Una Bohème “tradizionale” ma efficace
al Teatro Massimo Bellini di Catania
Mai uscita dai circuiti internazionali e dai cartelloni dei teatri lirici, la Bohème di Giacomo Puccini, su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, vanta ancor oggi in tutto il mondo un successo inossidabile ed immarcescibile che dura dal 1° febbraio 1896, data del suo debutto al Teatro Regio di Torino, e la rende una delle opere più celebrate e rappresentate di tutta la storia del melodramma italiano. In verità si tratta di un'opera d'arte per il perfetto equilibrio realizzato fra momenti allegri e patetici, per il solido impianto teatrale e soprattutto per la magica effusione lirica sprigionantesi dalla sua musica e per la nitida definizione e caratterizzazione dei personaggi.
L'edizione catanese andata in scena al teatro Bellini ha mostrato di voler muoversi all'interno di una messa in scena essenzialmente tradizionale che poco o nulla concede ad eccentrici sperimentalismi volti per lo più, come ai nostri giorni accade molto spesso, a voler sorprendere, stupire e sbalordire lo spettatore per attizzarne critiche, giudizi, valutazioni, analisi comparate e via discorrendo.
Pertanto la regia equilibrata, semplice e diretta di Roberto Laganà Manoli ha avuto il magnifico merito di far svettare trama e partitura in tutta la loro armonica sinergia, senza intralciare o interferire all'interno dell'iter melodrammatico e senza creare banali ed inutili cesure cultural-cerebrali. Il raffinato e delicato gusto del sagace regista si è rivelato vincente anche nel proporre costumi adeguati e consoni al plot ed al periodo storico nel quale si sviluppa. La volontà di rimanere all'interno della “tradizione”, anche se di una tradizione creativa ed efficace si tratta, si rivela dal fatto che Laganà ha voluto riproporre anche da un punto di vista ottico le scene create da Pier Luigi Samaritani, sature di impressioni, suggestioni e colori tipicamente parigini.
Carlo Rizzari ha condotto egregiamente l'orchestra del nostro teatro, riuscendo a creare un ottimo amalgama sonoro fra le varie sezioni strumentali e mettendo a proprio agio i cantanti, senza mai forzarne o dilatarne gli stacchi vocali.

Marcello Giardani (Rodolfo) ci è parso in ottima forma vocale: ha evidenziato maestria e sicurezza non solo nelle impervie zone acute ma anche in quelle medie, oltre ad un incisivo e significativo temperamento scenico. Donata d'Annunzio Lombardi (Mimì) ha interiorizzato davvero tutta la grazia, leggiadria e dolcezza della giovinetta protagonista dell'opera, riuscendo a mettere in campo nitide capacità vocali unite a grazia ed eleganza fonica. Sabrina Vianello (Musetta) ha dominato senza alcuna difficoltà la parte della ragazza sensuale e voluttuosa, anche se un pizzico di sonorità in più non avrebbe certo guastato la sua già buona performance. Vincenzo Taormina (Marcello) e Alessandro Busi (Colline) si sono rivelati entrambi ottimi professionisti, sia come cantanti che come interpreti.
Da evidenziare l'esemplare prestazione fornita dal coro del nostro teatro guidato da Tiziana Carlini e l'altrettanto egregia interpretazione del coro di voci bianche istruito da Elisa Poidomani.
Giovanni Pasqualino
30/10/2010
Le foto del servizio sono di Giacomo Orlando per il Teatro Massimo Bellini di Catania.
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