RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


 

La ragione degli altri

al Teatro Comunale di Trecastagni

Liliana Randi e Carlo Vitale

Nell'ambito del circuito Teatri di Cintura, volto ad allargare ai paesi della provincia di Catania le produzioni dello Stabile, è andata in scena il 6 e 7 marzo al Comunale di Trecastagni La Ragione degli altri di Luigi Pirandello, composta nel 1895, il cui titolo subì varie vicissitudini, passando dall'originario Il Nido a Il Nibbio, fino ad approdare al titolo col quale viene oggi rappresentata.

La regia di Giovanni Anfuso, egregiamente coadiuvata dalle scene essenziali ma simbolicamente pregnanti di Alessandro Chiti, ha messo in luce con estrema intelligenza il triangolo amoroso sul quale s'impernia la vicenda, evidenziando però nei richiami pittorici (una Madonna col Bambino) quella che è la chiave di volta del lavoro: una bambina di pochi mesi, frutto di una relazione adulterina tra Leonardo ed Elena, una sua vecchia fiamma. Livia, moglie di Leonardo, ha accettato in silenzio il tradimento del marito, anche in nome della sua sterilità. Il triangolo però esplode: Leonardo ed Elena, stanchi ormai l'uno dell'altra, sono costretti, pur non ammettendolo fino alla fine, a tirare avanti la relazione solo per la piccina, a cui l'uomo è molto legato. Anzi, pirandellianamente, Elena si lascia sfuggire nel colloquio con Livia che la figlia è una disgrazia, pur sostenendo, in pieno accordo con le convenzioni sociali, di non poter fare a meno di lei.

Il rovesciamento della situazione, frutto di un dialogo fra le due donne, porterà infine ad un compensamento di rinunce, nel quale al marito, fantoccio prima e fantoccio dopo, non rimarrà che prendersi la bambina e portarla a Livia, che le garantirà una famiglia normale e quella ricchezza che la vera madre non può offrirle.

Pirandello sembra qui arpeggiare con infinite e suggestive variazioni sul trito e ritrito detto per cui “la miglior vendetta è il perdono”: Livia pare perdonare, o forse perdona davvero, ma la sua stessa rinuncia iniziale si traduce in credito verso Elena, che la moglie sarà ben esigere al momento opportuno, né più né meno che una cambiale in protesto.

In tale ottica, il rifiutato titolo Il nibbio avrebbe meglio evidenziato la rapace bontà di Livia, caratteristica che Liliana Randi ha saputo rendere con un attento dosaggio della gestualità e della voce, all'interno di una recitazione straniata grazie alla quale il personaggio balzava dalla sua gelida fissità con un dinamismo plastico che ben si adatta alle suggestioni espressioniste del teatro di Pirandello.

Bravi anche Cristina Caldani e Carlo Vitale, nei ruoli di Elena e Leonardo: la loro recitazione, volutamente improntata ad un realismo di maniera, ha ben reso il carattere stereotipo dei personaggi, la cui principale funzione era proprio quella di far emergere l'aspetto eminentemente contrario di Livia.

Un po' sopra le righe invece Maurizio D'Agostino e Julio Solinas, rispettivamente Guglielmo, il padre di Livia, e Cesare, il capufficio di Leonardo: i passaggi di registro non sempre sicuri, la gestualità alquanto esagerata, come anche l'uso improprio dei toni alti, sono stati l'unica nota lievemente stonata in uno spettacolo di buon livello, che aveva comunque il suo reale punto di forza nell'originale scenografia, nella regia e nel disegno delle luci, curato da Gianni Caccia.

Giuliana Cutore

9/3/2010