|
L'arbore di Diana
Contemporaneo di Wolfgang Amadeus Mozart, lo spagnolo Soler può certo considerarsi uno dei musicisti più vicini allo spirito lieve e leggiadro del grande salisburghese, con gli obbligatori distinguo dovuti certo al tratto più incisivo e sommamente geniale delle creazioni di quest'ultimo.

Rappresentato a Vienna nel 1787, il dramma giocoso in due atti L'arbore di Diana fu musicato da Soler sul magnifico testo stilato da quel grande autore di libretti d'opera che fu il veneto Lorenzo Da Ponte (sodale di Mozart in Le nozze di Figaro, Don Giovanni e Così fan tutte) e prese lo spunto da un fatto politico contemporaneo, l'abolizione del monachesimo voluta dall'imperatore Giuseppe II. L'allusione al particolare avvenimento storico appare più che mai palese, in quanto la trama dell'opera ruota attorno al giardino incantato della dea Diana, all'interno del quale si trova un albero che segnala la castità di chi si pone sotto le sue fronde. Se dei, ninfe, satiri o uomini casti passano sotto l'albero, quest'ultimo risplenderà, se invece essi hanno soggiaciuto ai piaceri dell'amore, dalla pianta verranno giù frutti così grossi da ferire o uccidere il malcapitato. Amore, sempre offeso ed oltraggiato dalla dea Diana, si prenderà la sua vendetta, facendola innamorare perdutamente di Endimione e violare tutti i suoi propositi di illibatezza e castità, riconoscendo così la possanza del figlio di Venere.
L'edizione proposta in DVD dalla Dynamic, registrata nell'ottobre 2009 al Gran Teatre del Liceu di Barcellona, offre una lettura dell'opera quanto mai dinamica, scattante e coinvolgente. Merito precipuo è certo da attribuire all'estrosa e singolare regia di Francisco Negrin, pregna di rimandi allusivi e simbolici tutti convergenti verso l'esaltazione della vitale e colorata sonorità di una partitura sfolgorante di chiarore e gaiezza. La direzione dell'orchestra del Gran Teatre del Liceu da parte di Harry Bicket è stata quanto mai precisa ed accurata, cesellando con pazienza da bulino ogni connessura musicale, ogni intervallo, perfino ogni pausa.
Laura Aikin (Diana) ha dominato con estrema nonchalance la tessitura affidata al suo ruolo sopranile, toccando vette di altissima e ardente vocalità nella stupenda aria del secondo atto “Teco porta o mia speranza”. In perfetto ruolo anche Michael Maniaci (Amore) contraltista di raro e composto dosaggio fonico e dinamico; Steve Davislim (Endimione) dallo spigliato e scattante squillo tenorile; Charles Workman dalle tonalità quanto mai morbide e vellutate. Il basso Marco Vinco (Doristo) ha messo in campo, oltre ad una vocalità limpida e timbrata, una prestanza mimica e attoriale di forte impatto drammaturgico. In perfetto ruolo vocale anche le tre ninfe: Ainhoa Garmendia, Marisa Martins, Jossie Perez. Da evidenziare gli spettacolari costumi di Louis Désiré, le estrose coreografie di Thomas McManus e le immaginose luci di Bruno Poet.
Giovanni Pasqualino
20/3/2011
|