RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


 

Maria Stuarda

di Gaetano Donizetti

al Bellini di Catania

L'opera Maria Stuarda, assieme all' Anna Bolena ed al Roberto Devereux, rappresenta la trilogia dedicata dal grande compositore bergamasco alla Casa Tudor; anzi a voler essere pignoli, se consideriamo anche Elisabetta al castello di Kenilworth si potrebbe senz'altro parlare di una vera e propria tetralogia elisabettiana di Donizetti, come ha giustamente evidenziato il musicologo Piero Santi in un suo interessante saggio. Una vera e propria saga simile e speculare a quella wagneriana dell'Anello del Nibelungo dunque? Certo che no, anche perché Donizetti non si ripromise di organizzare le sopradette opere in un progetto organico e con un disegno estetico predeterminato.

È però indubbio che il musicista subì il fascino della letteratura inglese, che proprio in quel periodo si diffondeva nell'intera Europa attraverso i romanzi di Walter Scott e gli scritti di George Byron. Ricordiamo anche che tutte e quattro le opere furono di fatto ignorate dopo la morte del loro autore e vennero riacquisite dai repertori lirici più di un secolo dopo con la Renaissance donizettiana che ha contrassegnato la metà del ventesimo secolo. Infatti Anna Bolena ritornò in scena a Bergamo nel 1956, Elisabetta al castello di Kenilworth al Festival di Camden nel 1977, Maria Stuarda a Bergamo nel 1958 e Roberto Devereux a Napoli nel 1964.

La Maria Stuarda andata in scena al Bellini di Catania il 15 marzo 2009 ha mandato letteralmente in visibilio il pubblico etneo, che sia nel corso dello spettacolo ma soprattutto alla fine ha applaudito con grande entusiasmo.

In perfetto ruolo Mariella Devia, che ha messo in campo una vocalità a tratti tenera e angelica, a tratti irata e aggressiva, aderendo toto corde alla personalità della regina scozzese. Ha dominato inoltre in modo assoluto la tessitura riuscendo a cogliere le più piccole sfumature ed i più minuti sospiri sia della donna che della sovrana.

Il mezzosoprano Laura Polverelli ha saputo cogliere la tempra ed il carattere sia scenico che musicale di Elisabetta, riuscendo a ben controllare anche la parte media e meno agevole della sua tessitura. Celso Abelo è stato un Leicester abbastanza composto e vocalmente efficace. Piero Terranova (Lord Cecil) e Carlo Cigni (Talbot) hanno saputo cogliere molto bene i due opposti ruoli: il primo del consigliere astuto e implacabile che tutto pospone alla ragion di stato, ed il secondo del consigliere pietoso e misericordioso che capisce e compatisce le debolezze umane.

Antonio Fogliani ha scelto di non eseguire la sinfonia, che invero nella prima stesura della Stuarda non esisteva, ma ha condotto con piglio sicuro e alta professionalità. Altrettanto buona la prova offerta dal coro del Teatro Bellini, preparato con perizia da Tiziana Carlini. Di particolare bellezza e suggestione la regia ed i costumi di Francesco Esposito. Di elevato fascino e incanto le scene di Italo Grassi e le luci di Bruno Ciulli. L'allestimento è stato curato dall'Opéra di Liegi.

Giovanni Pasqualino