RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


 

Orfeo ed Euridice di Gluck

al Teatro Massimo Bellini di Catania

Uno dei miti più toccanti e suggestivi della cultura classica e occidentale rimane senza dubbio quello di Orfeo, che mediante il potere ammaliante e seducente dei suoni riesce a commuovere gli dei ed a ribaltare, anche se per poco, le ineludibili leggi biologiche determinanti la vita dell'uomo su questa terra. La figura del leggendario cantore aveva già colpito l'estro di Giulio Caccini, Claudio Monteverdi, Luigi Rossi, Jean-Baptiste Lully e di altri grandi musicisti che avevano ravvisato nel personaggio l'incarnazione stessa del potere magnetico e ipnotico dell'arte musicale.

Il trace cantore che con la sua cetra ammansisce le fiere e commuove gli dei rappresenta da secoli, nel linguaggio metaforico della leggenda, i poteri della musica sulla psiche umana e la sua innegabile forza di attrazione e seduzione esercitata anche sull'umore e sull'affettività. Le dolcissime e dilanianti melodie da lui intonate gli offriranno il privilegio di scendere nel regno dei morti per riprendere la sua Euridice ma ad un patto: nell'uscire dall'Averno non dovrà mai girarsi a guardarla. Tuttavia la tentazione è forte, forse le divinità infere vogliono burlarsi di lui e così il musico si gira per accertarsi che la cara e amata immagine sia sempre presso di lui, e così facendo viola l'accordo e perde per sempre la sua donna. Ma il testo di Ranieri de' Calzabigi con la complicità della musica di Gluck si avvarrà di Amore, generoso deus ex machina, per donare ancora una volta Euridice al suo amato sposo.

L'esecuzione catanese dell' Orfeo ed Euridice di Christoph Willibald Gluck, seconda alla prima assoluta del 1986, alla quale abbiamo assistito l'11 settembre scorso (con repliche fino al 19) è quella della prima versione dell'opera rappresentata all' Hofburtheater di Vienna il 5 ottobre 1762, dove il personaggio di Orfeo veniva affidato ad un contraltista, mentre successivamente l'autore ne rifece una seconda versione in francese arricchendola di pagine vocali e di nuovi balli, trasportando anche nella tessitura tenorile la parte dell'eroe eponimo. Il rifacimento per Parigi fu poi eseguito il 2 agosto del 1774.

La regia, le scene e le luci curate con meticolosa precisione da Francesco Esposito hanno concorso sinergicamente a potenziare uno spettacolo visivamente accattivante ed affascinante, nel quale la modernità dei costumi esaltava la forza scenica e drammatica dell'azione e della musica. Di particolare pregnanza e plastica armonia si rivelavano i movimenti coreografici ideati e realizzati da Giusy Vittorino con il Bellini Junior Ballet. La direzione del maestro Aldo Sisillo ci è sembrata quanto mai raffinata, elegante e parsimoniosa, perfettamente in tono con il delicato e tenero soggetto trattato dall'opera.

Il mezzosoprano Nidia Palacios ha saputo rendere con una certa cura la tessitura affidata al personaggio di Orfeo anche se non è riuscita a coglierne le ansie profonde e le morbide sfumature, specie nei registri medio-bassi. Agile e duttile si è rivelata la voce del soprano Valeria Esposito nel definire la personalità di Euridice, pur mancando, talvolta, di quegli slanci e di quelle aperture foniche proprie del controverso personaggio. Attenta e impegnata la prova fornita dal soprano Manuela Cocuccio (Amore) ben sostenuta da una voce calda, abbastanza duttile e luminosa. Il coro del nostro teatro, diretto con piglio energico dalla brava Tiziana Carlini, è stato davvero inappuntabile, offrendo un'interpretazione quanto mai precisa non solo nelle entrate e negli attacchi, ma anche e soprattutto nella creazione degli amalgami sonori e della perfetta fusione ed equilibrio delle voci. Purtroppo l'opera è stata mutilata dalla “Danza delle furie e degli spettri”, dalla“Danza degli spiriti beati” e di altri celebri brani, lasciando confusi e perplessi alcuni autorevoli musicologi e critici musicali presenti nel parterre.

Giovanni Pasqualino

12/9/2010

 

Le foto del servizio sono di Giacomo Orlando per il teatro Bellini di Catania.