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L'oro di Napoli:
‘Il Matrimonio inaspettato'
di Giovanni Paisiello di
Giancarlo Landini
Inaspettatamente il progetto, che Riccardo Muti accarezzava da tempo, va realizzandosi: dare voce alla produzione della scuola napoletana. Celebrata dagli storici della musica, radice di esperienze diverse ed importanti, come il teatro di Haydn e quello di Mozart, la scuola napoletana non occupa il posto che le spetterebbe nei cartelloni italiani ed internazionali. Le numerose riprese di alcuni dei moltissimi titoli prodotti a Napoli o da compositori napoletani, attivi in Italia e all'estero, non avevano ancora trovato la garanzia di una bacchetta di questo rango, che all'amore, aggiunge competenza ed ineguagliabile talento.
Dallo scorso anno l'oro di Napoli, la scuola napoletana, massima espressione di una città e di una cultura senza confronti, dispone di una prestigiosa vetrina: il Festival di Pentecoste a Salisburgo. Nel 2007 è toccato al Don Calandrino di Domenico Cimarosa, quest'anno al Matrimonio inaspettato. Le opere riscoperte seguono un itinerario collaudato. Debuttano in Austria e nelle festività natalizie approdano al Teatro Alighieri di Ravenna e al Teatro Municipale di Piacenza.
La città emiliana condivide con quella romagnola il progetto dell'Orchestra giovanile ‘Luigi Cherubini'. Voluta da Muti, formata da giovani che vi compiono un tirocinio di alta formazione, la ‘Cherubini', insignita lo scorso anno del Premio Abbiati, al quale – permettete il sussulto d'orgoglio – ha contribuito anche il sottoscritto, è un'ulteriore dimostrazione delle abilità di Muti. Il direttore di genio possiede rare doti di didatta. Ha forgiato un'orchestra che può esibirsi nella vetrina salisburghese senza temere confronti. Regge l'impresa di esprimere compiutamente il mondo dell'opera napoletana, nella fattispecie quello di Paisello, mentre per la Pentecoste 2009 si attende il Demofonte di Jommelli.
 Paisiello scrisse il Matrimonio inaspettato a San Pietroburgo nel 1779. Era in Russia da tre anni, musicista alla corte di Caterina II. Andò in scena nella residenza imperiale di Kamenyi Ostrov, isola di delizie sulla Neva. Restò il repertorio fino al 1803, quando venne rappresentato per l'ultima volta a Napoli. Il libretto di Pietro Chiari racconta la storia di un tal Tulipano, da contadino fattosi marchese, grazie ai soldi accumulati. Per nobilitare la casata vuole maritare il figlio, Giorgino, alla Contessa di Sarzana, una vedova non proprio appetitosa. Giorgino, che è contento di essere contadino, vorrebbe sposare la piccante Vespina, che lo ama, riamata. Vespina, che ne sa una più del diavolo, prende l'iniziativa. Piomba nella tenuta dei Tulipano, facendosi passare per la Contessa di Sarzana. L'arrivo della vera nobildonna non fa che causare una serie di spiacevoli qui pro quo. L'incresciosa situazione trova felice soluzione, dopo che Vespina e Giorgino sono riusciti a sposarsi, facendo credere al padre Tulipano che il figlio si unisca alla Contessa. I due giovani vivranno felici contenti, mentre il marchese padre offre la mano alla contessa. E' un gesto riparatore, che appaga i palpiti del cuore e le velleità aristocratiche del vecchio Tulipano.
La musica di Paisiello fa il miracolo di trasformare le convenzioni dell'opera buffa nella pittura di un mondo fatto di sentimenti teneri e delicati, intonati con franco realismo, ma anche di contrastanti passioni: le smanie di salire di grado, il dispotismo di un padre vanesio, le ripicche tra femmine, l'ineludibile attrazione dei sessi. Molti gli spunti destinati a ricomparire in altri contesti: dal teatro di Mozart fino all'Elisir d'amore, per via di quel coro di villici che punteggia l'azione con curiosa partecipazione alla vita delle classi più agiate. L'importanza del Matrimonio inaspettato risiede però nella riuscita di una partitura in sé completa. Vive del connubio tra il sapiente strumentale ed una vocalità che ritrae i caratteri dei quattro personaggi che si incarnano nel tipo del buffo per Tulipano, del soprano per la Contessa, del soprano– soubrette per Vespina, deus– ex-machina del dramma, e del baritono lirico per Giorgino. Nel Matrimonio inaspettato manca il tenore e si affida ad un baritono il giovane amoroso. E' un fatto curioso che certo trova spiegazione nella disponibilità della compagnia del teatro russo, dove l'opera ebbe la prima assoluta. Paisiello non si limita alle Arie, ma è maestro nei finali. Qui, come nel Re Teodoro, apre la strada alle architetture mozartiane, per es. quelle del II Atto delle Nozze di Figaro e poi del Così fan tutte. Le Arie, però, sono mirabili, ispirate da un flusso melodico che le rende accattivanti. Alcune sono degli autentici gioielli. Due lasciano senza fiato. Nel I Atto Giorgino intona la serenata, ‘Credea Nina cara': amoroso lamento, sintesi di quella malinconia partenopea che riaffiora nel'arco di più secolo, da Pergolesi, a Paisello, a Bellini, fino al Cilea di ‘E' la solita storia'. Nel II Atto Vespina canta, ‘Vicina a perdere' e vi effonde il timore di perdere il ‘suo Giorgino' in una melodia che ne mima l'ansia con un realismo dei sentimenti cui solo Mozart saprà dare compiuta replica.
