RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 

 

Le Baccanti euripidee

al Teatro Romano di Catania

L'uomo non può e non deve competere con il soprannaturale perché il peccato di hybris (cioè di superbia) verrà severamente e crudamente punito dalla divinità. Guai tremendi si abbatteranno sui mortali che osano opporsi o entrare in competizione con gli dei. Questo il tema della tragedia Le Baccanti di Euripide. Penteo si opporrà strenuamente all'introduzione del culto di Dioniso a Tebe ed allora il figlio di Zeus e Semele si vendicherà portando al delirio ed alla pazzia le Baccanti, fra le quali è Agave, madre dello stesso Penteo. Quando la donna tornerà in sé si accorgerà del suo gesto orrendo e del suo terribile misfatto piangendo a lacrime amare la sua sorte nefasta.

In realtà questa è la tragedia della debolezza umana di fronte ad una divinità crudele e misteriosa, incontrastabile. In verità Dioniso non è un dio a cui Euripide come uomo e pensatore potesse credere. Non cè nessuna conversione del poeta come per tanto tempo si è dubitato e creduto. Egli rimase favorevole a Penteo, cioè alla ragione, contro il mistero barbarico.

Ed è proprio in tal senso che la creazione di Micha van Hoecke, tratta dalla tragedia euripidea, viene concepita, come strenua opposizione illuministica della ragione alle forze oscure ed obnubilanti dell'irrazionalismo, sia esso di matrice storica, filosofica, artistica o musicale. Ed il quadro Guernica di Pablo Picasso, evidenziato all'inizio dello spettacolo, in tal senso parlava netto e chiaro in favore della razionalità contro tutti gli irrazionalismi e soprattutto contro i più dannosi di essi: intolleranza e guerra.

Di singolare forza emotiva e pathos le interpretazioni di Chiara Muti e Pamela Villoresi, che hanno saputo espandere con grande intensità tutta la loro estrosa e versatile grinta scenica e drammatica. L'ensemble ballettistico di Micha van Hoecke ha dato prova di grande tecnica, assoluto controllo muscolare ed eccellente affiatamento di gruppo. La regia dello stesso artista è riuscita a far coagulare la sinergia fra testo e rappresentazione scenica. Di particolare magnetismo e fascino le varie musiche adattate (Richard Wagner, Manos Hadijdakis, musiche tradizionali giapponesi, ecc.) e gli splendidi costumi dell'estrosa Marella Ferrera. Particolarmente incisiva la traduzione dei testi curata dal prof. Filippo Amoroso.

Giovanni Pasqualino

25/9/2009