RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


Chi dovrebbe giudicare il giudice?

La brocca rotta

di Kleist al “Musco” di Catania

Per la Stagione 2010/2011 del Teatro Stabile etneo sabato 11 marzo è andata in scena al Teatro “Musco” di Catania la prima de La brocca rotta, amabile e piacevole commedia di Heinrich Von Kleist, che riesce a provocare nello spettatore oltre a piacevoli e spensierate risate anche seri e profondi elementi di riflessione sull'ingiustizia umana e soprattutto sull'amministrazione della giustizia da parte di magistrati che sovente curano più i propri interessi e quelli dei propri amici anziché quelli dello Stato. Insomma una pièce che in modo tanto lieve quanto umano e profondo riesce ridendo dicere severum, e con ironia prende in giro quei magistrati e tutori della legge di ogni tempo i quali, dietro tronfi e boriosi discorsi fatti di puro vento, perseguono sovente profitti personali per sé, la propria famiglia ed i propri accoliti.

In un borgo olandese uno sconosciuto è penetrato nella camera di una fanciulla per concupirla ma a causa di qualcuno che cerca la ragazza deve fuggire precipitosamente e nella fuga rompe una brocca di fine maiolica di Delft. Durante il processo che ne seguirà la venuta di un ispettore statale nel villaggio rivelerà il vero colpevole del misfatto, lo stesso giudice Adam, che dovrebbe amministrare saggiamente la giustizia e dal quale ci si aspetterebbe un verdetto imparziale!

È evidente l'intento di Kleist di rilevare come spesso un magistrato possa diventare strumento di vessazione ed iniquità, ancor più terribile e temibile perché operante sotto la protezione di una carica statale che lo preserva da qualsiasi altro controllo. Cosa questa riscontrabile in ogni paese e sotto qualunque tipologia governativa, sia essa autoritaria o democratica. L'attualità e pregnanza della splendida commedia del drammaturgo tedesco si rivela ancor oggi conforme alla norma: se infatti possiamo dirci orgogliosi e fieri di magistrati come Falcone e Borsellino non altrettanto ci pare di corrotti figuri come Corrado Carnevale o Bruno Contrada.

La regia di Nino Mangano ha saputo rendere quanto mai trasparente ed “universale” la vicenda, sapientemente ambientata in un qualsiasi borgo agreste dove la semplicità e la bonarietà della gente laboriosa sembra diventare quasi bovina acquiescenza alla sopraffazione ed alla prepotenza camuffata da “bene pubblico” e “interesse pubblico”.

Il bravo Mimmo Mignemi (giudice Adamo) si è mosso con grande disinvoltura nei panni del giudice ingiusto, evidenziandone i tratti più biechi, sadici e umanamente miserabili. La sua recitazione sempre misurata ed equilibrata ha colto i lati più intimi e profondi di un “filisteo” infido e subdolo che fa dell'ipocrisia il suo precipuo modus operandi nel sociale. L'interpretazione di Angelo Tosto (il consigliere di giustizia Walter) è cresciuta di caratura e si è sviluppata con sicura professionalità fino alla fine della commedia, raggiungendo il suo acme nelle battute finali nelle quali il burocrate, (quasi a giustificare l'operato del sottoposto collega) afferma con singolare soddisfazione che Adamo alla fin fine ha solamente attentato all'onore di una donna e nel caso non abbia commesso altri misfatti (riferendosi all'appropriazione delle tasse statali) potrà in futuro venire sicuramente reintegrato nel suo incarico.

In perfetto ruolo anche le versatili Egle Doria (Eva), Raniela Ragonese (Marta, madre di Eva) e Margherita Mignemi (comare Brigida). Esilaranti e spassose le prove offerte da Fiorenzo Fiorito (cancelliere Lucio), Camillo Mascolino (Vito, fratello di Brigida), Giampaolo Romania (Roberto, figlio di Vito), Marzia Longo (Greta), Chiara Seminara (Lisa) e Aldo Toscano (Gianrico).

Molto caratteristici i costumi di Dora Argento, efficaci e ben congegnate le scene di Riccardo Perricone, fantasiose e brillanti le coreografie di Silvana Lo Giudice, incisive le luci di Franco Buzzanca, funzionali al testo e particolarmente icastiche le musiche di Massimiliano Pace.

Giovanni Pasqualino

13/3/2011

Le foto del servizio sono di Giuseppe Sinopoli.