Muti illumina ogni aspetto di questo mondo: i caratteri dei personaggi, il ciangottare del coro, la struttura dei singoli pezzi, la tornitura della frase, la bellezza delle melodie. Le dirige con gesto pulito che, senza rinunciare al canto, evita inutili e dannosi compiacimenti. Stacca tempi alacri, sempre funzionali alla resa drammatica, accompagna con gusto e con garbo, chiede dalle masse artistiche, la già citata Cherubini e il Coro del Teatro Municipale di Piacenza, i giusti spessori sonori confacenti alla sala e, prima di tutto, all'opera di Paisiello.
Lo spettacolo si svolge sulla deliziosa scena di Sergio Tramonti, con i costumi di Alessandro Lai, le luci di Pasquale Mari, i movimenti coreografici di Anna Redi. Pare un presepio napoletano che ricostruisce con il realismo fiabesco il mondo rurale del Settecento. Lo spettatore vede il cortile della fattoria ai lati del quale si trovano due case. L'una è la magione dei Tulipano, l'altra è via via la casa di Vespina, l'alloggio della Contessa. Nel finale anche le due case si uniranno ad offrire un fronte comune allo spettatore e a sottolineare l'unità trovata. Dobbiamo ammettere, che abbiamo goduto di questo bel teatro rispettoso dei luoghi e dei tempi, che sa rendere con poesia il sapore dell'antico mondo italiano e abbiamo pensato con dolore allo scempio che lo scorso anno al Festival di Aix-en-Provence un innominabile regista d'oltralpe ha inflitto all'Infedeltà delusa di Haydn, rappresentandola in un orribile modernità, priva di ogni fascino. La regia di Andrea De Rosa rivive con gusto tutti i vezzi di un modo tradizionale di fare teatro, ma intanto regola l'azione con incalzante ritmo narrativo, poi tratteggia con sicurezza ogni personaggio: il manesco ed ingombrante Tulipano, Giorgino un pò tenero e un pò scioccone, l'appuntita Vespina, donna furba ma di buon cuore, l'altezzosa e ridicola Contessa.
I personaggi maschili hanno trovato valido sostegno in Nicola Alaimo e Mario Cassi. Nicola Alaimo ha la figura, per essere un convincente Marchese Tulipano: la vocalità gli calza a pennello. E' fine dicitore che dice i Recitativi con intenzione. E' abile fraseggiatore che conferisce senso alla frase. Le sue frequentazioni dell'opera seria gli consentono di imprimere al marchese una burbera autorevolezza negata ai bassi buffi o i baritoni brillanti. Ne guadagnano la linea melodica e il carattere, senza dimenticare la spigliatezza dell'attore che calca la scena con disinvoltura. Mario Cssi non è da meno. Alla prese con una scrittura adatta alle sue corde, mette in risalto la piacevolezza della sua voce, la buona impostazione, le abilità sceniche. Deludono invece le due donne e viene da chiedersi per quale motivo Muti le abbia scelte. Se è difficile trovare un'Amelia o una Lady Macbeth, la scena lirica offre molte giovani cantanti che possono ben assolvere il compito della Vespina e della Contessa di Sarzana. Alessia Nadin è una contadina petulante, cui manca il brio e la tenerezza della parte. Ha problemi nel registro acuto che non sempre la rendono gradevole. Marie–Claude Chappuis è una Contessa che fa il paio con la rivale. Nomineremo gli attori che il regista usa in funzione di figuranti, assegna a loro un ruolo non superfluo per la definizione dell'ambiente. Anna Redi è l'indispensabile amica di Vespina. Paolo Sirotti è un vecchio fattore, incredulo per le bizzarrie del marchese Tulipano, Ivan Merlo è in cattivissimo tutore della Contessa e Marco Nicastro, un ragazzino, fonte di infinite monellerie in una divertente interazione con Giorgino, a suon di scarpe che volano. Ricorderemo Corrado Casati, ottimo maestro del Coro, Speranza Scappucci, maestro al cembalo e Gudrun Winkler, che ha trascritto il Matrimonio inaspettato, pubblicato da Ut Orpheus Edizioni di Bologna. Alla prova aperta del 27 dicembre, cui abbiamo assistito, è arriso un brillante successo, confermato alla prima.
5/1/2009
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