Dal sinfonismo tedesco al sinfonismo italiano
Inaugurata la Stagione Sinfonica del Massimo Bellini 2010/2011
Giovedì 4 novembre 2010 ha debuttato la Stagione Sinfonica 2010/2011 del Teatro Massimo Bellini di Catania. A dirigere l'orchestra del nostro teatro il versatile Will Humburg. Il programma prevedeva Schubert, Puccini e Respighi. Del compositore austriaco prematuramente scomparso sono stati eseguiti l' Ouverture “nello stile italiano” in re maggiore D. 590 e la celeberrima Sinfonia n.8 in si minore “Incompiuta” D. 759. La prima pagina dichiara una certa atmosfera e suggestione tutta italiana, tant'è che contiene all'interno dell' Allegro giusto il tema della cavatina di sortita dal protagonista eponimo dell'opera Tancredi di Gioacchino Rossini, esplicito omaggio al grande pesarese la cui musica nei primi decenni dell'800 aveva conquistato l'Europa intera e perfino la città di Vienna. Alla leggiadria e delicatezza mediterranea dell' Ouverture ha fatto da contraltare dialettico l'Incompiuta con tutti i suoi fremiti, le sue inquietanti meditazioni, i suoi angoscianti interrogativi espressi attraverso una creazione che sembra giungere da arcani spazi interstellari. E proprio il meditativo Schubert ci è parso essere nelle corde dell'eccellente Humburg, il quale è riuscito a trarre il meglio dalla nostra orchestra, riuscendo a cesellare ogni tema, ogni cadenza, ogni tratto più espressivo e significativo della splendida partitura.
La seconda parte veniva invece dedicata tutta al sinfonismo italiano, con l'esecuzione del Capriccio Sinfonico in fa maggiore di Giacomo Puccini e Rossiniana, suite per orchestra in quattro quadri P.148 di Ottorino Respighi. La composizione del musicista toscano è del 1883 e rappresenta un po' la sua tesi di laurea, infatti la celebre pagina orchestrale fu l'atto conclusivo dei suoi studi al Conservatorio di Milano. In esso è chiaramente ravvisabile una sezione che diventerà poi l'incipit della futura Bohème. La serata è stata conclusa con l'incantevole pagina respighiana dalla quale si sprigionavano come fuochi pirotecnici i due tempi estremi: Barcarola, siciliana e Tarantella “puro sangue”,saturi di folklore italiano e particolarmente meridionale. Humburg ha mostrato grande versatilità nella resa di armonie, colori e timbri tipicamente levantini, dando vita, specie nell'ultimo brano, ad un caleidoscopio di impasti strumentali e timbrici così luminoso, brioso e sfavillante da diventare quasi un inno alla vita ed alla gioia di vivere. La calorosa salva di applausi riversatasi dal numeroso pubblico intervenuto sul direttore e sull'orchestra ha fatto sì che come bis venisse riproposta ancora una volta il quarto tempo della suite respighiana: Tarantella “puro sangue”.
Giovanni Pasqualino
10/11/2010
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