di scene e costumi non la impressiona più di tanto e si dispone a cantare Casta Diva: l'attacco è splendido, caldo, pieno e grave, ma la voce è ancora tirata, al punto da sembrare corta (il seguito dell'opera dimostrerà che non è così). Il giovane soprano è spaventato, e si capisce: l'aria di sortita di Norma è troppo celebre, troppo è stata cantata, e il ricordo, si sa, corre immediato all'artefice canora della Bellini Renaissance: Maria Callas. E, sia detto, per inciso, troppo spesso il pubblico (e i critici) dimenticano che Casta Diva è solo l'inizio di una parte tremenda, che da sola contiene tutte le difficoltà che un soprano può affrontare nel corso della sua carriera.
La cabaletta va meglio: la Hernández la canta alla velocità giusta, imponendo i suoi tempi all'orchestra del Bellini, ed evidenziando una coloratura di tutto rispetto. Da qui è un crescendo di bellezza vocale e di pathos drammatico: finalmente sciolta dall'emozione, si abbandona definitivamente nel duetto con Adalgisa, curando gli splendidi recitativi fin nei minimi particolari, infuriando nel terzetto Norma-Adalgisa-Pollione che inizia con Tremi tu? E per chi?, dove anche la Piunti e Gregory Kunde hanno davvero dato il meglio.
Cosa strana, anche la direzione d'orchestra di Marco Zambelli sembrava trasformata rispetto al debutto: risolti i tempi, finalmente congruenti alle varie parti dell'opera, serrata e compatta come non ci si sarebbe mai aspettato in pochi giorni. Strano, ma non troppo: infatti, le cabalette che il 19 erano lente fino all'inverosimile, i recitativi suonati senza pensarci troppo su, le parti corali maschili poco marziali e compatte, erano tutti indizi di qualcosa che non andava, di una sostanziale disomogeneità di fondo. Il problema era solo se questa disomogeneità fosse dovuta a motivi interni od esterni all'orchestra: in parole povere, se fosse voluta o imposta, più o meno come in certe edizioni di Norma dove Bonynge va troppo dietro alle esigenze della sua autorevole consorte, la Sutherland.
E questo sospetto c'era stato, anche se la disorganicità del tutto lasciava qualche adito ad incertezze. Ma ieri la personalità travolgente della Hernández ha rimesso le cose a posto, imprimendo anche all'interpretazione di Kunde un nuovo pathos, che la mancanza di scene e la necessità per tutti i cantanti di recitare tra archetti, leggii e direttore d'orchestra non ha inficiato affatto.
Vero soprano drammatico, con una zona media bellissima, l'Hernández ha mostrato di aver messo a frutto non solo l'esperienza della Caballé, ma anche le lezioni di canto lasciate da Maria Callas nelle sue incisioni: una Norma imperiosa e dolce, vendicativa e innamorata, e tutto questo affidato non solo alla voce, ma anche ad un'abilità scenica e mimica che più volte ha fatto dimenticare che ci si trovava ad un'esecuzione in forma di concerto. Solo una volta, dopo Casta Diva, l'emozione (o il doversi muovere stando attenta a non urtare violini, viole e direttore d'orchestra) l'ha tradita: nell'attacco di In mia mano alfin tu sei, dove è entrata con un lievissimo ritardo rispetto al dovuto, ma dal quale è riuscita a riprendersi subito.
Quanto a Giuseppina Piunti, nonostante fossimo stati avvertiti di una sua leggera indisposizione, non se n'è accorto nessuno, se non per pochi istanti quando ad un orecchio esperto si capiva che risparmiava la voce: ha offerto un'Adalgisa di ottimo livello, forse magari un po' più imperiosa e appassionata di quella della Petrova, più simile a quella di Ebe Stignani, mentre il soprano russo ricordava la sommessa e accorata Christa Ludwig. Senza dubbio però la sua interpretazione ha scolpito con più pregnanza il grande recitativo Sgombra è la sacra selva, come anche il primo duetto con Norma, dove è stato raggiunto un afflato lirico di grande spessore, complice anche la perfetta dizione e l'ottima pronuncia della Hernandez.
Giuliana Cutore
25/9/2009
|