RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


La lezione

di Eugène Ionesco

al Verga di Catania

Valeria Contadino e Pippo Pattavina.

Il dramma comico in un atto La leçon di Eugène Ionesco fu composto nel giugno del 1950 e rappresentato per la prima volta a Parigi al Théâtre de Poche il 20 febbraio 1951, entrando da allora a far parte del repertorio internazionale. Nello studio di un anziano professore giunge una ragazza diciottenne che vorrebbe presentarsi agli esami di libera docenza “totale”. Il timido ed impacciato uomo comincia col verificare dapprima le conoscenze di aritmetica dell'alunna notando alcune lacune, indi passa ad assodarne le padronanze filologiche e linguistiche, cominciando a dire cose sconclusionate ed a manifestare uno stato di crescente tensione ed esaltazione. L'allieva, alla quale nel contempo è scoppiato un improvviso e lancinante mal di denti, chiede di sospendere e di poter andar via. Il professore, sempre più esaltato nella sua spiegazione e contrariato dal fatto che la giovane si sia concentrata sulla sua sofferenza, diventa ancor più aggressivo e violento, costringendola a pronunciare nelle varie lingue la parola coltello. Visti vani i suoi tentativi, esasperato e contrariato prende sul serio un coltello e uccide la povera fanciulla. A questo punto giunge la sua governante Marie, che rimproverandolo aspramente gli ricorda come quella sia la quarantesima alunna a fare quella fine. I due portano via il cadavere ed il professore, ritornato nello studio, mette al braccio una fascia rossa con una svastica portatale dalla fida Marie, così non potrà essere notato, passerà per una persona per bene e la faccenda diventerà solo una questione di politica. Intanto bussano alla porta: è una nuova allieva che desidera avere lezioni dal professore.

Ileana Rigano, Pippo Pattavina e Valeria Contadino.

Certo questa pièce di Ionesco offre allo spettatore molte sfaccettature e moduli di lettura che vanno dalla satira alla Cultura in sé che molto raramente si tramuta e trasfonde in Humanitas, all'impossibilità di comunicare fra gli esseri umani, al contrasto fra apparire ed essere, all'ipocrisia che sottintende ai rapporti reali fra le persone. Ma credo la più importante chiave di lettura dell'atto unico rimanga, come ha giustamente sottolineato nel programma di sala il regista Ezio Donato, quella etico-politica, nella quale viene adombrata l'acquiescenza della Francia all'invasione nazista durante la seconda guerra mondiale. Così il professore, definito nella didascalia “un povero diavolo sbiadito”, si trasforma in un maniaco omicida che tronca senza alcuna pietà e senza alcuna motivazione giovani vite. Una follia domestica che potrà essere minimizzata e coperta sola da una più grande follia umana quale è quella della guerra.

Davvero mirabile l'interpretazione di Pippo Pattavina, che ha saputo cogliere tutti i tic, le paure, le miserie, le meschinità, le frustrazioni dell'insegnante ottuso, invero non raro neanche nella realtà, che chiede al discepolo solo cieca attenzione, cieca sottomissione e cieca obbedienza quasi come un dittatore dal quale dipendano la vita e la morte degli esseri umani. L'attore siciliano ha vestito in modo perfetto la miserabile figura del didatta pretenzioso che nulla di nobile, aristocratico, magnanimo, tollerante, indulgente, paziente, sensibile sa offrire al discepolo; perfino la sua pseudo-cultura fatta di sterili cognizioni diventa un non senso, perché di fatto rimane fine a se stessa.

Ileana Rigano ha saputo cogliere al meglio i tratti della governante-complice che vende la propria coscienza pur di continuare ad avere una casa comoda, uno stipendio e riuscire a condurre una confortevole esistenza domestica. La brava Valeria Contadino ha esibito una recitazione spigliata, sicura e disinvolta evidenziando solida e sicura professionalità. Significativa l'interpretazione musicale di Valerio Cairone con l'organetto diatonico ed il violoncello.

La regia di Ezio Donato ha saputo evidenziare i tratti peculiari e tipici del “teatro dell'assurdo” di Ionesco, avvalendosi in modo funzionale e sinergico delle semplici ma suggestive scene di Antonio Fiorentino, dei realistici costumi di Giuseppe Andolfo, delle inquietanti musiche di Carlo Insolia e delle allusive ed evocative luci di Franco Buzzanca.

Giovanni Pasqualino

25/4/2010