RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


 

L'inconvenienza delle convenienze

Il 1827 fu per Donizetti un anno, oseremmo dire, di “ordinaria” amministrazione con quattro opere mandate in scena tra il principio dell'anno e la fine di novembre. Aprirono l'annata Olivo e Pasquale a Roma e seguirono a Napoli, dove Donizetti allora viveva, Otto mesi in due ore, Il borgomastro di Saardam e Le convenienze e inconvenienze teatrali. Inoltre Donizetti, per non indulgere troppo nell'ozio, trovò il tempo di preparare una nuova versione per Napoli di Olivo e Pasquale. Un anno dunque all'insegna della comicità, con l'eccezione dei semiseri- larmoyant Otto mesi in due ore (opere tutte queste meritevolmente riscoperte negli ultimi decenni e puntualmente incise in CD). Donizetti tuttavia non costituiva una rarità tra i compositori coevi, i quali, con la significativa deroga di Bellini, sfornavano opere a tutto spiano per alimentare il più fiorente mercato culturale ottocentesco, quello del melodramma che unificava idealmente un'Italia frammentata e ancora lontana dal momento in cui sarebbe diventata un soggetto politico.

All'approssimarsi del trentesimo compleanno (29 novembre) Donizetti si regala una farsa che va in scena al Teatro Nuovo il 21 novembre nella sua serata d'onore o beneficiata (il cui incasso cioè gli era interamente devoluto). Non è tuttora chiaro se il libretto sia dello stesso Donizetti o del poeta teatrale Domenico Gilardoni, suo abituale collaboratore, o più probabilmente di entrambi. Al battesimo molto favorevole della nuova opera seguirono numerose repliche e tutta una serie di riprese con quasi altrettante varianti a cui si presta la drammaturgia aperta di quest'opera particolare, della quale infatti si può dire che esistono quasi altrettante versioni quanti sono i manoscritti che la tramandano. Versioni a cui si aggiungono le varie edizioni allestite ovunque in epoca moderna. Sulla base dei materiali messi in ordine nell'edizione critica Ricordi curata da Roger Parker e Anders Wiklund, il direttore Federico Maria Sardelli ha cercato di riproporre la versione napoletana del 1831.

Dalle “convenienze”, vale a dire quei «privilegi, concessioni, regole scritte e non scritte dalle quali si deducono l'importanza, la gerarchia professionale, il potere contrattuale dei singoli artisti» (Claudio Toscani), che sono corollario di gelosie e liti furibonde, nascono le “inconvenienze” «che possono compromettere “sconvenientemente” un allestimento operistico o addirittura mandarlo a gambe all'aria» (Alberto Cantù). Donizetti rinverdisce con multiforme e prorompente talento e vivida ispirazione la satira del mondo del teatro, un sottogenere legato alla fortuna dell'opera buffa nel Settecento e nella prima metà dell'Ottocento, satira che trova la sua scaturigine nel celebre pamphlet di Benedetto Marcello Il Teatro alla moda (1720). Il teatro nel teatro ovvero «una commedia che ha per oggetto se stessa» (Gianfranco Folena) ha però un precedente nel catalogo donizettiano: si tratta del misconosciuto dramma giocoso Il fortunato inganno (Napoli 1823), quest'ultimo più sofisticato e più “cattivo” e di valore musicale e drammaturgico non inferiore; simile ma abbastanza diverso, il cui titolo non fu, ahimè, propizio alla sua sopravvivenza sulla scena.

Le vicissitudini di una troupe di artisti tanto pretenziosa e litigiosa quanto scalcinata - con un impresario in perenni ambasce di cassetta, un maestro di cappella in affanno e un librettista in angustie di ispirazione poetica, vessati ciascuno per proprio conto dalle pretese, dai capricci e dalle vanterie dei cantanti - formano la vicenda della spassosa commediola donizettiana ambientata chissà perché a Lodi. Le sopraggiunte defezioni del tenore tedesco e del musico rendono necessarie sostituzioni di “fortuna” con il marito della prima donna e la madre, Mamma Agata (un basso en travesti), della seconda donna. L'arrivo della straripante Mamma Agata imprime una svolta all'azione e le prove lamentevoli dell'opera seria da rappresentare, Romolo ed Ersilia, vanno avanti alla meno peggio (il peggio è, a dire il vero, il più non il meno), finché, venuti a sapere che il direttore del teatro non intende mandare in scena l'opera con un cast raffazzonato, gli artisti, che hanno già riscosso una quota del loro ingaggio, ritrovano una solidarietà di categoria e decidono di scappare nottetempo.

Dopo un decennio di mestiere teatrale, Donizetti, che cerca ancora la propria strada nell'opera seria - quell'opera seria alla quale si diverte qui irriverente a disegnare i baffi - ha raggiunto invece un'invidiabile maestria nel genere comico, anche se sono di là da venire i grandi capolavori comici della maturità. L'ispirazione è fresca, spigliata e versatile, con dovizia di melodie ora amabili ora mordenti, ben messe in evidenza, sin dall'ouverture presa in prestito da L'ajo nell'imbarazzo, dalla direzione infervorata e frizzante del maestro Sardelli alla guida della valorosa Orchestra della Toscana. Si è trattato di una realizzazione dei giovani del Progetto LTL Opera Studio 2010 in condominio con i Teatri Verdi di Pisa, del Giglio di Lucca e Goldoni di Livorno ed il Teatr Wielki-Opera di Poznan (Polonia). La scenografia semplice e funzionale di Andrea Gregori consisteva in una quinta frontale con varie porte, che, nella seconda parte, viene ribaltata e si trasforma in una piattaforma, contornata sulla destra dalle scene dipinte di Romolo ed Ersilia, su cui si svolgono le prove. Colpisce lo spettatore in un'opera che invita a nozze la moltitudine di registi costantemente in vena di trovate “geniali” la relativa sobrietà dell'allestimento di Saverio Marconi, il quale, alle gag sensazionali preferisce l'espressività di dettagli sottili ma incisivi nel gioco fantasioso ed esilarante di un cast di giovani di buona stoffa intraprendenti e ben affiatati che si sono giovati dei variopinti e azzeccati costumi di Massimo Poli. Del doppio cast di italiani e artisti dell'est basterà elencare i nomi: Ewa Majcherczyk e Lilia Piven (Daria), Stefano Cianci e Pawel Erdman (Procolo), Sebastian Szumski e Alberto Zanetti (Biscroma Strappaviscere), Marco Filippo Romano e Matteo D'Apolito (Mamma Agata), Francesca Tassinari e Francesca Salvatorelli(Luigia), Giovanni Coletta e Matteo Mezzaro (Guglielmo), Chiara Brunello e Irene Molinari (Pippetto), Dario Shikhmiri e Seweryn Ropenga (Cesare Salzapariglia), Alessio D'Aniello e Ignazio Nurra (Impresario e Direttore del Palco scenico). Le due Mamme Agate hanno fatto onore al loro stravagante personaggio divertendo in equa misura giovanissimi e adulti. Tutti meritevoli di elogi non dimenticando i bravi coristi ed il maestro al fortepiano Riccardo Mascia.

Fulvio Stefano Lo Presti

7/4/2011