RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


Antonino Palminteri nel panorama operistico dell'800

Fra i pregevoli libri di storia della musica e musicologia editi nel trascorso 2010, dobbiamo menzionare il volume dedicato dalla brava studiosa Angela Balistreri al compositore e direttore d'orchestra siciliano Antonino Palminteri, nobile figura di uomo e di artista. Nato a Menfi il 3 ottobre del 1846 dal dottor Baldassarre, medico, e da Paola Ragusa, madre semplice ed amabile. I primi rudimenti musicali li ebbe dal padre e dal cugino Ludovico Viviani e fra i 13 ed i 14 anni venne ammesso al Real Conservatorio di musica di Palermo, in quel torno di tempo diretto dal valente catanese Pietro Platania. Dopo costante e dura applicazione allo studio il 15 dicembre del 1863 vince il concorso per un posto gratuito alla frequenza nell'istituto, superando un'ardua prova d'esame. Da allora in poi tutto il suo corso di studi è costellato di premi e riconoscimenti. Proprio dai programmi di sala giacenti ancora presso la biblioteca del Conservatorio panormita veniamo a conoscenza del fatto che nel 1866, in occasione del Saggio Accademico, gli è stata conferita la medaglia di Primo Ordine per le materie: Armonia, Contrappunto, strumento e Lettere. Inoltre, durante la manifestazione di premiazione, Antonino Palminteri, allora allievo del maestro Buonanno, esegue la Gran Fantasia di Sigmund Thalberg sulla Sonnambula di Bellini. Nel 1869, il giovane viene premiato con la medaglia di Merito Superiore per la Scuola di Contrappunto e Composizione “pel compimento del corso di studi” e lo stesso anno consegue il diploma in viola. Nel luglio del 1870 conclude gli studi e viene dichiarato maestro, inoltre il 12 maggio 1873 ottiene dal direttore del Conservatorio, Pietro Platania, il certificato di lode con il quale vengono evidenziati i suoi meriti didattici ed artistici. Con un decreto del marzo 1874 Antonino Palminteri sarà designato come docente di armonia presso il Conservatorio di Palermo. Purtroppo la sua isola aveva dei confini troppo ristretti per sperimentare e poter comparare la sua preparazione di compositore con il mondo musicale italiano, così dal 1878 si trasferì a Milano e nel Conservatorio della città lombarda insegno armonia e contrappunto, anche se non fu titolare di cattedra. Pian piano però i suoi interessi si estendono e affiancano mirabilmente dalla composizione verso la direzione d'orchestra. Di tale attività restano una miriade di articoli che ne celebrano la valentia e la bravura, come per esempio quello in occasione della Bohème al teatro Alighieri di Ravenna scritto dal critico Ireneo Piccioni su “Il Faro Romagnolo Giornale Politico Indipendente della Regione” dell'8 maggio 1897: «…Nulla ha trascurato; le più piccole sfumature sono state fatte risaltare con un colorito mirabile; ed ha ridotto gli elementi disparati dell'Orchestra ad una unità omogenea e corretta, mettendovi tutta la volontà, forza ed energia di che è capace la sua natura calda d'Artista Siciliano». Per la prima dell'opera Germania di Alberto Franchetti su libretto di Luigi Illica al teatro municipale di Reggio Emilia, il foglio “ La Giustizia ” del 2 febbraio 1905 annota: «…Il maestro Palminteri ha lavorato tenacemente, con la passione di un apostolo, alla preparazione dello spettacolo ed è riuscito, con l'ardore mirabile del suo temperamento siciliano, a formare un'orchestra, quale difficilmente abbiamo avuto a Reggio in questi ultimi anni. L'omogeneità, il colorito, la precisione, la passione, tutto egli ha saputo ritrarre dall'orchestra, la quale, per verità, ha dimostrato di saper corrispondere alla intelligente premura del suo abilissimo direttore».

Senza contare i biglietti e le cartoline di Giacomo Puccini indirizzate all'artista siciliano per celebrarne la competenza e maestria. Già da Milano il 29/12/1894 scriveva il musicista lucchese in occasione di una messa in scena della Manon Lescaut a San Remo: «Carissimo amico-Non può credere come sia stato contento del successo di sostì! Temevo molto anche per il cattivo trattamento a priori fatto a Manon! Devo a Lei, eg. Maestro; devo alla sua valentia e alla sua fraterna cooperazione se l'opera è andata bene grazie infinite e si abbia la riconoscenza del suo aff.mo G. Puccini». Ancora il musicista toscano in un telegramma del 14 marzo 1897 annotava: «Cordialmente ringraziovi per successo Bohème pregandovi esternare mia soddisfazione artisti tutti orchestra coro Saluti». Per una messa in scena dell'opera Tosca al teatro Coccia di Novara, il compositore lucchese inviava il 25 Dicembre 1900 il seguente telegramma: «Giacomo Puccini grato si rallegra coll'Egr.° M° Palmieri e con gli esecutori per il successo ottenuto a Novara. – Mille perdoni se così tardi si fa vivo!».

Il celebre e celebrato musicista siciliano si spegnerà a Pistoia il 31 luglio del 1915. L' autrice del volume ricostruisce con perizia la parabola non solo biografica ma anche creativa e interpretativa dell'illustre musicista siciliano, la cui alta professionalità e fama lo condurranno a dirigere non solo nei più importanti e rinomati teatri italiani ma perfino spagnoli e russi. Il saggio risulta ricco non solo di testimonianze giornalistiche, lettere, biglietti, cartoline e documenti dell'epoca ma anche di un raro e pregevole materiale fotografico ed iconografico riguardante la vita e l'arte di Antonino Palminteri.

Giovanni Pasqualino

18/6/2011