RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


LA SEGRETARIA

Il commendatore e la segretaria

Don Pasquale di Gaetano Donizetti, assente da 28 anni, ha inaugurato la stagione d'Opera 2012 del teatro Comunale di Ferrara, riproponendo un allestimento della stagione 2002 del Teatro “La fenice” di Venezia.

Opera composta per il Théàtre Italien di Parigi nel 1843, si staglia nel catalogo donizettiano come felicissima ultima prova del genere buffo. Categoria di cui nella seconda metà dell'800 si nota un ridursi di produzione, e di cui oggigiorno rimangono in repertorio pochi esempi. Fra questi Don Pasquale rifulge in quanto a successo duraturo e immediato.La sua accoglienza fu infatti favorevolissima, in tutti i principali teatri d'Europa e non solo grazie ad un cast d'interpreti d'eccezione, ma anche per il notevole apporto melodico e alla comicità insita nella sua drammaturgia, entrambe ricercate e volute insistentemente dal compositore stesso. Il librettista, Giovanni Ruffini (esule mazziniano nella Parigi dell'epoca), a cui venne chiesto di riadattare il testo del "Ser Marcantonio" di Angelo Anelli, - musicato da Stefano Pavesi, che debuttò al Teatro alla Scala nel 1810- dovette infatti subire non poche pressioni dal compositore affinché la poesia risultasse più congeniale ad un'azione drammatica e a dei caratteri più moderni. I cambiamenti furono così profondi rispetto alle intenzioni del Ruffini che egli disconobbe la paternità del libretto. Il successo immediato risulta ancora più significativo, se si pensa che l'opera del Pavesi, era ancora in cartellone in quegli stessi anni.

Nonostante entrambi mettano in scena i tipi tradizionali del teatro comico e buffo della tradizione settecentesca che affonda le sue radici nel teatro antico; in Don Pasquale si realizzano per una lettura più vicina alla contemporaneità. Donizetti infatti, attraverso forme sonore e situazioni drammaturgiche innovative, rilegge, con gli occhi e le orecchie dei suoi anni, la tradizione. Limita il numero dei protagonisti, semplifica le relazioni fra gli stessi e l'intreccio della trama, accentuando la resa psicologica dei caratteri .

Don Pasquale dunque Opera Buffa di nome, ma di fatto solo in parte e forse la sua definizione più esatta sarebbe quella di Commedia per Musica, tratto questo già evidente nella descrizione concisa dei vari personaggi dell'opera, i quali non si posso definire buffi "tout-court" dato che abbandonano le espressioni burlesche e caricaturali tipiche delle farse settecentesche per divenire più reali, profondi ma tragici e soli allo stesso tempo con i tratti tipici di una teatralità che è già tardoromantica.Sebbene svolgano una vicenda dalla trama piuttosto gracile, la morale finale rimane l'unico richiamo palese alla tradizione del secolo precedente. Inoltre le loro linee di canto, rispetto alle forme tradizionali, cercano di scardinarne la struttura intrinseca, di suddividerla, sezionarla, allontanando sempre più la forma dei numeri chiusi, per avvicinarsi a strutture musicali che coprano un'intera situazione scenica, questo soprattutto per il protagonista, che partecipa a brevi assoli in una lunga serie di duetti, terzetti e quartetti. Inoltre è interessante notare, come la vicenda rispetti l'unità di azione, luogo e tempo che fanno dunque di quest'opera un'autentica commedia musicale romantica.

Questa parentela di genere deve aver sicuramente stimolato e avvalorato la scelta registica attuata da Italo Nunziata, coadiuvato dalle scene e costumi di Pasquale Grossi e dalle scelte luministiche di Patrick Latronica, i quali ambientano lo spettacolo in una Roma degli anni '30, che s'ispira al cinema italiano in bianco e nero del primo dopoguerra, dei cosiddetti "telefoni bianchi". I cui richiami espliciti vengono sottolineati dalle proiezione in scena di spezzoni, dei medesimi. Il protagonista diviene così il classico "Commendatore", proprietario di un'azienda tessile, tra le cui segretarie è impiegata la stessa Norina che intreccia una relazione clandestina con il di lui nipote, Ernesto, che a sua volta è un collaboratone dello zio.

Come una sorta di antefatto e di presentazione dei personaggi, la regia sceglie di "drammatizzare" l'Ouverture, evidenziando così da subito il rapporto tra l'immagine scenica e la descrizione sonora degli stessi, richiamando così anche la scelta che sta' alla base di questa precisa collocazione iconografico-visiva. Ossia l'ambientazione in una realtà borghese dell'Italia dei primi decenni del XX sec. come riflesso e rappresentazione di quell'immaginario collettivo che in quegli anni si proiettava nelle sale cinematografiche e che propagandava un supporto sonoro orecchiabile e riconoscibile, interpretato spesso anche da grandi protagonisti della scena lirica di quegli anni.

In questo omaggio al cinema italiano per tramite di Donizetti, l'edizione ferrarese vedeva in scena una cast vocalmente omogeneo e scenicamente a suo agio in cui spiccavano le prove di Andrea Concetti come Don Pasquale, più basso cantante che buffo, che declina il suo personaggio al di fuori dei tipici clichés vetusti e polverosi della tradizione scenica, e ne fa un uomo cosciente e amareggiato dalle proprie voglie senili e vittima delle sue stesse debolezze, seppure sempre pronto a reagire alla sorte.

Altro cardine di questo allestimento è stata certamente Laura Giordano, come Norina; vocalità solida e agile, sempre "presente" e credibile anche scenicamente. Il Malatesta era il baritono Roberto De Candia, elegante di voce, spigliato in scena e sicuro nella tecnica. Meno efficace è parsa invece la prova del tenore Daniele Zanfardino quale Ernesto, con voce incolore e piccola, seppure valida nella tecnica. A dirigere l'Orchestra di Padova e del Veneto, lo spagnolo Sergio Alafont, con entusiasmo, piglio e correttezza, senza sbavature ma anche senza troppe finezze dandone una lettura di "routine”.Il breve intervento del Coro Voxonus Choir era magistralmente diretto da Alessandro Toffolo. Buona l'accoglienza ad entrambe le recite, da parte del pubblico ferrarese, seppure non numeroso.

Giacomo Branca

31/1/2012

 

Le foto del servizio sono di Marco Caselli Nirmal.