RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


 

Don Gregorio

di GaetanoDonizetti per la prima volta

al Teatro Massimo Bellini di Catania

Compositore estroso, poliedrico e polivalente, Gaetano Donizetti eccelse sia nel genere buffo che in quello serio dell'opera, riuscendo a lasciare capolavori sia nell'una che nell'altra tipologia melodrammatica; basterebbe ricordare del primo capolavori come L'elisir d'amore e Don Pasquale e del secondo deliziosi esempi come Anna Bolena, Lucia di Lammermoor, La favorita, Roberto Devereux, Dom Sébastien.

Andata in scena per la prima volta al Teatro Valle di Roma il 4 febbraio del 1824, l'opera buffa in due atti di Jacopo Ferretti L'ajo nell'imbarazzo, tratta dall'omonima commedia di Giovanni Giraud, rappresentò il primo autentico successo che valse al compositore bergamasco una certa fama al di là dei confini degli stati italiani. A Napoli l'opera approda nel 1826 al Teatro Nuovo con il nome mutato in Don Gregorio, con parti parlate al posto del recitativo secco e la parte in dialetto per il protagonista ed alcuni brani musicali mutati.

A causa di uno sciopero di alcune sigle sindacali di lavoratori del teatro, sia la prima che alcune repliche sono state annullate e pertanto daremo resoconto ai nostri appassionati lettori, che oramai sono tanti in tutta Italia, di una rappresentazione che ha visto l'esibizione della seconda compagnia di cantanti. La versione presentata mercoledì 3 dicembre a Catania, nella edizione curata da Maria Chiara Bertieri, nell'allestimento della Fondazione Donizetti di Bergamo e del Teatro della Fortuna di Fano, ha riscosso un successo davvero lusinghiero sia di pubblico che di critica, successo che noi giudichiamo senz'altro meritato per il fascino e la bellezza dello spettacolo nel suo complesso.

La sagace e intelligente regia di Roberto Recchia ha collocato l'ambientazione storica della trama negli anni che precedono l'avvento del regime fascista, riuscendo a far emergere con grande vigore il contrasto fra un'educazione fortemente oscurantista e bigotta di un padre antiquato che considera i suoi due figli maschi già adulti ancora come due adolescenti, e dall'altro l'insopprimibile richiamo naturale che il sesso femminile esercita su di loro, mettendo in crisi modelli educativi assolutamente beceri e contro natura.

Maurizio Leoni ha affrontato con estrema sicurezza e bravura la tessitura affidata al personaggio di Don Gregorio, riuscendo a mettere in campo una voce duttile, chiara e potente. Il soprano Sonia Peruzzo (Gilda) ha saputo unire alla bellezza vocale anche una presenza scenica frizzante ed esuberante, degna di una incantevole soubrette. Gianfranco Montresor (Don Giulio) ha sfoderato una vigorosa e pregnante voce da basso cantante, sicuramente adatta alla figura di un padre austero. Bravi e in ruolo anche Filippo Adami (Enrico), Amedeo Moretti (Pippetto), Marta Moretto (Leonarda) e Ezio Maria Tisi (Simone).

Fabrizio Maria Carminati ha diretto l'orchestra ed il coro del Teatro Massimo Bellini con estrema leggerezza, buon gusto e levità, imprimendo a tutta l'opera una delicatezza e dolcezza incomparabili. Di particolare incanto ci sono parsi i costumi di Virginia Carnabuci così come le luci di Emiliano Pascucci.

L'opera era stata presentata al pubblico lunedì 1 dicembre, in una sala del Monastero dei Benedettini di Catania, in modo dettagliato, accurato ed esaustivo dal prof. Paolo Fabbri, ordinario di Storia della Musica presso l'università di Ferrara, affiancato dal regista Roberto Recchia, dal cantante Roberto De Candia e dalle prof.sse Graziella Seminara e Maria Rosa De Luca dell'Università di Catania.

Giovanni Pasqualino

5/12/2008