La delittuosa innocenza del sogno
Sebastiano Lo Monaco interpreta Non si sa come
nella brillante rivisitazione di Nicola Fano
Se è vero che la vita è sogno, come ammoniva Calderon de la Barca, è anche vero però che le implicazioni presenti in questa frase, ormai divenuta parte integrante del linguaggio comune, non vengono quasi mai indagate nelle loro riposte conseguenze.
Se sogno è la vita, sogno ad occhi aperti è il teatro: un sogno dotato della stessa onirica vivezza scintillante che, una volta riaperti gli occhi, lascia attoniti e sconcertati.
Sogno infinito, sogno nel sogno, come il miraggio dello sconosciuto Kadath, destinato ad essere sempre daccapo risognato, e nel quale solo i sognatori più esperti riescono a non smarrirsi.
E un sogno infinito Nicola Fano è riuscito ad ordire su Non si sa come, una commedia pirandelliana ormai poco esplorata dalle compagnie contemporanee, contaminando il testo originale con variazioni implicite nella metafora che descrive Bice nel copione, e realizzandole alla luce di una comicità solo apparentemente popolare e cabarettistica, che offriva al tempo stesso nuove possibilità alla tecnica, ormai pirandelliana per eccellenza, del teatro nel teatro.
Declassati in un certo senso i personaggi, col conte Romeo divenuto un nobile decaduto che si guadagna da vivere organizzando spettacoli su una nave da crociera, con Giorgio non più ufficiale di marina ma attore, Bice e Virginia ridotte da signore altolocate ad attricette, e il marchese Respi proletarizzato a comico con incarichi di inserviente, la trama manteneva intatto il rimando al mare, alla purezza da acquamarina di Bice, moglie di Romeo, offrendo al tempo stesso la possibilità di un triplice palcoscenico (la nave, lo spettacolo imbastito dai comici e la platea) che Sebastiano Lo Monaco (che ha curato anche la regia) è riuscito a gestire con maestria davvero rara, staccandoli con fulminei passaggi di registro che consentivano al pubblico di cogliere perfettamente non solo il doppio piano della vicenda, ma anche tutte le implicazioni “pirandelliane” dell'esperimento di Fano, in un'eco pressoché infinita di intertestualità.

Sebastiano Lo Monaco e Maria Rosaria Carli
Né basta, giacché nel prologo in platea Lo Monaco sottolineava il ruolo vivificatore dell'attore, giustificando così questa originale rivisitazione: è l'attore, infatti, che sulla sua pelle torna a dare e vita e sangue al testo teatrale, strappandolo ogni sera alla gelida ieraticità dell'opera d'arte. Reggendo per più di due ore la scena, l'attore siracusano ha evidenziato doti assolutamente camaleontiche, passando dalla recitazione stentorea e classicheggiante al registro comico, per continuare col canto, con la danza e la pantomima, raggiungendo il culmine in una magistrale parodia della Wandissima che ha davvero entusiasmato il pubblico che gremiva la per fortuna capace sala dell'Ambasciatori di Catania.
Uno spettacolo di altissimo livello, con una compagnia di attori che è riuscita a far degna corona alle doti di grande istrione di Lo Monaco: dall'esilarante Giuseppe Cantore nei panni di Nicola Respi all'elegante Pier Luigi Misasi (Giorgio), per finire con Barbara Begala (Donna Bice) e Maria Rosaria Carli (Virginia). Ottima la scelta delle musiche curata da Giovanni Zappalorto, che si integravano perfettamente con le luminose scene di Giacomo Tringali e le luci di Luigi Ascione.
Giuliana Cutore
15/1/2011
Le foto del servizio sono di Tommaso Le Pera.
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