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Il diavolo all'opera

Un volume dedicato agli aspetti e alle rappresentazioni del diabolico nella musica e nella cultura del XIX secolo

Fra le ultime pubblicazioni curate dalla casa editrice Marsilio di Venezia spicca per particolare interesse e valore il volume curato da Marco Capra dal titolo Il diavolo all'opera. Aspetti e rappresentazioni del diabolico nella musica e nella cultura del XIX scolo.

Il libro si apre con il saggio di Claudio Toscani Odore di zolfo: il diavolo e il solista che analizza in modo compiuto il nesso fra l'origine del mito diabolico di Paganini e la sua strabiliante abilità tecnica circondata dall'alone di segreti e arcani patti stipulati con le potenze infere. In realtà Paganini non volle mai far svanire le leggende riguardanti suoi presunti contatti con forze occulte, anzi si preoccupò sempre di alimentarle per accrescere la curiosità del pubblico e di conseguenza poter aumentare (come ogni buon divo) il cachet dei suoi concerti.

Lo studio di Gabriella Asaro Tartini il violinista e Le violon du diable di Arthur Saint-Lèon si occupa di un balletto romantico celeberrimo creato dall'estroso Arthur Saint-Léon, nel quale l'autore si esibiva non solo come ballerino ma anche come egregio strumentista, in quanto la sua parte prevedeva vere e proprie esecuzioni virtuosistiche di brani per violino.

Il canto del diavolo di Marco Beghelli traccia a grandi linee una cronistoria della figura diabolica e dei personaggi diabolici (Barnaba, Jago) nella storia dell'opera ottocentesca.

Nel saggio Da Proserpina a Pluton a Samiel, Paolo Fabbri affronta in modo congruente ed accurato il rapporto fra la scarsa presenza del soprannaturale fantastico nell'opera italiana del primo ottocento e di contro la più massiccia presenza di elfi, gnomi, streghe, mostri, diavoli, spettri, fantasmi, negromanti nell'opera francese e precipuamente tedesca.

Damien Colas in Immagini mostruose e infernali nella musica di Berlioz riesce a sviscerare in modo abbastanza esaustivo quelle che sono le implicazioni più demonicamente visionarie della produzione del compositore francese, in particolare quelle suscitate da Damnation de Faust e dall'ultimo tempo della Symphonie fantastique .

Pietro Zappalà analizza con meticolosa attenzione la ballata di Goethe “Die Erste Walpurgisnacht” posta in musica da Felix Mandelssohn Bartholdy mentre Giuseppe Marchetti ha tracciato un iter avvincente della figura diabolica fra 800 e 900 con il suo studio: “Il diavolo quotidiano”. Aspetti del personaggio nella letteratura otto-novecentesca, prendendo l'abbrivo dall' Inno a Satana di Giosuè Carducci e attraverso il Mefistofele di Boito, il Mephisto di Klaus Mann, il Doctor Faust di Thomas Mann, Il diavolo a Pontelungo di Riccardo Bacchelli, giungendo fino a Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov.

Last but not least è il saggio di Marco Capra Le rappresentazioni del diavolo con il quale l'autore passa in rassegna l'iconografia del diavolo sia da un punto di vista fisico che simbolico e meta- simbolico.

Il pregevole volume oltre ad essere proposto in una elegante e raffinata veste tipografica si avvale di materiale illustrativo e fotografico molto vasto, originale e di singolare fascino e attrazione.

Giovanni Pasqualino

2/9/2009