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Mandragola

di Niccolò Machiavelli

inaugura la rassegna Percezioni

Da sinistra: Giuseppe Bisicchia, Antonio Caruso, Michele Dell'Utri.

La rassegna Percezioni, attiva a Catania già dal 2006 ad opera della compagnia Gli Stravaganti, ha inaugurato domenica 29 novembre al Centro Zo di Catania la stagione teatrale 2009-2010, che comprende quattro titoli, tutti all'insegna di un teatro colto e raffinato che, pur non disdegnando i classici, propone anche un lavoro contemporaneo e un insolito ma interessantissimo repêchage satirico.

Si va da Mandragola, che ha inaugurato la stagione, per continuare con L'attrice, scritto e interpretato da Federica Bisegna, un divertente One Woman Show imperniato sul difficile mestiere di attore, con Fedra, di Jean Racine, che vedrà sulla scena una delle più brave attrici del panorama etneo, Debora Bernardi, per finire con Il teatro alla moda di Benedetto Marcello, una satira sul mondo teatrale tratta dall'omonimo scritto satirico del grande musicista, interpretato da Vitalba Andrea e Guido Turrisi, che ne curerà anche la regia.

Come si può vedere, un programma diverso, che dimostra la poliedricità degli interessi teatrali di Turrisi, attento come pochi registi a scelte alternative rispetto ai copioni esplorati e riesplorati da tutte le compagnie, e al tempo stesso immune dalla fin troppo facile scelta del teatro monologo o del copione rabberciato qua e là da novelle, romanzi e in genere da opere narrative poco o nulla adatte alla dinamica teatrale.

Mandragola è senz'altro il capolavoro teatrale del ‘500, dove lo spirito acre e dissacratore di Machiavelli ha dato il meglio di sé, mettendo in ridicolo un mondo rinascimentale greve di ipocrisia, di compromessi, di preti dalla coscienza elastica come il caucciù, di giovanotti scapestrati e di cretini pieni di soldi. Un mondo eterno, attivo nell'antica Roma come ai nostri tempi, e che non cessa volta a volta di divertire lo spettatore, ma anche, qua e là, di farlo riflettere, svelando le menzogne e il putridume che si celano dietro le belle parole grondanti buoni sentimenti, dietro i sontuosi vestiti e gli orpelli in genere di una società che, in tutti i tempi, ha fatto dell' apparire il suo essere.

E tutto questo la compagnia di Guido Turrisi lo ha reso palpabile sul palcoscenico, con grande leggerezza e maestria, senza mai indulgere alle tanto frequenti cadute di stile di compagnie che, pur di rendere attuale una pièce rinascimentale o dei secoli successivi, non esitano a ficcarci dentro assurdi rimandi ai tempi contemporanei o a svilirla traducendola in dialetto.

La riduzione di Turrisi, invece, pur mantenendo intatto dell'originale lingua del segretario fiorentino solo il prologo, dove la patina arcaica serviva di fatto a introdurre nella mimesis teatrale, ha svolto, per così dire, solo un lavoro di traduzione pressoché letterale, rendendo così immediatamente fruibile il testo cinquecentesco di Mandragola, che oggi, a onor del vero, risulterebbe di difficile comprensione sul palcoscenico, a tutto scapito della sua vis comica.

Da sinistra: Massimo Giustolisi, Nadia Trovato e Alessandra Palladino.

Una compagnia giovane, fatta di elementi tutti in sicura crescita da un punto di vista artistico: Massimo Giustolisi è stato un Frate Timoteo untuoso al punto giusto, mellifluo e insinuante come sapevano esserlo solo i frati di Boccaccio e della tradizione umanistica italiana. Andrea Luca è stato un efficace Siro, mentre Michele Dell'Utri, nei panni di Callimaco, innamorato di Lucrezia, ha reso con misura il ruolo dell'amante scaltro e spregiudicato, pronto a tutto pur di ottenere il suo scopo, e ha saputo piegarsi quando occorreva al ruolo di spalla comica nei duetti col furbo e brillante Ligurio di Giuseppe Bisicchia, la mente occulta dell'imbroglio ai danni del povero Nicia. A tal proposito, davvero magistrale è stata l'interpretazione di Antonio Caruso, nei panni del marito cornuto, stupido e contento: perfettamente a suo agio nella parte e dotato di un'ottima mimica, ha dominato la scena con estrema disinvoltura, dosando con perizia i suoi momenti comici, senza mai un cedimento caricaturale.

Brava anche la gioviale Alessandra Palladino nel ruolo di Sostrata, la madre di Lucrezia, che è stata interpretata dalla giovane Nadia Trovato, che ha dato bella prova di sé sia nella prima parte come moglie virtuosa e timorata di Dio, sia nel finale, dove ha sfoderato una carica viperigna di tutto rispetto contro il povero Nicia, tutto allegro per aver risolto il problema dell'erede maschio.

Infine, un plauso va alla regia veloce e disinvolta di Turrisi, coadiuvata dalle scene di Piero Lo Monaco, che con pochi funzionali elementi ha dimostrato ancora una volta come non occorrano centinaia di migliaia di euro per allestire uno spettacolo, ma solo idee, un buon fonico, come in questo caso Luigi Galatioto, che ha curato anche le luci, e una costumista che, come Rosy Bellomia, unisca una buona competenza storica ad un gusto raffinato.

Giuliana Cutore

1/12/2009

Le foto del servizio sono di Martina Nasini.