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Brillante e coinvolgente concerto dell'artista irlandese Kay McCarthy al Piscator

Tra gli avvenimenti che sono infrequenti a Catania, e nondimeno registrano una notevole importanza per la loro creatività nonché per il loro lato qualitativo, è senza dubbio da annoverare il concerto di Kay McCarthy, nota cantante e musicista irlandese, al Teatro Erwin Piscator, nell'ambito della rassegna Jazz (organizzata con la consueta attenzione da Enrico Guarrera e Rosalba Bentivoglio), il 18 u.s. La McCarthy, oramai da anni in Italia – per cui conosce molto bene la nostra lingua – è la esponente più rappresentativa della musica folklorica della bella e gloriosa isola del nord Europa, ed a fronte di un pubblico numeroso, qualificato ed attento, ha non solo sceverato le sue canzoni, alternate a quelle della tradizione popolare delle varie regioni in cui l'Irlanda è composta, ma anche, per ciascuna, descritto con brevità e competenza la genesi storico-letteraria, fornendo una rara commistione di spettacolo e storia delle tradizioni popolari, con una inconsueta arguzia e brillante verve. Ha inoltre sottolineato le evidenti similitudini con la storia siciliana (due isole che hanno una struttura culturale afferente), nonché ironizzato sulla antica e nuova rivalità con la Gran Bretagna.

Accompagnata dai suoi strumenti preferiti, la chitarra e l'arpa (di cui ha descritto la leggendaria nascita, secondo i miti nordici, dallo sterno della balena), strumento che la vede virtuosa interprete nel panorama musicale – e che ha richiamato in teatro persino una intiera scolaresca di ragazzi che l'arpa studiano, nella nostra etnea città – nonché dalle percussioni a cura di Piero Ricciardi (che della McCarthy è compagno d'arte e di vita), l'artista ha retto con maestrìa pressoché armonica per oltre un'ora il palcoscenico, alternando pezzi a sola voce a brani musicati, filastrocche a canzoni storiche (come quella inneggiante all'indipendenza irlandese dal Regno Unito, del 1921); dalla “Venditrice di cozze e vongole”, una leggenda dublinese del Seicento che divenne autentica fantasima nel periodo romantico, a più sonoreggianti canzoni che al non sense dei testi, accompagnano le peculiarità di un popolo avente caratteristiche uniche, quali lo smodato bere e l'affabulazione densa. Del resto, l'abilità musicale di Kay McCarthy nasce negli anni settanta a Roma, città ove risiede, nell'oramai noto Folkstudio, da dove iniziò il cammino; e dalla incisione nel 1978 del primo LP (come allora usava), ha alternato concerti dal vivo a registrazioni discografiche di sicuro successo. Anche perché ella sa come coinvolgere ed intrattenere il pubblico, interagendo con esso, con garbo ed armonia davvero non comuni, ultimamente.

Per il secondo anno Kay McCarthy torna a Catania, sempre al Teatro Piscator (direzione artistica di Carmelo Failla, amministrativa di Cirino Di Mari), e ci si augura, constatato il riscontro ampiamente positivo, di rivederla nei tempi futuri.

La rassegna Jazz prosegue con il Javier Girotto quartet il 18 marzo, la serata del noto sassofonista Francesco Cafiso il 24 marzo, e col concerto dell'Orchestra jazz dell'Istituto musicale Bellini di Catania , voce di Rosalba Bentivoglio, Daniele Scannapieco sax, il 15 aprile.

 

Francesco Giordano

24/2/2011