| Circolo infinito

Un tratto distintivo nelle scelte dei programmi da concerto di Sokolov è quella di proporre al pubblico musiche concettualmente molto impegnative, dense di significati che spesso travalicano il loro stesso contenuto. Basta scorgere alcuni dei suoi recital, per farsene un'idea. Questo assunto è stato portato avanti da Sokolov come una specie di dogma di fede nel corso della sua lunghissima carriera e il programma con cui sta girando mezza Europa dallo scorso ottobre lo conferma. Bach e Schumann: mondi apparentemente distanti, separati da più di un secolo di storia, eppure potenzialmente così vicini, universali nella loro unicità, e forse, in una parola, simili? A far fronte ad un interrogativo di questa portata, ad assottigliare la diacronia tra due mondi associando stili dalle sintassi così profonde e complesse, non poteva che essere un'artista altrettanto profondo e complesso, la cui unicità nel panorama musicale odierno gli consente di sentire queste musiche con rara sensibilità. Una scelta coraggiosa, quella di concepire un programma che si chiude con la Fughetta dell'opera 32, che poteva far sorgere più di un ragionevole dubbio a molti, compreso chi scrive. Ma i dubbi sono svaniti nell'aria dopo l'ascolto. Una concezione mistica e ciclica del programma, in cui si capiva come l'opera 32 (che sembra unire passato e presente nel suo alternarsi tra Scherzo, Giga, Romanza e Fughetta), svolgesse un ruolo fondamentale, nella concezione di Sokolov, per riportare il tutto a Bach, come in un flusso continuo, in un infinito ritorno, in una dimensione avulsa dal tempo. In sostanza riprende il concetto aristotelico della circonferenza che rientra in se stessa e che, in quanto tale, rappresenta l'unica figura perfetta poiché non ha inizio né fine. E la filosofia ben si addice alla profondità di pensiero profusa nelle interpretazioni di Sokolov. In Bach sarebbe errato scorgere un atteggiamento romantico. La condotta di Sokolov lo avvicina, per qualità di tocco, risoluzione dei trilli e incisività ritmica, più al gioco pianistico dei clavicembalisti francesi, Couperin su tutti (autore da sempre al centro dei suoi interessi).
 Nel Concerto italiano gli stacchi di tempo sono stati molto più ordinari rispetto ad altre sue esecuzioni dal vivo (penso al primo tempo, più contenuto e soprattutto all' Andante molto più veloce rispetto ad altre volte in cui era più simile ad un adagio). Nel Concerto Italiano Sokolov ha dato una prova a dir poco sublime, con un Presto finale miracoloso per precisione tecnica e ritmica. Stesso discorso vale per la Ouverture francese: entusiasmante nel fugato della Ouverture che dà il titolo a tutta l'opera e nella Giga, tanto quanto austero ed elegante nel susseguirsi delle danze. Con la Humoresque, il campionario di umori riferiti da Schumann in una celebre lettera a Clara Wieck è emerso con rinnovata profondità. L'attacco, con il cantabile così ben pronunciato e pieno, potrebbe non convincere tutti. Sokolov esegue staccate le note dell'accompagnamento nelle battute iniziali (come riportato nell'edizione di Clara Schumann) cosa che in realtà, nella maggior parte dei pianisti, non si sente in modo così evidente (anche perché l'effetto viene annullato dal pedale di risonanza).
Tecnicamente va evidenziato, sin dal brano seguente, l'estrema abilità nello slegato, difficilissimo da realizzare con quella qualità di suono alla velocità staccata da Sokolov. Il resto del brano è stato un susseguirsi omogeneo e compatto di “lucidità irrazionale”, in cui note tenute lunghe, frammenti melodici secondari messi in evidenza, giochi dinamici e un'equilibrata spazializzazione dei piani sonori, contribuivano nel dar forma al disegno interpretativo di mistica profondità insita nel progetto di Sokolov. Ma il vero miracolo è avvenuto con l'opera 32. Quattro brevi pezzi certamente non seducenti per il grande pubblico, ma che hanno trovato in Sokolov un viatico in grado di metterne in luce significati prima impensabili. Una malia incantatrice che ha letteralmente stregato il pubblico, qui come nell' Andante del Concerto italiano e nella Sarabanda della Ouverture francese, incatenandolo alle poltrone con il potere di un negromante dal magnetismo inesauribile. Una malia ripetuta nei molti bis concessi (ben sei) tra cui un paio di Fantasie di Brahms dall'op.116 per cui è molto difficile trovare parole adatte. Non è facile ricevere consensi così entusiastici con un programma del genere. Roba riservata a pochi eletti. Sokolov è tra questi. Un artista che riesce sempre a stupire, in cui è difficile prevedere in anticipo quale sarà la lettura che darà ai nuovi brani interpretati, la cui grandezza sta nella visione consapevole e lucida che sa dare all'insieme del brano interpretato, e non del singolo passaggio. Un artista in grado di vedere e sentire la musica oltre ogni immaginazione, al di là di ogni confine imposto dalla storia. Al di là del bene e del male.
Benedetto Ciranna
23/5/2011
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