RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


L'OPERA RUSSA AL LICEU DI BARCELLONA

 

Per finire la stagione il Gran Teatre presentava, in forma di concerto e per la prima volta in Spagna, la grandissima opera di Prokofiev e riprendeva anche una versione scenica del 1992 (la crisi porta saggezza a quanto pare) del magistrale titolo di Cajkovskij.

Ho letto e sentito molto rammarico e rimproveri per aver presentato un'opera così teatrale (anche se il testo su cui è basata non è una pièce) come Il giocatore in forma di concerto. Personalmente, devo invece dire che, con le lunghe attese fra le scene dell'opera di Cajkovskij (molto tradizionale e non troppo complicata, in particolare esasperante e inutile quelle dell'ultim'atto), non sono assolutamente d'accordo con questo parere. Tutto è davvero relativo: per esempio, l'unica volta che ho visto dal vivo prima di questa Il giocatore è stata a Bruxelles e … in forma di concerto (mi si dirà che con Gergiev e il Marinskij direttore e cantanti già hanno dentro tutto il teatro e l'espressività), ma il successo fu enorme e non ho sentito nessuna lamentazione per i mancati costumi.

Se partiamo della premessa che nella partitura c'è tutto, la versione di concerto è stata molto più interessante, riuscita e…teatrale che quella scenica. La regìa di Deflo non va contro la musica, ma è invecchiata: qui aveva per di più la ‘carica' di essere stata quella stessa con cui la grande Rysanek diceva addio al Teatro (e aveva anche un protagonista straordinario in Jan Blinkhoff) e poi serviva anche di scrigno al grande Domingo. I ricordi non dovrebbero pesare, ma pesano.E contano.

Ewza Podlés è ancora in buona forma vocale ma la sua Contessa, sull'aspetto scenico, aveva poco di aristocratico e molto di quella ‘strega' che gli viene rimproverato un po' da tutti. Elena Zaremba cantava e interpretava molto bene Polina e Dafni, anche se aspetto e voce non sono del tutto giovanili. Emily Magee è la solita brava cantante professionista che sceglie ruoli troppo impegnativi per la sua voce lirica e di non troppo peso (benchè oggio risulti più corposa e sicura di prima: pensare che canterà I Vespri Siciliani ad Amsterdam sa della vera e propria follia, a parte il fatto che la dice lunga sulla scienza del canto di alcuni direttori –musicali e no- dei teatri lirici oggi). D'altra parte avere Toczyska per il piccolo ruolo della “Gouvernante' era un lusso un po' inutile. Il protagonista doveva essere Ben Heppner, che fece tutte le prove e poi se n'è andato, e così il tenore previsto per Il giocatore, Didyk, prendeva il suo posto. L'avevo già visto a Gante nel ruolo di Hermann. Come allora, il timbro è sì scuro, ma la voce non è troppo grande e la proiezione risulta più di una volta forzata e spinta al solo scopo di far sentire gli acuti. Come attore conosceva la parte e ha un buon fisico. Ataneli è per me un mistero per quanto riguarda non la sua carriera ma la fama: parlare di fraseggio in lui è semplice buona volontà, la voce è d'importanza ma non di grande impatto nè per volume, nè per colore e tantomeno per l'estensione (l'intervento dell'ultimo atto era, diciamo, problematico negli acuti, e quello dell'intermezzo ‘mozartiano' del secondo francamente povero se non addirittura ridicolo). Se il meglio, vuoi come canto vuoi come interpretazione, vi arriva dl principe Jeletski, qualcosa non torna; e appunto questo è stato il caso: il bravissimo Tézier otteneva –con tutta giustizia- l'unico applauso veramente fitto nel trascorso della recita dopo la sua meravigliosa grande aria. Fra le altri parti vanno notati i nomi di Vas e Plazaola, e, in particolare, la Cloe della pastorale (Cook).

Ma il principale problema di questa ripresa aveva per nome Michael Boder: da tempo non mi era dato di ascoltare un'interpretazione (si fa per dire) così piatta e noiosa, e puntualmente l'orchestra - che finora è il principale problema ‘organico' del Liceu - suonava in forma più che mediocre, sia per suono che per esattezza. Il coro invece (quando Basso è stato ‘importato' da Firenze le cose cambiavano notevolmente in bene) era un elemento davvero splendido, una vera colonna portante, come tornava a dimostrare il giorno dopo nell'unico ma difficile intervento durante l'atto finale de Il giocatore. E qui anche si aveva la conferma di quanto detto precedentemente. Ritornava al teatro l' Orchestra di Barcellona, e il suo lavoro risultava di livello francamente superiore a quello della stabile, anche perchè Anissimov (senza far dimenticare Gergiev) è un vero maestro concertatore e direttore (ho voluto mettere di rilievo quest'aspetto che si dimentica troppo oggi), con una sua personalità, e Prokofiev suonava come doveva e faceva credere che il titolo fosse brevissimo e molto più teatrale ed efficace della straordinaria partitura di Cajkovskij (si badi bene, dico ‘faceva credere', non che questa sia la verità). Il tenore Vekua, che studiava la difficilissima parte del protagonista in pochi giorni e cantava anche un piccolo ruolo ne La dama…, cantava più che in modo soddisfacente il suo Alexei e cercava anche (ma comprensibilmente aveva gli occhi fissi sulla partitura) di dare un senso alle parole, e questo gli riusciva particolarmente bene nell'ultimo atto. Chi dall'inizio aveva un canto e una presenza magnetica era la Guryakova nei panni di Polina, una protagonista di grande intensità nel suo ambiguo personaggio (chi si ricordava che indossava un bellissimo abito da sera? Al suo stesso livello, con in più il vantaggio di un'ormai lunga frequentazione del ruolo del Generale, il più applaudito in assoluto (e a ragione), il grande basso Ognovenko, che con la voce e gli occhi (come già con Gergiev) vi faceva capire tutto anche se non sapevate ‘da' in russo. Succedeva praticamente lo stesso (perchè le dive restano dive ed è un bene che qualcuna ‘sul serio' ci sia ancora in giro) con la Obraztsova nel ruola della nonnina che non crepa mai e che diventa ludopata suo malgrado (la voce non è quella dei grandi tempi, certo, e in particolare nell'acuto, ma la forza, l'intensità, la personalità ed il timbro c'erano ancora ben presenti). Savova (Blanche) e Rügamer (il viscido e cinico Marchese) cantavano benissimo le loro parti (in particulare il secondo) e le voci dei giocatori erano tutte molto interessanti, ma spiccavano quella del basso Gysen e i tenori Vas e soprattutto quella del primer croupier (Robert Hebenstreit) ma anche, meno affascinante, quella del secondo croupier (Gregory Bonfatti). Un mezzosoprano che anni fa sembrava destinata a una buona carriera, Elzbieta Ardam, aveva invece una piccolissima parte senz'alcun rilievo (la vecchia sospettosa). Grande successo per tutti.

Jorge Binaghi

14/7/2010

 

Le foto del servizio sono di Antonio Bofill.