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Il matrimonio

di Nicolaj Gogol debutta al Brancati di Catania

Mercoledì 1 dicembre è andato in scena al teatro Brancati di Catania Il Matrimonio di Nicolaj Gogol, secondo titolo del cartellone 2010-2011, nella rielaborazione di Nino Mangano, che ne ha curato anche la regia.

La commedia, la cui stesura definitiva è del 1841, intrisa del sottile e corrosivo umorismo russo che mira, a differenza di quello levantino, non a far ridere a squarciagola il pubblico, ma solo a strappargli sorrisetti sardonici venati talvolta di amarezza per gli abissi di stupidità a cui può giungere un essere umano irreggimentato nel sociale e dunque incapace di pensare con la propria testa, giocava sulle tipiche situazioni grottesche di Gogol, dove ogni elemento drammatico, dai nomi parlanti dei personaggi alla esasperazione della vicenda, dalle didascalie ironiche spesso riproducenti triti e ritriti adagi popolari, all'uso sapiente degli artifici retorici, espressione quest'ultima indizio di un umorismo comunque colto e non giocato sulla scurrilità da fescennini, si proponeva di esasperare le contraddizioni di una società quale quella russa dell'800, intrisa di conformismi e pregiudizi, il cui ideale di famiglia da costituire era quello basato sul matrimonio combinato, i cui cardini erano la dote della sposa e la sua assoluta ingenuità da un lato, e la professione dello sposo, nonché possibilmente qualche suo quarto di nobiltà, dall'altro.

Non a caso il sottotitolo della pièce recitava: Avvenimento assolutamente impossibile in due atti. Nella prospettiva di Gogol, il matrimonio che si tenta di combinare nella commedia, ma forse il matrimonio in genere, nella sua valenza sociale e borghese, nulla ha a che vedere con la reale unione di due persone: è una girandola di ipocrisie, un far la ruota come i tacchini, un conteggio degno di un banchiere, l'opera di un'avida e astuta mezzana.

E la compagnia che ha recitato al Brancati ha mostrato di aver compreso sino in fondo l'intento di Gogol: Miko Magistro, nei panni di Cosimo, zio di Petruccio (Giovanni Carta), e vegliardo ossessionato dall'idea di far sposare il nipote per sbarazzarsene una volta per tutte e porre fine alla sua eterna indecisione, ha interpretato con malizioso garbo il personaggio dell'anziano intrigante e untuoso, pronto a qualsiasi compromesso pur di raggiungere il proprio scopo.

Miko Magistro e Mariella Lo Giudice

Anche Mariella Lo Giudice, che interpretava Filomena, la mezzana esperta nel combinare matrimoni, ha recitato con grande disinvoltura, senza mai eccedere nei toni caricaturali, ma con una misura di fondo che ha reso molto accattivante il suo ruolo.

Bravissima come sempre Debora Bernardi, che interpretava Agata, la ragazzetta ingenua, almeno in apparenza, un po' tonta e pronta a farsi corbellare dal primo che capita, alla ricerca disperata di un marito; l'attrice ha dato ancora una volta prova di trovarsi a suo agio sia nei ruoli drammatici che in quelli comici, evidenziando nei secondi una mimica davvero esilarante.

Molto professionali tutti i comprimari, da Federica Bisegna a Rosario Minardi, da Vittorio Bonaccorso a Carlo Ferreri, per finire con Raffaele Bella, Giovanni Santangelo e Alessandro Sparacino; sono tutti riusciti a rendere con estrema precisione il salace umorismo della commedia, senza mai scadere nel caricato o nella grossolanità.

Molto belle e luminose le scene di Dora Argento, che ha anche curato con sicuro piglio storico i costumi. Le musiche di Massimiliano Pace e i movimenti coreografici di Silvana Lo Giudice hanno contribuito a siglare il successo di uno spettacolo che il pubblico ha mostrato di gradire molto, soprattutto nella seconda parte, più vivace e rutilante.

Giuliana Cutore

5/12/2010

Le foto del servizio sono di Giuseppe Messina.