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La leggendaria vita di Salvator Rosa in un volume di Almo Paita
Pittore, scrittore, poeta e uomo d'azione Salvator Rosa ha attraversato come un baleno il secolo del barocco ed ha lasciato ai posteri un mito di artista eccentrico, estroso, ribelle e “maledetto” che senza dubbio ne esalta anche i tratti umani, rendendolo assai vicino al modo di sentire contemporaneo. La sua avventurosa e movimentata vita ispirò la creatività di E.T.A. Hoffmann che gli dedicò un gradevole racconto, oltre quelle di Alexandre Dumas e Théophile Gautier. Un'appassionante ma poco storica biografia fu pubblicata nel 1824 dalla scrittrice irlandese Lady Sydney Morgan che presenta il pittore come un eroe che combatte contro la dominazione spagnola. Il mito di Salvatore Rosa avventuriero perdurerà anche in epoca moderna, attirando l'attenzione del regista Alessandro Blasetti cche gli dedicherà nel 1940 un film con protagonista un giovane e spavaldo Gino Cervi nei panni dell'artista: Un'avventura di Salvator Rosa.
Nato a Napoli il 21 luglio del 1615 trascorse l'infanzia e l'adolescenza nella città partenopea, studiando in modo serio ma sentendosi attratto visceralmente dalla pittura. Fortunatamente per lui, la sorella Giovanna aveva sposato Francesco Fracanzano, pittore cresciuto nel clima caravaggesco dell'epoca. Fu proprio il cognato ad incoraggiarlo in questa strada ed a fornirgli preziosi consigli.
Fattosi una certa nomea in città, Rosa cominciò a girovagare per l'Italia e fu a Roma e Viterbo per ritornare ancora a Napoli ed a Roma ove nel 1639 si stabilì in una casa al Babuino all'angolo con strada Margutta, proprio nel chiassoso quartiere dei pittori fiamminghi. L'anno dopo abbandonò la città eterna e si trasferì a Firenze, alla corte di Ferdinando II dei Medici, che gli assegnò un cospicuo stipendio. Qui conobbe Lucrezia, la bella e conturbante modella che diventerà la sua donna e la fedele compagna di tutta la sua restante vita.
Nel 1649 Salvator Rosa ritorna a Roma e si stabilisce in una casetta a Trintà dei Monti e qui visse fino alla morte, avvenuta il 15 marzo 1673, alternando viaggi e ritorni a Napoli ed in Toscana. Fu sepolto nella basilica di S. Maria degli Angeli, dove dopo qualche tempo il figlio fece realizzare un monumento con il seguente epitaffio: «Salvator Rosa napoletano pittore non secondo a nessuno del suo tempo e pari ai migliori poeti di tutti i tempi. Il figlio Augusto pose».
Lo scrittore e sceneggiatore ligure Almo Paita ha dedicato un volume snello, agile e storicamente attendibile all'artista campano, volume scritto con uno stile scorrevole, chiaro, fluido e soprattutto non pedante. Da segnalare anche la simpatica ed elegante veste tipografica realizzata dalla casa editrice Firenze Libri.
Giovanni Pasqualino
13/4/2009
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