RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


 

Una Manon Lescaut (quasi) ottima

Martina Serafin e Marcello Giordani

Non si era mai visto il celebre preludio all'atto III della Manon Lescaut di Puccini eseguito mentre, a sipario aperto, danza una coppia di ballerini. Ma tutto può accadere, e così, il Festival di Torre del Lago Puccini ha fatto questa sorpresa ai suoi spettatori, inserendo questa danza, con le coreografie di Elodie Vella, affidata a due ottimi coreuti come Martin Zanotti e Maria Teresa Molino nell'edizione di Manon Lescaut presentata quest'anno dal Festival Puccini.

In verità, di sorprese, questo allestimento di Manon Lescaut, ne presentava anche altre, tra le quali, prima per importanza, la novità di un preludio all'atto II composto da Puccini nel 1891 ma mai eseguito prima d'ora nel contesto della partitura. E anche se in pratica, è una sorta di memorandum consegnato agli spettatori perchè pregustino alcune melodie che musicalmente ascolteranno poi nel corso degli atti successivi, è da dire che filologicamente l'avere riproposto questa “novità dal passato” è da considerare in modo favorevole. In più, vista la predisposizione pucciniana a fare e disfare, ad aggiungere ed eliminare, vorremmo che proprio il Festival dedicato a Puccini prendesse sempre in considerazione qualche pagina mai eseguita.

Intanto, però, è da dire che l'edizione di Manon Lescaut della quale stiamo parlando, realizzata in coproduzione con l'Opera di Nizza, presentava almeno un altro punto positivo, dato dalla compagnia di canto, nella quale spiccavano i due protagonisti, Martina Serafin (Manon) e Marcello Giordani (Des Grieux), perfetti in ogni componente della loro personalità artistica. Con loro, da citare almeno Giovanni Guagliardo (Lescaut) Alessandro Guerzoni (Geronte), Cristiano Olivieri (Edmondo) e Nadia Pirazzini (Un musico). Ed è un vero peccato che la regia di Paul-Emile Fourny abbia talvolta calcato la mano su alcuni aspetti della vicenda, forzando eccessivamente gli effetti, come nel III atto, dove non è riuscita a mettere in rilievo la differenza tra il molo sul quale si volge una parte dell'azione e la nave che attende le deportate. Per fortuna, però, i costumi firmati da Giovanna Fiorentini erano molto accattivanti, e l'Orchestra del Festival era in perfetta forma grazie anche alla direzione eccellente di Alberto Veronesi, che di Puccini è un perfetto conoscitore. Da non dimenticare, inoltre, il coro, diretto da Francesco Tosi. Il tutto, in un allestimento al quale mancava poco per divenire memorabile.

Michele La Spina

9/8/2009

Le foto del servizio sono di Aldo Umicini.