RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


 

Lorin Maazel

a capo della Qatar Philarmonic Orchestra

Quarto appuntamento della Stagione Concertistica 2009 del Teatro Massimo con uno straordinario avvenimento legato alla presenza del grande direttore statunitense, ma con natali a Parigi, Lorin Maazel sul podio della Qatar Philarmonic Orchestra; di recente formazione, si è costituita con i migliori giovani elementi scelti e rappresentanti di diversi paesi del mondo. Una grande occasione poiché questo complesso multietnico per la prima volta approdava in Italia con un programma ben impaginato: l'Arabian Concerto di Marcel Khalifé e l'esecuzione della prima di Mahler. Khalifé, compositore libanese della generazione degli anni cinquanta del secolo scorso, nominato Artista per la pace dall'UNESCO, si pone nel mondo come ambasciatore di pace attraverso un personale sincretismo generato dalla capacità di integrare, avvicinare musiche del mondo arabo con quelle del mondo occidentale. Al nostro cospetto si presentava una grande orchestra di giovani entusiasti con un quintetto di strumenti etnici, tra cui l'oud, il nay e il quanoun, guidati autorevolmente che obbediva attenta e partecipe al gesto e alle indicazioni espressive del mitico Maazel nell'affrontare una partitura che faceva colloquiare elementi musicali orientali ad altri con richiami alle melodie e alle danze dei Balcani; un dialogo continuo denso di sapienti citazioni, tutto sotto controllo per riunire i tasselli di una civiltà millenaria espressione di profonda spiritualità, sacralità bizantina, profumi e memorie della Persia apparentati per molti versi con la nostra cultura mediterranea di cui la Sicilia ha rappresentato sin dalla notte dei tempi, il centro propulsore.

Il concerto che si snodava in un unico tempo quasi a ricordare che l'ispirazione del compositore vive un particolare stato di grazia e non consente soste, ci regalava momenti carezzevoli affondanti e pregnanti di tradizione con esiti nuovi e allusivi quasi a suggerirci che alla luce dello spirito non esistono fratture tra oriente ed occidente, ma tutto si trasfonde in un unicum dove si accampa vittoriosa l'aspirazione dei popoli a una voglia di pacificazione universale.

Nella seconda parte veniva eseguita la Sinfonia n. 1 di Gustav Mahler in occasione dell'edizione di Amburgo e di Weimar in quattro tempi (originariamente cinque): il Titano, é il titolo che l'autore conferì per immetterci nell'atmosfera prometeica dell'opera venata della straziante esperienza personale della sua giovinezza preda di emozioni e sentimenti talvolta eccessivamente appassionati. Maazel con gesto autorevole e vigoroso, affrontava l'impresa con collaudata esperienza di chi conosce il cuore umano e sin dal primo tempo metteva in luce la sua capacità crepuscolare di analizzare le cellule tematiche affidate inizialmente in pianissimo ai fagotti rivelandoci l'ispirazione idillica della composizione contrassegnata dalla didascalia Langsam, schleppend. Wie ein Naturlaut. Anche il secondo movimento (Kraftig bewegt), in forma di scherzo, legato ai ricordi delle danze contadine morave, trovava il giusto respiro e l'adeguata atmosfera. Nel terzo (Feierlich und gemessen) e nel quarto (Stürmisch bewegt), poi ci consegnava tutto il carattere tragico della partitura conferendo spessore e sonorità sino alla conclusione allorché il trionfo delle trombe e dei corni in aggetto suggellavano non solo l'inclinazione classica ma anche quella romantica del compositore.

Assai osannante la risposta del pubblico che veniva gratificato in bis col preludio dell'atto terzo della Manon Lescaut, omaggio questo di Maazel al suo frequentatissimo Puccini e che metteva in luce ancora una volta la sua straordinaria duttilità di concertatore e di interprete geniale.

Salvatore Aiello

29/5/2009